In Italia, più di 3 milioni di lavoratori sono impiegati nel settore pubblico, con un’età media oltre i 50 anni. Il governo ha confermato un incremento salariale del 6% a partire dal 2025. Ecco i dettagli dal report della Corte dei Conti
L’Italia, al 31 dicembre 2023, registra un totale di 3.327.854 lavoratori nel settore pubblico, un numero in crescita dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Questo aumento è principalmente dovuto ai nuovi inserimenti nelle aree più impattate dalle spese del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), come il settore sanitario, le amministrazioni locali, e il campo dell’università e della ricerca.
Il documento, approvato il 24 luglio e successivamente inviato al Parlamento, rivela che l’incremento dei costi è frutto principalmente di due fattori: gli stanziamenti previsti dalla legge di bilancio per i rinnovi contrattuali e l’aumento dei livelli occupazionali, soprattutto nelle amministrazioni coinvolte nell’attuazione del PNRR.
Incremento delle spese e dei salari
Nel 2024, la spesa per i salari dei dipendenti pubblici è stata di 196,6 miliardi di euro, circa l’8,8% del PIL. Quest’anno, si prevede che supererà i 201 miliardi, con un rapporto previsto al 9% del prodotto interno lordo. Le stime di finanza pubblica anticipano una crescita costante: +2,4% nel 2026, +0,5% nel 2027, +1,7% nel 2028.
Per quanto riguarda le retribuzioni, dal 2025 entreranno a regime i contratti collettivi per il triennio 2022-2024, con un aumento medio del 5,78% rispetto al totale salari del 2021, a cui si aggiungeranno ulteriori fondi per il trattamento accessorio.
Nel decennio 2015-2024, le retribuzioni contrattuali nel settore pubblico hanno avuto una tendenza allineata all’inflazione europea (IPCA), tranne nei bienni più critici per l’inflazione, come il 2022 e il 2023, che hanno visto una temporanea perdita di potere d’acquisto.
La situazione delle farmacie comunali: retribuzioni superiori
Un’eccezione notevole emerge nell’analisi delle farmacie comunali. Nonostante facciano parte del settore pubblico, queste strutture presentano livelli salariali più alti rispetto alla media delle amministrazioni locali, grazie a contratti collettivi specifici. La Corte evidenzia come queste realtà operino in una zona grigia tra servizio pubblico e dinamiche di mercato.
Problemi legati all’età del personale
La relazione pone inoltre l’accento sulla distribuzione anagrafica del personale, evidenziando come l’età media superi i 50 anni e il 19% dei dipendenti rientri nella fascia 55-59 anni. Questo è il risultato di un lungo periodo di blocco delle assunzioni, e nonostante i nuovi ingressi, l’effetto di ringiovanimento sarà solo graduale e a medio termine.
Nuovi requisiti formativi in arrivo
La relazione sottolinea anche la necessità di rafforzare le competenze del personale. Due terzi dei dipendenti pubblici lavorano in profili che non richiedono una laurea, evidenziando una carenza di specializzazione. Recentemente, sono state introdotte normative per la riqualificazione del personale esistente e per l’adattamento organizzativo delle amministrazioni, tra cui la legge 69/2025 che prevede l’introduzione di nuove figure professionali come i digital manager.
L’introduzione della settimana lavorativa ridotta e l’obbligo di formazione continua
Una delle innovazioni più significative è l’introduzione di una settimana lavorativa di quattro giorni, mantenendo le 36 ore settimanali, su base volontaria e previo accordo individuale. Questa misura potrebbe rivoluzionare la gestione del lavoro nel settore pubblico.
Infine, la relazione ribadisce l’importanza della contrattazione collettiva come strumento per la regolazione dei rapporti di lavoro, assicurando che le risorse già assegnate per i futuri rinnovi contrattuali siano in linea con gli obiettivi di sostenibilità della spesa pubblica.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.