Manovra 2026: Corte dei Conti lancia l’allarme, rischi su affitti brevi e troppi interventi una tantum!

Condividi con i tuoi amici!

L’istituto segnala una strategia ambiziosa per il controllo della spesa ma sottolinea anche una vulnerabilità strutturale. Tra interventi temporanei, bonus a scadenza e nuove definizioni agevolate dei debiti, emerge il rischio di un percorso complicato per il rientro dal debito e una ridotta affidabilità fiscale

Descritta come «espansiva ma instabile», l’iniziativa legislativa evidenzia un’ambizione significativa nel contenimento della spesa ma presenta incertezze nei risultati attesi. La Corte dei Conti, intervenendo al Senato, ha riconosciuto alla Legge di Bilancio un notevole sforzo nel controllo delle uscite, ma ha anche messo in luce la sua intrinseca fragilità e conseguenze inaspettate, come l’impatto sulla tassazione degli affitti brevi.

La magistratura contabile ha analizzato l’articolo 7, che riduce la cedolare secca dal 26 al 21% per i proprietari che affittano direttamente una singola unità immobiliare, escludendo le locazioni gestite tramite intermediari o piattaforme online, e ha espresso preoccupazioni che ciò possa favorire le locazioni brevi non dichiarate.

  • Leggi anche: Affitti, nuove direttive sugli sfratti: Fratelli d’Italia propone un approccio rapido contro i morosi

Rischio di evasione sugli affitti brevi

La Corte ha evidenziato che «nel 2024 gli operatori di portali online hanno versato ritenute per 956 milioni di euro, con un’aliquota del 21%», e che «circa il 90% dei proprietari continuerà a servirsi di questi canali». Tuttavia, la differenza nel trattamento fiscale tra affitti diretti e intermediati potrebbe incitare alcuni a optare per l’evasione fiscale.

In termini di entrate, la relazione tecnica prevede un risultato complessivamente positivo di 192,9 milioni nel triennio 2026-2028, seppur con un impatto negativo nel 2026 di 47,8 milioni a causa di una diversa metodologia di calcolo e versamento degli acconti.

  • Leggi anche: Legge di Bilancio, il Pd lavora a una contromisura focalizzata su salari, crescita e servizi. Nel mirino anche un nuovo accordo sociale

Bonus e sanatorie: impatti temporanei

La Corte dei Conti avverte che la manovra incrementa il debito netto di quasi 14 miliardi e peggiora il saldo netto da finanziare di circa 16,5 miliardi. Si basa su interventi temporanei che potrebbero non influenzare significativamente la sostenibilità fiscale a medio termine.

Leggi anche  Musk escluso dal progetto: Leonardo guida il maxi-progetto satelliti UE!

I rinnovi contrattuali e le relative misure di alleggerimento fiscale concentrano i benefici nel solo anno 2026, applicando criteri diversi tra settore pubblico e privato: fino a 28 mila euro per i lavoratori privati e 50mila euro per quelli pubblici, una distinzione che necessita di una riforma complessiva dell’imposizione diretta come parte dell’attuazione della delega fiscale, secondo Orefice.

La nuova definizione agevolata dei carichi pendenti, pur essendo ristretta, potrebbe diminuire la conformità fiscale e accrescere il rischio di finanziamento dello Stato a favore dei contribuenti inadempienti, favorire l’omesso versamento come forma di liquidità. Orefice ha osservato che queste sono la quinta sanatoria in un decennio, indicando che non si è riusciti a risolvere i problemi cronici della riscossione.

  • Leggi anche: Irpef, nella manovra il taglio medio di 230 euro per 14 milioni di contribuenti beneficia principalmente i più abbienti

Riduzione della spesa, settore bancario e PNRR

Per quanto riguarda la riduzione delle spese, la Corte evidenzia che «una diminuzione delle uscite è essenziale per un graduale rientro dal debito», ma ritiene l’obiettivo della revisione delle spese previsto dalla manovra «particolarmente ambizioso». I nuovi tagli si sommano a quelli già stabiliti nelle precedenti leggi di bilancio, portando l’impatto a oltre 7 miliardi per ciascun anno del triennio 2026-2028, per un totale di 22 miliardi.

Sul fronte delle entrate, l’intervento più significativo riguarda il settore bancario e assicurativo, da cui si prevedono entrate di 4,1 miliardi nel 2026 e circa 10 miliardi entro il 2028. Si tratta tuttavia di misure temporanee con modalità operative differenziate, osserva la Corte, che suggerisce di valutarne attentamente gli effetti strutturali sulle entrate.

Relativamente all’internazionalizzazione, sebbene sia previsto un aumento dei fondi a sostegno delle imprese, non sono state delineate strategie per affrontare le tensioni derivanti dalla politica dei dazi. Inoltre, l’istituto contabile sollecita la necessità di prepararsi per il periodo post-PNRR: «Il termine del Piano e la sua revisione richiedono una nuova fase di pianificazione orientata alla crescita infrastrutturale del Paese», al di là della semplice riallocazione delle risorse. (riproduzione riservata)

Leggi anche  Stellantis lancia i cantieri Maserati e Alfa Romeo: McKinsey al comando dopo i dazi Trump, possibile spin-off





Ti potrebbero interessare

Difesa, la nuova corazza industriale italiana: perché l’ascesa di Leonardo e Fincantieri non è destinata a fermarsi
Ecco le azioni che possono stupire nel 2026 a Piazza Affari secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo
Golden Power ridimensionato, ecco perché adesso Unicredit e Crédit Agricole hanno campo libero su Banco Bpm
La Bce promove le banche italiane. Ecco gli istituti europei meno rischiosi secondo gli esami della Vigilanza
Case in montagna, prezzi ancora in salita: boom della domanda e rendimenti in crescita. Ecco le località top



Le notizie più lette di Gentleman

Leo Gassmann, Atto Terzo. E l’arte di essere figlio e nipote doc…

Gioia Carozzi


Crollo verso Turchia e Usa, boom in Cina. La mappa sorprendente dell’export orafo italiano

Davide Passoni


I migliori panettoni del 2025. Artigianali, d’autore, fashion, vegan, farcito…

Magda Mutti

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...