Golden power: boom di dossier nel 2025, veti limitati a due

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Per la prima volta l’Italia ha superato quota mille interventi legati al golden power, trasformando il controllo sugli investimenti sensibili in un passaggio obbligato per molti accordi. Il dato emerge dall’ultimo rapporto annuale inviato alle Camere: più che uno strumento di rarezza, il potere speciale si conferma un fattore che può ridefinire la fattibilità di fusioni e acquisizioni.

Un anno di numeri e novità

Nel periodo preso in esame Palazzo Chigi ha sottoposto a valutazione complessivamente 1.081 operazioni, suddivise in 903 notifiche — in crescita del 37% rispetto all’anno precedente e triplicate rispetto al 2020 — più 178 prenotifiche. I veti formali sono stati soltanto due, ma il ruolo delle condizioni imposte alle operazioni si è rivelato decisivo in casi rilevanti.

Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dove vengono valutate le operazioni di golden power
Nel 2025 la Presidenza del Consiglio ha sottoposto a valutazione 1.081 operazioni di golden power

  • Procedure aperte: 1.081 (903 notifiche + 178 prenotifiche).
  • Provvedimenti espresso: tutte le pratiche chiuse nei termini dalla Presidenza del Consiglio.
  • Interventi sostanziali: 46 esercizi dei poteri speciali (tra opposizioni, autorizzazioni condizionate e vincoli 5G).
  • Esiti più frequenti: 404 casi di non esercizio e 443 notifiche giudicate fuori campo dalla legge.

I due veti e i settori al centro dell’attenzione

I soli due dinieghi hanno riguardato operazioni giudicate a rischio per la difesa e la sovranità tecnologica: il blocco sull’acquisizione del 70% di Tekne da parte di Tcei (legata a un fondo statunitense) e il veto sull’ingresso al 45% di Xingr Holdings in Exsemicon. In entrambi i casi il governo ha ritenuto che gli asset e il know‑how coinvolti richiedessero una tutela stringente.

Oggi l’ampliamento del perimetro strategico pesa molto: oltre l’80% delle comunicazioni ricade sotto l’articolo che include energia, trasporti, comunicazioni e settori ora considerati critici a livello europeo.

Le aree che hanno attirato maggiormente l’attenzione sono queste:

  • Difesa e ordine pubblico: 28,3% delle notifiche
  • Energia: 9%
  • Salute: 7,9%
  • Trattamento dei dati: 7,7%
  • Agroalimentare: 7,5%

Particolarmente significativo l’aumento delle segnalazioni nel settore difesa: 154 notifiche contro le 55 del 2023.

Il dossier UniCredit–Banco Bpm: quando le condizioni pesano più del veto

Il caso più eclatante dell’anno è stato l’operazione tra UniCredit e Banco Bpm, autorizzata con condizioni dal governo con il Dpcm del 18 aprile 2025. L’istruttoria, coordinata dal Tesoro con Banca d’Italia, Antitrust e Consob, aveva segnalato rischi per la sicurezza nazionale e imposto una serie di vincoli operativi e temporali.

Documenti e accordi bancari relativi a fusioni e acquisizioni nel settore finanziario
Il caso UniCredit-Banco Bpm ha visto il governo imporre condizioni significative all’operazione

Tra le prescrizioni: limiti sul rapporto fra impieghi e depositi, restrizioni sul portafoglio di project finance, regole sugli investimenti di una società collegata in titoli italiani e l’obbligo di uscita dalle attività in Russia entro nove mesi.

La disputa giudiziaria ha parzialmente dato ragione a UniCredit: il Tar del Lazio ha censurato solo la durata di alcune misure, ma ha confermato in linea di massima la legittimità del decreto. Nel luglio 2025 la banca ha comunque ritirato l’offerta, ritenendo le condizioni imposte incompatibili con l’operazione; il successivo ricorso è stato abbandonato e la controversia è stata dichiarata estinta nel maggio 2026.

Prenotifiche e ruolo delle amministrazioni

La procedura di prenotifica ha dimostrato la sua funzione deflattiva: nell’86% dei casi il gruppo di coordinamento ha chiuso le istruttorie senza chiedere la notifica formale, evitando procedure più invasive.

Il Mimit è risultata l’amministrazione più coinvolta, con 335 istruttorie, seguita dal Mef, dal ministero della Salute, dalla Difesa e dall’Ambiente. Questo conferma come il controllo sia ormai parte integrante dei deal in settori sensibili.

Cosa cambia per imprese e investitori

La crescita delle verifiche trasforma il golden power da strumento straordinario a elemento strutturale nelle valutazioni pre‑operazione. Il veto rimane raro, ma:

  • le condizioni imposte possono modificare la sostenibilità economica di un’operazione;
  • tempi certi, documentazione completa e rimedi verificabili diventano requisiti essenziali per attrarre capitali;
  • l’analisi preventiva del rischio golden power è ormai imprescindibile per chi negozia in settori strategici.

Per chi valuta investimenti in Italia, quindi, non basta considerare prezzo e sinergie: occorre integrare l’analisi regolatoria e prevedere scenari di intervento pubblico che possono alterare condizioni e tempistiche degli accordi.

Il rapporto inviato alle Camere mette in chiaro una tendenza: il controllo sugli asset strategici si estende, assume modalità più frequenti e introduce vincoli concreti che, pur non traducendosi sempre in veti, possono essere decisivi per l’esito delle operazioni.

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