Il 2025 segna un’accelerazione per le fondazioni nate dalle banche: erogazioni ai livelli più alti degli ultimi anni, ma il futuro dei loro progetti sociali resta legato ai dividendi delle banche. Se i proventi dagli azionisti calano, si riduce anche la capacità di finanziare iniziative sul territorio e i corrispondenti versamenti fiscali allo Stato.
Il dato emerge nel contesto del Trentunesimo Rapporto sui bilanci 2025 delle 84 fondazioni di origine bancaria italiane, presentato ad Acri: un quadro che mette insieme numeri record e questioni strutturali sull’assetto del sistema bancario nazionale.
Bilanci e priorità filantropiche
Secondo il rapporto, le fondazioni hanno aumentato significativamente le erogazioni, concentrate su due ambiti strategici: il contrasto alla povertà educativa e il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Per i vertici di Acri queste scelte non sono casuali: puntano a intervenire sui bisogni immediati delle famiglie e, allo stesso tempo, a investire sul lungo periodo per generare risorse che possano sostenere ulteriori interventi sociali.
Giuseppe Azzone, presidente di Acri, ha sottolineato che gli interventi destinati all’infanzia e quelli rivolti alla ricerca sono complementari: uno agisce sulle fragilità presenti, l’altro costruisce capacità future.
Il ruolo delle fondazioni nell’azionariato bancario
Il profilo delle partecipazioni è cambiato rispetto al passato: la proprietà delle banche è oggi più frammentata, pur con alcuni azionisti ancora molto rilevanti. In particolare, la presenza delle fondazioni nel capitale di istituti come Intesa Sanpaolo rimane significativa e viene vista come un elemento di continuità tra banca e territorio.
Azzone ha ribadito la necessità di combinare due tipi di operatori: gruppi in grado di competere a livello europeo per scala e capacità, e banche più piccole radicate nei territori per rispondere ai bisogni locali.
Operazioni nel sistema e prospettive
Sul recente progetto di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi, la valutazione espressa nei consessi di indirizzo è stata positiva, perché favorisce la creazione di «campioni» nazionali in grado di sostenere il sistema. Analoga lettura è stata data all’ipotesi di consolidamento tra Poste e TIM: l’operazione, valutata intorno ai 13 miliardi nel mercato, è interpretata come un passo per rafforzare l’infrastruttura tecnologica del Paese.
Il dibattito arriva in un momento in cui il Governo si prepara a una nuova manovra finanziaria e il settore bancario è sotto osservazione per possibili interventi politici. In questo contesto le fondazioni avvertono il legame diretto tra risultati bancari e capacità filantropica.
| Voce | Valore riportato |
|---|---|
| Erogazioni 2025 | Oltre 1,4 miliardi (incremento ~30%) |
| Fondazioni analizzate | 84 |
| Versamenti fiscali riferiti alle fondazioni | Circa 444 milioni nell’ultimo esercizio |
Cosa cambia per i cittadini
Un’eventuale riduzione dei dividendi bancari avrebbe effetti immediati e concreti:
- minore disponibilità per progetti educativi e sociali a livello locale;
- riduzione dei contributi delle fondazioni al bilancio pubblico;
- possibile rallentamento degli investimenti in ricerca e innovazione cofinanziati dalle fondazioni.
Per i beneficiari dei progetti — scuole, centri per l’infanzia, laboratori di ricerca — la posta in gioco è la continuità degli interventi. Per la collettività, invece, è importante monitorare come evolveranno i dividendi e la governance delle banche, perché da questi fattori dipendono risorse pubbliche e private destinate al welfare territoriale.
Nel prossimo periodo i riflettori resteranno puntati su due fronti: le possibili mosse regolatorie o fiscali collegate alla manovra e le decisioni strategiche delle grandi banche. Entrambi influiranno direttamente sulla capacità delle fondazioni di sostenere progetti a lungo termine.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.