Banco Bpm mira a preservare la propria indipendenza tramite trasparenza e responsabilità. Le speculazioni su una fusione con Crédit Agricole Italia sollevano questioni sul potere dorato e necessitano di chiarezza per garantire tranquillità a investitori e risparmiatori
Con la ripresa delle attività dopo le vacanze, si prevede che l’attenzione non mancherà sugli interventi previsti al simposio di Jackson Hole, organizzato ogni anno dalla Federal Reserve, nonché sul discorso inaugurale di Mario Draghi al Meeting di Rimini. A questi si aggiungono le preoccupazioni per i conflitti in corso e le iniziative di pace, ma non mancano gli occhi puntati sulle operazioni di fusione bancaria in Italia e in Europa.
Oltre alle importanti offerte pubbliche su Banca Generali e Mediobanca, che saranno decisive, si osserva con interesse la proposta di fusione tra pari tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, che ha acquisito una quota significativa nell’ex popolare. Finora l’Agricole ha negato l’intenzione di “dominare” la partnership, mostrando un profilo di affidabilità attraverso la sua presenza in Italia. Di conseguenza, si parla di una collaborazione alla pari.
Interazioni con la banque verte e il dilemma del golden power
Le relazioni preesistenti tra Banco e la banque verte, soprattutto nell’ambito della gestione del risparmio, che sono state valutate positivamente da entrambe le parti, favorirebbero la realizzazione del progetto. Questo approccio paritario potrebbe anche mirare a minimizzare le possibilità di attivazione del golden power.
Infatti, se il processo di fusione dovesse avanzare, si prevede che il tema del golden power diventi rilevante, come già visto con Unicredit, una banca più radicata in Italia rispetto alla filiale italiana di Agricole.
D’altra parte, si attende anche di comprendere la posizione della Commissione Europea sul golden power, anche se non si prevede che questo potere venga meno; piuttosto, potrebbero sorgere quesiti su come questo potere viene esercitato.
La strategia di Bpm per mantenere la propria autonomia
Il rispetto per la sicurezza nazionale e l’economia, che hanno un’importanza costituzionale non trascurabile per la Commissione Europea, sono centrali nella strategia di Banco Bpm. Come chi si è salvato all’ultimo momento da una grande minaccia, dopo aver evitato un’OPA da parte di Unicredit, Bpm sta riflettendo su come anticipare possibili tentativi di acquisizione da parte di altre banche.
Questo non avviene per un semplice spirito difensivo, ma piuttosto per continuare a svolgere un ruolo attivo senza essere assorbiti o trasformati in una filiale di un altro istituto.
Trasparenza e responsabilità per il futuro del Banco
Fino ad ora, questa posizione di indipendenza, che può essere definita sui generis, è stata sostenuta dalla leadership dell’ex banca popolare attraverso una serie di iniziative volte a rafforzare ulteriormente i legami con il territorio, le famiglie e le imprese, in particolare quelle di medie dimensioni.
È fondamentale, tuttavia, che tutto proceda in modo trasparente e con tempi ben definiti, se si vuole avanzare con il progetto. Ripetere le fasi del rapporto con Unicredit sarebbe visto come un persistere in un’azione già tentata, a prescindere dalle cause.
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Se il progetto è considerato valido e non compromette l’autonomia di Bpm, allora è essenziale spiegarlo chiaramente a risparmiatori, investitori e al territorio. E occorre essere pronti a rendere conto, in nome di una dovuta accountability.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.