UE e Meloni: Approvazione per l’Euro Digitale, ma il Contante Resta!

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La premier sottolinea l’importanza di stimolare gli investimenti privati nella difesa dell’UE. Per il governo italiano, la riforma del premierato è essenziale per la stabilità del paese | Mario Draghi in Senato: indispensabile una difesa comune in UE e un incremento del capitale privato


«L’euro digitale non è visto negativamente, a condizione che non sostituisca il contante. In un’era di attacchi informatici, dobbiamo essere consapevoli dei rischi legati all’eliminazione del contante». Così ha dichiarato la premier Giorgia Meloni intervenendo alla Camera in previsione del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo.

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Per quanto riguarda l’euro digitale, «abbiamo sempre chiarito che il problema con l’attuale moneta elettronica è che si tratta di una moneta privata che richiede una commissione. Questo significa che durante i pagamenti digitali, una parte delle somme trasferite viene trattenuta, mentre 100 euro in contanti valgono sempre 100 euro». Un euro digitale «potrebbe risolvere questo problema e quindi non ci opponiamo, ma deve essere un complemento e non un sostituto del contante».

La Svezia – ha esemplificato la leader di FdI – un paese che aveva l’obiettivo di eliminare il contante, ha recentemente consigliato ai suoi cittadini di conservare parte del loro denaro in forma liquida, «perché in un’epoca di attacchi informatici dobbiamo essere consapevoli dei rischi di eliminare completamente il contante».

La necessità di disaccoppiare i prezzi dell’energia

Secondo Meloni, «il desiderio di regolare ogni aspetto» in Europa «ha ostacolato la nostra capacità di affrontare questioni cruciali», mentre è necessaria «un’Europa più capace di fornire risposte» e al contempo «più concentrata su meno ambiti, seguendo il principio di sussidiarietà». Infatti, «ci sono ambiti in cui gli Stati membri», essendo «più vicini ai cittadini», sono meglio equipaggiati. Se questa politica fosse stata adottata prima, «forse oggi avremmo Stati membri più forti e un’Europa più competitiva rispetto ai suoi concorrenti globali».

Le battaglie che «continuiamo a combattere» in Europa includono la questione del disaccoppiamento dei prezzi dell’energia, su cui «sono totalmente d’accordo, ma che è attualmente bloccata dall’Unione Europea: solo l’UE potrebbe stabilire mercati separati per diverse fonti energetiche».

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Garanzie europee per incentivare gli investimenti privati

Un altro punto fondamentale è che «la difesa è una condizione essenziale per la libertà e quindi, se chiedi agli altri di occuparsi della tua sicurezza, gli altri vorranno decidere per te». È importante sottolineare che «le questioni di sicurezza riguardano le materie prime critiche, la protezione dei confini, la lotta al terrorismo, questioni che non si affrontano semplicemente acquistando armi».

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In questa prospettiva, il programma ReArm UE (meglio se rinominato Defence) è un passo importante, ma «non possiamo ignorare il fatto che il piano presentato dalla presidente della Commissione Europea Von der Leyen si basa quasi interamente sul debito nazionale degli Stati e per questo stiamo avanzando altre proposte». Infatti, «ci aiuta a compensare le spese, ma dall’altra parte penso che una priorità dovrebbe essere quella di incentivare gli investimenti privati» per la difesa. Questo è il motivo per cui con il ministro Giorgetti «abbiamo sviluppato una proposta che si ispira a ciò che avviene attualmente con InvestEU, quindi garanzie europee per gli investimenti privati e cerchiamo di rendere questo piano più sostenibile».

Sul fronte della sicurezza, la premier ha evidenziato che «la lunga conversazione tra il presidente Donald Trump e il presidente Vladimir Putin (tra i temi trattati c’è l’ipotesi di un cessate il fuoco parziale limitato alle infrastrutture strategiche) rappresenta un primo spiraglio in linea con quanto concordato in precedenza tra Trump e Zelensky» a Gedda.

Il magnate «è un leader forte che può stabilire le condizioni per una pace giusta e duratura. Non credo che con questa presidenza vedremo le scene di debolezza che abbiamo osservato in Afghanistan, ma penso che la partita si giochi sulle garanzie di sicurezza».

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Considerazioni sulle ripercussioni della guerra commerciale

Un’altra sfida che mette alla prova l’UE sono i dazi. La premier ammette che «i dazi sono un problema», ma una risposta europea «potrebbe causarci ulteriori difficoltà, poiché potrebbe generare una pressione inflazionistica». Considerando che «abbiamo un surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i beni e gli Stati Uniti hanno un surplus nei servizi, è fondamentale non adottare soluzioni svantaggiose», conclude.

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Priorità: riforma del premierato

Riflettendo sulle questioni strettamente italiane, Meloni ha chiarito la sua priorità: «È necessario stabilizzare il sistema politico italiano» e la riforma del premierato è diretta a questo scopo.

L’instabilità è di fatto un fattore economico: la sua assenza si traduce in una minore attrattività per gli investitori. I risultati «di questo governo nel concludere accordi dimostrano questa necessità, ovvero quella di avere interlocutori stabili». Pertanto, «le riforme che abbiamo proposto sono prioritarie».

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