UE: Commissario Dombrovskis rivela piani difesa e ottimismo sui dazi USA!

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Riflessioni post-Conferenza sull’Ucraina: Dombrovskis discute investimenti in difesa e affronta temi urgenti per l’UE, dal Pnrr all’euro digitale, e le relazioni con la Cina

Per un veterano come Valdis Dombrovskis, il suo terzo mandato a Bruxelles si è rivelato più intricato del previsto. Precedentemente a capo del Commercio durante la scorsa legislatura, oggi trova questo ambito particolarmente delicato, specialmente dopo il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e la sua recente comunicazione sui dazi indirizzata a Bruxelles.

Nonostante le sfide, la negoziazione per mitigare l’aumento delle tariffe per chi esporta verso l’America continua con speranza. “Stiamo lavorando assiduamente con gli Stati Uniti e abbiamo registrato significativi progressi nell’ultima settimana”, rivela Dombrovskis in un’intervista esclusiva a Milano Finanza. Mentre si trova a Roma per la Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina, dove sono stati promessi 10 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati per la ricostruzione del paese, aggiunge: “Abbiamo esteso la scadenza dal 9 luglio al 1 agosto, dandoci più tempo per negoziare, ma siamo pronti a proteggere le nostre aziende e gli interessi europei se necessario.”

“Le relazioni economiche tra UE e USA sono tra le più importanti al mondo, quindi la nostra priorità rimane quella di evitare una guerra commerciale”, sostiene l’ex primo ministro lettone.

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Domanda. Quali altri accordi possiamo aspettarci oltre alla riduzione dei dazi al 10%?

Risposta. “Stiamo negoziando con gli USA per ottenere esenzioni in settori chiave come l’acciaio, l’alluminio, l’automotive e l’agricoltura. I negoziati sono in corso e preferisco non entrare nei dettagli o anticipare le reazioni dell’UE in caso di insuccesso delle trattative. Tuttavia, è importante sottolineare che c’è un allineamento solido tra gli Stati membri riguardo la strategia adottata.”

D. Il confronto con gli USA vi ha portato a concentrarvi sulla Cina?

R. “La Cina è il nostro secondo partner commerciale dopo gli USA, una relazione cruciale per l’UE. Tuttavia, dobbiamo affrontare lo squilibrio commerciale e la mancanza di reciprocità da parte di Xi Jinping rispetto all’apertura del mercato europeo. È essenziale evitare di sviluppare dipendenze strategiche, come nel caso delle terre rare. Per questa ragione, stiamo diversificando le nostre relazioni commerciali con altri partner globali.”

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D. Come l’UE si difende dalla sovracapacità cinese?

R. “Abbiamo discusso di questo squilibrio sia con la Cina sia con partner che condividono la nostra visione, inclusi gli USA e altri membri del G7. È necessaria una risposta coordinata. Se identifichiamo pratiche commerciali scorrette, come sussidi stranieri non equi o dumping, potremmo implementare ulteriori misure protezionistiche in settori strategici. Abbiamo già adottato questa strategia per l’acciaio, l’alluminio e le batterie per veicoli elettrici. Nel settore automobilistico abbiamo anche introdotto dazi anti-sussidi per riequilibrare il mercato.”

D. La partnership della Cina con la Russia rappresenta un problema?

R. “Non possiamo ignorare il sostegno di Pechino agli sforzi bellici di Mosca. Il governo cinese continua a fornire supporto a Vladimir Putin, alimentando così la macchina da guerra russa. Questo sostegno preoccupa l’UE e influisce sul nostro approccio alle relazioni con la Cina.”

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D. La vostra presenza in Italia è legata al sostegno all’Ucraina…

R. “Continueremo a supportare Kiev per tutto il tempo necessario, anche nella fase di ricostruzione. Nel 2025, il nostro contributo supererà i 30 miliardi, portando il totale dei finanziamenti forniti finora dall’Unione a circa 180 miliardi, cifra che ci rende i principali sostenitori dell’Ucraina. Con la conferenza di Roma abbiamo ulteriormente aumentato il nostro impegno economico e stimolato quello privato, incoraggiando gli investimenti anche durante il conflitto.”

D. Utilizzerete i 300 miliardi di asset russi congelati?

R. “In accordo con il G7, questi beni rimarranno congelati fino a quando Mosca non risarcirà l’Ucraina. Nel frattempo, continueremo a erogare prestiti al presidente Volodymyr Zelensky, che saranno coperti dai profitti derivanti dai beni russi congelati. In questo modo, la Russia sta già pagando per i danni causati.”

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D. La guerra ha spinto a mobilitare fino a 800 miliardi per la difesa…

R. “L’aumento della spesa militare è ora una delle nostre principali priorità, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Mosca su possibili invasioni di altri Paesi europei. La situazione è critica e dobbiamo urgentemente rafforzare la nostra capacità militare e l’industria della difesa, pur mantenendo la sostenibilità dei conti pubblici.”

D. In che modo?

R. “Abbiamo imposto limiti alla flessibilità concessa ai governi per incrementare la spesa in armamenti, sia in termini di volumi sia di tempistiche: l’aumento non può superare l’1,5% del PIL per un massimo di quattro anni. Con il nuovo strumento di debito comune, offriremo prestiti a condizioni vantaggiose, permettendo così di contenere l’impatto sui bilanci statali. Questo periodo di transizione servirà agli Stati per prepararsi a un aumento strutturale della spesa per la difesa, come concordato in sede NATO. L’eccezione al Patto di Stabilità non sarà permanente, ma nel frattempo i governi avranno il tempo di adeguare i conti pubblici e potenziare gli investimenti nel settore.”

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D. Cosa ne pensa della proposta di Giorgetti, che vuole stimolare gli investimenti privati con garanzie pubbliche sul modello InvestEu?

R. “Si tratta di un’iniziativa di grande successo, quindi è naturale che nel prossimo ciclo finanziario annuale adotteremo strumenti simili. A partire dal bilancio 2028-34, inizieremo a considerare anche nuovi meccanismi. Ci baseremo su ciò che abbiamo già realizzato, come il Fondo Europeo per la Difesa e altre iniziative, e ci concentreremo sui Paesi confinanti con Russia, Bielorussia e forse Ucraina, dove i rischi sono maggiori.”

D. Come avete convinto gli Stati contrari al debito comune?

R. “La Commissione formula sempre le sue proposte per ottenere un sostegno unanime. Il tema del debito è controverso, ma in materia di difesa i governi hanno compreso l’urgenza della minaccia e così abbiamo raggiunto un accordo.”

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D. Pensa che in futuro ci saranno altre emissioni come auspica anche il governatore della Banca d’Italia Panetta?

R. “Prima vogliamo vedere se ci sarà una forte richiesta per Safe (l’uso dei prestiti non è obbligatorio). In tal caso saremo aperti a esplorare altre possibilità per rafforzare gli investimenti nella sicurezza, anche in senso lato. Avremo maggiori certezze dopo che presenteremo – il 16 luglio – la proposta sul prossimo quadro finanziario pluriennale: il dibattito che ne seguirà farà chiarezza sulla posizione degli Stati membri e sulle strade da percorrere.”

D. Possiamo sperare in un uso generalizzato degli eurobond?

R. “La priorità è rendere più efficienti gli strumenti a disposizione, a partire dalla Recovery and Resilience Facility, perché la scadenza del 2026 è vicina. In questo momento, quindi, dobbiamo concentrarci sull’attuazione dei piani nazionali per sfruttare al massimo i fondi già concessi.”

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D. Come procedono i vari Pnrr?

R. “L’Italia sta procedendo bene. La Commissione ha approvato la settima richiesta di pagamento da 18 miliardi e Roma ha già presentato la domanda per l’ottava. Tutti i target devono essere raggiunti entro la fine di agosto 2026, per questo abbiamo chiesto ai governi di rivedere criticamente i piani nazionali per identificare ciò che può essere realizzato e ciò che deve essere sostituito con misure completabili nei tempi. Per i grandi progetti, abbiamo suggerito di procedere fin dove possibile e di affidarsi per il resto ai fondi di coesione o nazionali. Ora ci aspettiamo che gli Stati membri rivedano i loro piani e si concentrino sull’attuazione.”

D. E la sfida della semplificazione?

R. “Nel primo semestre abbiamo già risparmiato più di 8,5 miliardi e in generale Eurostat ha stimato 150 miliardi l’anno di minori costi amministrativi per aziende e pubblica amministrazione. Il nostro obiettivo è ridurre le spese del 25% per le imprese e del 35% per le PMI, con un risparmio annuo di 37,5 miliardi. Spero quindi che i governi e l’Europarlamento concludano presto i negoziati sulla proposta legislativa della Commissione, senza ridurre le ambizioni del piano di semplificazione. È un fattore chiave per rafforzare la competitività dell’UE.”

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D. Per stimolare la crescita state lavorando all’Unione dei Risparmi e degli Investimenti. A cosa servirà?

R. “In Europa, il mercato dei capitali ha un ruolo più marginale rispetto agli USA. Le nostre aziende innovative e startup tendono a spostarsi verso gli USA o l’Asia perché non riescono ad accedere al credito facilmente, quindi dobbiamo sbloccare le potenzialità dei mercati dei capitali per convincerle a restare. I cittadini, invece, potranno investire con rendimenti più elevati, contribuendo così alla crescita dell’Europa.”

D. Come procederete?

R. “Abbiamo già iniziato a presentare proposte e abbiamo percepito un forte sostegno politico dagli Stati membri. Ora questo supporto deve tradursi in un percorso legislativo concreto. Stiamo anche discutendo su una centralizzazione delle funzioni di vigilanza a livello UE, ma purtroppo non abbiamo ancora raggiunto un accordo. Tuttavia, i governi hanno compreso che, se vogliamo un vero mercato dei capitali europeo e non 27 frammentati, dobbiamo rafforzare il ruolo della vigilanza e applicare regole più uniformi.”

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D. L’importanza dell’UE passa anche dall’euro digitale?

R. “È essenziale portare la nostra moneta comune nel XXI secolo, quindi la Commissione ha presentato una proposta legislativa sull’euro digitale. Stiamo avanzando e la presidenza danese mira a un accordo di principio entro la fine dell’anno. Anche il Parlamento Europeo è al lavoro e ci aspettiamo risultati concreti già in autunno. È importante sottolineare, tuttavia, che l’euro digitale si affiancherà al contante senza sostituirlo. Per questo motivo, alla nostra proposta ne abbiamo associata un’altra per rafforzare lo status legale del contante.” (riproduzione riservata)


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