Kospi crolla 8,1%: shock sui titoli tech, Nikkei e Hong Kong in rosso

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La salita dei rendimenti Usa e il ridimensionamento delle grandi capitalizzazioni tecnologiche hanno scosso i mercati asiatici, con effetti visibili sulle materie prime e sulle valute. Oggi gli investitori osservano con attenzione i conti di Micron e i dati sull’inflazione americana: da questi dipenderanno le prossime mosse della Federal Reserve e il destino della corsa azionaria legata all’intelligenza artificiale.

Mercati asiatici sotto pressione

Le vendite sulle azioni tech negli Stati Uniti hanno lasciato un’impronta immediata sull’Asia: il Kospi sudcoreano è crollato dopo la sospensione per eccesso di ribasso, mentre il Nikkei e le Borse cinesi hanno subito ribassi significativi. Anche i futures sul Nasdaq mostrano segnali di stress.

Indice/strumento Variazione riportata Osservazioni
Kospi (Corea del Sud) -8,1% Sospeso per eccesso di ribasso nella sessione mattutina
Nikkei (Giappone) -2,3% Dopo aver toccato nuovi massimi
Hong Kong -1,55% Vendite su titoli tech e blue-chip
Shanghai -0,7% Movimenti più contenuti
Futures Nasdaq -1,5% Avvio in forte calo

La ragione principale è il riavvicinamento dei rendimenti obbligazionari statunitensi che ha ridotto l’appeal delle valutazioni elevate nel settore tecnologico, in particolare sulle mega-cap. Il petrolio ha ceduto terreno ma resta sensibile alle notizie sui negoziati internazionali, mentre l’oro ha invertito parte dei guadagni recenti.

Micron: un test per il rally AI

Nel mirino degli operatori ci sono i risultati trimestrali di Micron Technology, attesi questa settimana. Per il settore dei semiconduttori si tratta di un appuntamento chiave: se la spesa legata all’intelligenza artificiale rimane solida, potrebbe confermare la base del rally tech.

Da inizio anno il titolo Micron ha registrato un balzo superiore al 300%, un incremento che amplifica l’attenzione sui numeri del trimestre e sulle guidance fornite dall’azienda.

Commodities e geopolitica

Il petrolio si è stabilizzato intorno ai 73–74 dollari al barile dopo il calo della seduta precedente. Il mercato valuta con cautela i progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera: Washington ha autorizzato una licenza temporanea di 60 giorni per le vendite di petrolio iraniano, un elemento che potrebbe accelerare il ritorno di offerta sul mercato.

Parallelamente, è aumentato il traffico nello Stretto di Hormuz e alcuni esportatori del Golfo hanno già attivato rotte alternative per garantire le esportazioni. Le autorità iraniane hanno però ribadito che permangono questioni irrisolte sul fronte nucleare; una dichiarazione attribuita a JD Vance sulla possibile accettazione di ispettori è stata in seguito smentita da Teheran.

Valute e tassi

Il dollaro si è rafforzato contro le principali valute; lo yen è rimasto vicino ai livelli minimi che non si vedevano dal 1986, intorno a 161,61 per dollaro. Gli operatori tengono d’occhio possibili interventi sul mercato valutario dopo i contatti tra rappresentanti fiscali di Tokyo e Washington.

  • Rendimenti Usa: in aumento, fattore scatenante del selloff sulle azioni growth.
  • Oro: in calo sotto i 4.143 dollari l’oncia, risentendo delle attese di nuovi rialzi Fed.
  • Petrolio: WTI intorno a 73–74 $/barile, Brent sotto i 77 $/barile.

Dati macro e prossimi appuntamenti

Il calendario economico si focalizza sui prossimi indicatori di inflazione negli Stati Uniti: il rapporto PCE, preferito dalla Fed, arriverà questa settimana e potrebbe influenzare le probabilità di nuovi aumenti dei tassi. Diverse banche d’investimento hanno già rivisto le proprie stime, ipotizzando ulteriori strette nel corso dell’anno.

Intanto dal Giappone arrivano segnali positivi: l’indice PMI manifatturiero di S&P Global ha mostrato un’accelerazione a giugno (54,9), superiore alle attese, indicando un’espansione che trova sostegno in una ripresa degli ordini.

Per gli investitori la lezione è chiara: la combinazione tra rendimenti in rialzo, utili aziendali e dati d’inflazione può produrre rapidi aggiustamenti sui mercati. Nei prossimi giorni saranno proprio i risultati societari e il PCE a dettare il tono delle contrattazioni.

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