Debiti degli Italiani: Ecco perché le rottamazioni non risolvono il problema!

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L’ammontare del debito fiscale non saldato in Italia varia, secondo diverse stime, tra 1.273 e 1.865 miliardi di euro. Ogni anno, l’Agenzia delle Entrate invia circa 20 milioni di cartelle esattoriali | Ubp, in Italia 537 miliardi di tasse irrecuperabili non sono più recuperabili. Questo rappresenta una parte significativa dei 1.270 mld di crediti non riscossi


Finalmente emerge la verità. È la Corte dei conti, che attualmente il governo di maggioranza vorrebbe indebolire. Se il cosiddetto stock del debito che gli italiani hanno nei confronti del Fisco ha raggiunto, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’incredibile cifra di 1.272,9 miliardi di euro, una parte della responsabilità è attribuibile alle sanatorie fiscali. I magistrati contabili evidenziano che il problema «risiede nell’aumento dei casi di mancato pagamento, probabilmente incentivati dalle continue sanatorie, cancellazioni, esclusioni e dilazioni, che alimentano l’aspettativa di futuri condoni o annullamenti o rateizzazioni del debito».

Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio sostiene una tesi simile, ma cita una cifra ben più elevata. Secondo l’Ufficio, a novembre 2024 il debito avrebbe raggiunto l’astronomica cifra di 1.865 miliardi di euro: una somma che supera il 60% del debito pubblico e che avrebbe visto un incremento del 36,5% in cinque anni, dal 2019. Se fosse vero, i debiti degli italiani per multe, tasse non pagate e contributi previdenziali non versati, sarebbero aumentati di 500 miliardi in cinque anni: 100 miliardi di euro all’anno.

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Tuttavia, anche accettando i dati più contenuti dell’Agenzia delle Entrate, il problema persiste. Secondo le cifre ufficiali del Fisco, alla fine del 2015, prima dell’inizio delle sanatorie, il debito fiscale ammontava a 1.058 miliardi di euro. Nove anni più tardi, ha raggiunto i 1.272,9 miliardi. Questo significa un aumento di circa 215 miliardi, ovvero quasi 24 miliardi di euro all’anno. Segno che non solo questi 24 miliardi non sono stati pagati, ma nemmeno i debiti precedenti sono stati saldati, contrariamente a quanto avrebbero dovuto suggerire le sanatorie. Si è poi discusso a lungo su quanto si potrebbe recuperare di questo enorme debito. Nove anni fa, si stimava un recupero di non più di cinquanta miliardi. Ora si afferma che dobbiamo considerare perduti 537 miliardi in ogni caso. Ma questa è una stima decisamente ottimistica, vista la situazione attuale.

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L’impatto reale delle sanatorie fiscali

Ecco dove le cose non quadrano, nonostante le dichiarazioni trionfali dei politici. La prova? Poco più di un anno fa, nel febbraio 2024, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia Lucia Albano dichiarava alla Camera che le prime tre sanatorie avevano influenzato il debito per 30 miliardi. Con le misure di cancellazione, per un totale di 82 miliardi, si sarebbe ottenuta una riduzione dello stesso stock di 112 miliardi di euro. Come questo sia compatibile con i dati riportati contemporaneamente dall’Ansa, secondo cui il debito ammontava «secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate a circa 1.200 miliardi» (cioè già 150 miliardi in più rispetto all’inizio delle sanatorie nel 2016), rimane un enigma.

In realtà, i numeri raccontano una storia molto diversa. Logicamente, il contrario dovrebbe essere vero. Le sanatorie avrebbero dovuto ridurre quel enorme ammasso di debiti, che i contribuenti faticano a saldare a causa di sanzioni e interessi che gonfiano gli importi delle cartelle a livelli insostenibili. Questa è, almeno, la giustificazione politica dietro le azioni intraprese negli ultimi nove anni da tutti i governi succedutisi.

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La realtà, però, è che tali misure hanno finito per favorire chi non ha intenzione di pagare. E Valeria De Bonis, professoressa di Scienze delle Finanze alla Sapienza e membro dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, spiega chiaramente la situazione: «Gli interventi degli ultimi anni non hanno contribuito significativamente allo smaltimento dei crediti da riscuotere. I ricavi dalle definizioni agevolate, ad eccezione di quelli della più vantaggiosa sanatoria quater, sono stati significativamente inferiori alle aspettative a causa dell’elevata percentuale di contribuenti che, dopo aver aderito al programma (e quindi dopo aver pagato le prime rate, ndr), non completano il pagamento dell’importo dovuto».

Di conseguenza, si verifica spesso una spirale senza fine, con cartelle sanate che vengono ripetutamente risanate. Senza che il debito venga mai estinto, nella speranza che questa spirale continui indefinitamente. Una speranza costantemente alimentata dalle promesse della politica. L’ultima è quella della quinta sanatoria promossa dal leader leghista e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini: rateizzare i debiti – tutti, s’intende – in dieci anni senza sanzioni né interessi.

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Ogni anno 20 milioni di cartelle esattoriali

Il problema è che, invece di affrontare gli evasori, in un Paese dove il 15% dei contribuenti sostiene il 100% del costo dei servizi pubblici, la politica dovrebbe avere il coraggio di cambiare direzione radicalmente. Se ogni anno l’Agenzia delle Entrate emette circa 20 milioni di cartelle esattoriali (una ogni tre abitanti, includendo anche neonati e minorenni), ciò indica che in Italia esiste una patologia collettiva. Una patologia sociale alimentata proprio dalla logica dei condoni, di cui le sanatorie sono solo una variante. Lo Stato ti chiede di pagare per i servizi che rendono civile il luogo in cui vivi, dall’ospedale che ti cura quando ne hai bisogno alla scuola che educa i tuoi figli, dalla strada che percorri ogni mattina all’autobus o alla metropolitana che prendi per andare al lavoro; ma poi, chi va al governo ti fa l’occhiolino invitandoti a non pagare perché tanto arriverà un altro condono, e poi un altro e ancora un altro. E così all’infinito, senza preoccuparsi del fatto che a pagare il conto sia sempre chi non può evadere e che prima o poi il Paese rischierà il fallimento. Ma poco importa, perché è un problema che toccherà sempre a chi verrà dopo… (riproduzione riservata)



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