Un team multidisciplinare supportato da Confindustria Assoimmobiliare ha elaborato una proposta per la revisione della legge 130/1999, con il supporto di vari esperti del settore
Nell’arco degli ultimi anni, il settore dei crediti non performanti in Italia ha subito notevoli cambiamenti. Secondo i calcoli fatti dalla Banca d’Italia, attualmente il nostro Paese conta circa 300 miliardi di euro di crediti non performanti, di cui solo il 18% è ancora presente nei bilanci delle banche.
La maggior parte di questi crediti è ora gestita da investitori e servicer, rappresentanti del cosiddetto mercato secondario, che hanno assunto un ruolo centrale nella gestione e valorizzazione di tali asset.
In tale scenario, un gruppo multidisciplinare istituito da Confindustria Assoimmobiliare ha proposto una modifica alla legge 130/1999 grazie al contributo di numerosi professionisti del settore. Il focus dell’iniziativa è stato particolarmente sugli articoli 7.1 e 7.2, che trattano rispettivamente i veicoli di supporto e le securitizations immobiliari.
L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza e la flessibilità di questi strumenti, rendendoli più adatti alle dinamiche correnti del mercato e sbloccando il loro enorme potenziale.
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Ampliamento dei veicoli di supporto
Riguardo all’articolo 7.1, la proposta prevede l’ampliamento dell’uso dei veicoli di supporto a crediti acquisiti dal mercato secondario, e non solamente da quello primario.
Questa modifica è strategica per valorizzare gli immobili che fungono da garanzia per i crediti non performanti, facilitandone una redistribuzione strutturata e trasparente sul mercato, oltre a velocizzare il rimborso delle esposizioni e a contribuire a una riduzione strutturale del volume di npl-non performing loans. Infine, potrebbe potenziare la fiducia degli investitori e stimolare l’arrivo di nuovi capitali istituzionali nel sistema.
Circa il 30% delle npe-non performing exposure è garantito da immobili: lasciarli inutilizzati o abbandonati non è solo un insuccesso finanziario, ma anche un’opportunità perduta per famiglie, imprese e territori. Ogni immobile inattivo è un’abitazione che manca a chi ne ha bisogno, una chance perduta per rivitalizzare quartieri e rilanciare l’economia locale, è un negozio o un capannone industriale non disponibile per le piccole e medie imprese, motore dell’economia italiana, spesso incapaci di recuperarli e riutilizzarli per rilanciare le proprie attività.
Quali sono gli impatti sociali attesi
Attivare completamente i veicoli di supporto porterebbe a una riduzione strutturale del volume dei crediti non performanti, liberando risorse per reinvestimenti nell’economia reale. Inoltre, si favorirebbe la valorizzazione degli immobili anche attraverso interventi di riqualificazione urbana e ambientale, contribuendo al rinnovamento di intere aree.
Gli impatti sociali di queste azioni sarebbero notevoli: l’aumento dell’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, il miglioramento dei servizi locali e il sostegno all’occupazione porterebbero benefici tangibili alle comunità.
I professionisti del settore concordano sull’importanza di promuovere approcci sostenibili e responsabili. La proposta elaborata insieme ad Assoimmobiliare mira proprio a integrare efficienza finanziaria, impatto sociale e rigenerazione urbana in un circolo virtuoso che beneficierebbe l’intero sistema nazionale. (riproduzione riservata)
*Kruk Italia
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