Guerra e Difesa: Scopri Come Lo Stato Gestisce il Conflitto!

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Le aziende pubbliche hanno guidato il rally di Piazza Affari nel primo semestre. In prima linea i giganti della Difesa come Fincantieri e Leonardo. Oggi il valore del Tesoro in borsa raggiunge i 90 miliardi di euro


L’articolo 11 della Costituzione italiana inizia con le parole: «L’Italia ripudia la guerra…», un principio incontrovertibile. Tuttavia, il mercato, notoriamente privo di emozioni, rimane completamente indifferente a tali enunciati. In alcuni contesti, addirittura, le tensioni belliche possono stimolare particolarmente alcuni segmenti del mercato azionario. Questo è evidenziato dai dati forniti dal centro studi CoMar per il primo semestre dell’anno, che mostrano un incremento notevole nel valore delle società di Stato quotate in borsa, un aumento indubbiamente collegato alle tensioni internazionali. Tale dinamica spiega le eccezionali performance di questi titoli.

Fincantieri in primo piano

Introdotta in borsa nel 2014, l’azione Fincantieri aveva un prezzo iniziale di 0,78 euro, arrivando fino a un euro. Attualmente, il prezzo si aggira intorno ai 16 euro, il che significa che dal momento della quotazione, chi ha investito nel titolo ha visto il proprio investimento crescere di oltre venti volte.

Oltre a produrre navi da crociera, Fincantieri è anche impegnata nella costruzione di navi militari e, da circa un anno, ha acquisito da Leonardo la divisione dedicata alla difesa subacquea, inclusa la produzione di siluri. Dall’estate del 2024 ad oggi, le azioni del gruppo pubblico, che ha visto una fase di significativo sviluppo da quando nel 2002 fu affidato all’allora CEO Giuseppe Bono dal governo di Silvio Berlusconi, sono più che triplicate. Nel solo primo semestre del 2025, secondo i dati di CoMar, la crescita è stata del 129,59%.

Il valore di Leonardo

Non sorprende che Leonardo si posizioni al secondo posto per la crescita in borsa, con un incremento del 77,67% dal gennaio all giugno di quest’anno. Nel gennaio 2022, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il prezzo delle azioni della società di difesa pubblica non superava i 6 euro. Oggi è vicino ai 46 euro. Da quando è iniziata l’operazione militare russa in Ucraina, l’azienda ha visto un aumento del 650% nel valore delle sue azioni.

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Le crisi internazionali hanno disorientato investitori e operatori, e le oscillazioni nei dazi promossi dalla nuova amministrazione statunitense non hanno fatto altro che intensificare questa tendenza, influenzando anche significativamente il settore energetico. È sufficiente ricordare come sono aumentati i profitti subito dopo l’inizio delle ostilità, tanto da spingere il governo italiano ad imporre una tassa sugli utili in questo settore.

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Il rendimento del settore energetico

Il maggiore incremento, sempre negli ultimi sei mesi, è stato registrato da Italgas, con una crescita in borsa del 33,66%. Anche Snam ha mostrato un aumento significativo, oltre il 20%. Subito dietro, con un incremento del 19,23% in sei mesi, troviamo Enel, la più importante tra le ex partecipazioni statali, che continua a mostrare un eccellente rendimento.

Il valore dello Stato azionista raggiunge i 90 miliardi

In sei mesi, secondo lo studio di CoMar, il clima di guerra tra Europa orientale e Mediterraneo e le tensioni commerciali con gli USA hanno dato un forte impulso alle imprese ancora in mano pubblica, aumentando la capitalizzazione complessiva delle 13 società e holding pubbliche esaminate a oltre 263 miliardi, con un incremento di 42 miliardi rispetto a gennaio.

La quota dello Stato azionista è ora vicina ai 90 miliardi, una cifra che evidenzia il potenziale ancora esistente nelle privatizzazioni, di cui si continua a parlare (senza risultati). La capitalizzazione delle aziende ancora controllate dallo Stato, che ha mantenuto il potere di nominarne i dirigenti, rappresenta il 28% dell’intero listino.

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Le top ten delle blue chip italiane

Secondo la classificazione delle blue chip italiane di MF-Milano Finanza, metà delle prime dieci aziende di Piazza Affari sono pubbliche. Enel si trova al terzo posto, poco dietro le banche Unicredit e Intesa Sanpaolo. Nel primo semestre dell’anno, il valore in borsa di Enel è cresciuto di oltre 13 miliardi, raggiungendo 83 miliardi e 468 milioni. Al sesto posto c’è Eni, con una performance modesta rispetto a gennaio: in sei mesi, le azioni del gruppo guidato da Claudio Descalzi sono aumentate solo dello 0,97%. Dietro a Eni ci sono Leonardo, StMicroelectronics e Poste italiane, con quest’ultima che registra dal gennaio un incremento del 33,7%, posizionandosi come la terza società pubblica quotata più performante dopo Fincantieri e Leonardo.

Segue una banca, il Monte dei Paschi di Siena, che ora mira a conquistare Mediobanca e le Generali, posizionate al quinto posto dietro Enel e Ferrari. Questo dimostra che il tentativo iniziato trent’anni fa di separare politica ed economia è definitivamente fallito. Ora, sembra che si stia muovendo nella direzione opposta.

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