L’ex presidente Alessandro Profumo e l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola erano stati accusati di manipolazione del mercato e di false comunicazioni al mercato fino al primo semestre del 2015 della banca di Siena. I ricorsi presentati dalla Procura Generale di Milano e dalla parte civile Bluebell sono stati respinti | Mps, chi è responsabile? Una complicazione internazionale nella decisione che scagiona Mussari e soci
La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, precedentemente presidente e amministratore delegato di Montepaschi, riguardo alle accuse di manipolazione del mercato e false comunicazioni al mercato fino alla relazione semestrale del 2015 della banca di Siena.
Giovedì 20 febbraio, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi portati avanti dalla Procura Generale di Milano e dalla parte civile Bluebell di Giuseppe Bivona, ordinando a quest’ultimi di coprire le spese legali.
I magistrati hanno accolto l’argomentazione del procuratore aggiunto Luigi Giordano, il quale sosteneva che i ricorsi dovessero essere respinti «in parte perché non fondati e in parte perché irricevibili». Con questa decisione, la Procura della Cassazione ha adottato una posizione contraria a quella della Procura Generale di Milano, che aveva impugnato l’assoluzione dei due imputati.
Gli avvocati di Profumo e Viola – Franco Coppi, Adriano Raffaelli, Francesco Mucciarelli e Roberto Borgogno – avevano richiesto il rigetto dei ricorsi poiché «palesemente irricevibili». Il 11 dicembre del 2023, Profumo e Viola erano stati assolti in appello dalla Corte d’Appello di Milano, dopo una condanna iniziale a sei anni ciascuno il 15 ottobre 2020. Questa assoluzione finale segue la conferma da parte della Cassazione delle assoluzioni nel processo contro la precedente gestione di Mps, all’epoca guidata da Giuseppe Mussari e dal direttore generale Antonio Vigni.
In un’intervista a MF-Milano Finanza, Profumo ha commentato la sentenza dicendo: «Ero sicuro di ciò. Ho sempre avuto la convinzione di aver agito correttamente. Sono contento ma, dopo dieci anni, anche esaurito. È stata una lunga battaglia».
- Vedi anche: Mps, chi è in errore? Un complicato intrigo internazionale nella decisione che assolve Mussari e soci
Il caso contro Profumo e Viola si focalizzava sull’accusa di aver erroneamente registrato i contratti Alexandria e Santorini (mai considerati come derivati da loro) nel semestre del 2015 di Mps, adottando il metodo “a saldi aperti” invece di “a saldi chiusi”, utilizzato negli anni precedenti, una pratica contabile che secondo i pm avrebbe mascherato un deficit di 700 milioni nei libri.
La sentenza migliora ulteriormente la posizione legale di Mps. I rischi legali su Profumo e Viola erano già stati esclusi dalle richieste fatte alla banca. Resta attivo solo il procedimento relativo alla contabilizzazione degli npl, per il quale la banca è stata chiamata a rispondere in sede civile. La causa riprenderà il 28 febbraio, ma anche questa sembra destinata a essere ridimensionata dopo una decisione d’appello civile favorevole a Mps nella causa intentata dal fondo Alken, che include anche gli npl. La richiesta totale su questi conti è di circa 1,2 miliardi. Una vittoria per la banca potrebbe rivelarsi vantaggiosa nell’offerta pubblica su Mediobanca. (riproduzione riservata)
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