La decisione del Tribunale d’Appello degli USA lascia i dazi attivi fino al 14 ottobre, offrendo tempo all’amministrazione Trump di presentare ricorso alla Corte Suprema. Scenari futuri secondo Barclays e Banca Akros
Il Tribunale d’Appello statunitense ha recentemente decretato che il presidente Donald Trump ha ecceduto i suoi poteri sotto il International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977, applicando dazi su quasi tutti i partner commerciali senza il consenso del Congresso. Il verdetto, ottenuto con 7 voti a favore e 4 contrari, conferma in parte la decisione presa a maggio dall’Istituto di Commercio Internazionale di New York, ma lascia in vigore i dazi fino al 14 ottobre, permettendo così all’amministrazione Trump di appellarsi alla Corte Suprema, attualmente a maggioranza conservatrice. “Ci aspettiamo un verdetto finale tra marzo e giugno del 2026. Nel frattempo, i dazi resteranno attivi, il che dovrebbe limitare le reazioni del mercato”, sostiene Michael McLean, analista di Barclays.
I dazi e l’impasse di Trump
La decisione del Tribunale d’Appello mette l’amministrazione Trump sotto pressione per quanto riguarda i tempi. Ad esempio, se la Corte Suprema dovesse ridurre o invalidare la base legale attuale prima che la Svizzera raggiunga un accordo con gli USA per ridurre i dazi al 39%, “la situazione si complicherebbe per Washington”, ha commentato Rahul Sahgal, direttore della Camera di Commercio Svizzero-Americana. Il governo USA dovrà quindi cercare una nuova giustificazione legale per mantenere i dazi contro la Svizzera.
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Impatti dei dazi annullati
I dazi rimossi dalla decisione del Tribunale d’Appello includono una tariffa base del 10% su quasi tutti i paesi, oltre a dazi più elevati su nazioni considerate “attori negativi” nel commercio internazionale. Se la Corte Suprema dovesse confermare il verdetto del Tribunale d’Appello, i dazi decadrebbero, aprendo la strada a potenziali maxi-rimborsi per gli importatori, con conseguenze sulle entrate accumulate (si parla di circa 159 miliardi di dollari).
“L’incertezza legale potrebbe portare a contenziosi, ma anche a una riduzione dei costi per le catene di approvvigionamento e i consumatori”, affermano gli analisti di Banca Akros. “Dal punto di vista politico, il Congresso sarebbe spinto a intervenire con una regolamentazione chiara. Se, invece, la Corte Suprema dovesse mantenere i dazi, la presidenza avrebbe uno strumento di negoziazione più forte nei confronti di partner e avversari.”
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Altre basi legali rimangono valide, come la Sezione 122 e la Sezione 301 del Trade Act del 1974, precedentemente utilizzate per guerre commerciali mirate ma di portata e durata limitate. La decisione del Tribunale d’Appello non influisce direttamente sui dazi Ieepa del 50% imposti su Brasile e India per l’acquisto di petrolio russo, poiché sono stati introdotti successivamente.
Prossimi passi
La Corte Suprema generalmente si occupa di casi di significativa importanza nazionale, spiega McLean di Barclays, che possono armonizzare decisioni contrastanti dei tribunali inferiori o stabilire un precedente. Quattro dei nove giudici devono votare per accettare un caso. “Ci aspettiamo che la Corte Suprema probabilmente decida di esaminarlo. La sua sessione inizia il primo lunedì di ottobre e continua fino alla fine di giugno o inizio luglio. Potrebbe ascoltare le argomentazioni in autunno e emettere una decisione tra marzo e fine giugno 2026”, anticipa McLean. Tuttavia, la Corte potrebbe anche decidere di esaminare il caso già durante la conferenza dei giudici del 29 settembre.
Aziende italiane a rischio negli USA
Tra le aziende italiane quotate più esposte al mercato americano e con un business model legato all’importazione ci sono Stm (40% delle vendite negli USA, coperta da Banca Akros con un rating neutrale), Stellantis (37% delle vendite negli USA; neutrale), Brunello Cucinelli (30% delle vendite negli USA; buy), Campari (28% delle vendite negli USA; buy), Ferrari (25% delle vendite negli USA; accumula), Pirelli (20% delle vendite negli USA; neutrale), mentre aziende come Tenaris (50% delle vendite negli USA; buy), Diasorin (50% delle vendite negli USA; buy), Buzzi (40% delle vendite negli USA; neutrale) e Prysmian (36% delle vendite negli USA, accumula) sono più legate alla produzione locale.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.