I giudici ritengono le indagini confuse e non trovano prove di un accordo corruttivo. Assenti anche le origini della corruzione. Accuse inefficaci anche nei confronti delle relazioni con Kryalos e Castello
Le prime deduzioni del Tribunale del Riesame sembrano infliggere un duro colpo alle argomentazioni della procura, che fondano l’ultimo segmento dell’inchiesta sull’urbanistica milanese. Le ragioni per l’annullamento degli arresti domiciliari all’architetto Alessandro Scandurra smentiscono le accuse di corruzione e conflitto di interessi proposte dalla Procura e successivamente confermate dal giudice Mattia Fiorentini. Il Riesame ha criticato la “semplificazione argomentativa” del giudice come “riduttiva” e “inaccurata”, descrivendo il quadro delineato dalla Procura come “confuso”.
In particolare, i giudici Pendino, Ghezzi e Papagno evidenziano che il giudice ha considerato sufficiente “l’esistenza di un pagamento e l’assolvimento di una funzione pubblica in presunto conflitto di interessi per affermare l’esistenza di un accordo corruttivo”. Criticano inoltre la “mancanza di indagini preliminari sull’accordo corruttivo” e sulla sua origine.
Di fatto, per il Riesame, non è stato dimostrato il “come, dove e quando” Scandurra sarebbe stato corrotto dagli sviluppatori immobiliari. Al contrario, il giudice ha sostenuto che le fatture per i progetti affidati a Scandurra fossero “automaticamente prova del dovere di astensione” nella commissione Paesaggio e che “la sua violazione” costituisse prova della corruzione.
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I rapporti con Coima…
I giudici del Riesame esaminano i rapporti di Scandurra con i singoli operatori immobiliari, in particolare con Coima di Manfredi Catella, Kryalos di Paolo Bottelli, Castello di Giampiero Schiavo e Bluestone di Andrea Bezziccheri.
L’inchiesta focalizza l’attenzione sui rapporti tra Scandurra e Coima, il presunto favoritismo verso il progetto Pirellino in commissione Paesaggio e l’emissione di una fattura da oltre 28 mila euro – ritenuta falsa e legata allo studentato in via Messina – per occultare la corruzione. Tuttavia, per i giudici, questa fattura «non è affatto falsa» ma è stata emessa «in perfetta sincronia con l’aggiudicazione definitiva del lotto» in via Messina a Coima. Inoltre, il fatto che lo studentato non sia stato realizzato «non può certamente essere considerato prova dell’accordo illecito».
… e quelli con Kryalos e Castello
Anche sul fronte Kryalos, il Riesame smonta le accuse relative ai voti in commissione. I giudici rilevano che l’architetto ha dichiarato fin dall’inizio nella commissione Paesaggio i suoi rapporti con la sgr di Bottelli e che i pagamenti (per un totale di 2,5 milioni) sono coerenti con il progresso dei progetti. Inoltre, i valori dei contratti «erano stati fissati ben prima della nomina di Scandurra in commissione».
Nei rapporti con Castello, invece, era contestata la presunta manovra di Scandurra per far respingere dalla commissione il progetto di Torre Futura così da poter ricevere l’incarico. Per i giudici non c’è «alcuna prova» della manipolazione di Scandurra degli altri membri della commissione e «non vi è alcuna evidenza» che Castello sia stata incitata dall’architetto a conferirgli il progetto. Inoltre, la remunerazione di oltre 320 mila euro è considerata «adeguata» dal Riesame. Infine, anche per quanto riguarda i rapporti con Bezziccheri e i cinque progetti che collegavano Scandurra all’imprenditore, per il tribunale «le considerazioni del giudice non possono essere condivise».
Resta da vedere se questa interpretazione del Riesame sarà in linea con quelle degli altri collegi che hanno annullato le misure cautelari anche per altri indagati. Tuttavia, appare inevitabile il ricorso dei pm alla Cassazione. (riproduzione riservata)
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