Bff sotto la lente di Bankitalia: CF+ propone accordo con Amco, ops poi ricapitalizzazione

Condividi con i tuoi amici!

Il cda di Bff ha iniziato a valutare le offerte non vincolanti arrivate per la banca milanese, in un momento in cui la supervisione di Bankitalia e le regole sul capitale rendono urgente una soluzione. Le proposte presentate — molto diverse per importi e scope — potrebbero ridisegnare il futuro dell’istituto e influenzare investitori e clienti nel breve termine.

Amco, il possibile ago della bilancia

Al centro delle trattative c’è Amco, il servicer controllato dal Ministero dell’Economia, che ha messo sul tavolo un’offerta per la divisione factoring di Bff. La proposta è ancora da definire nei dettagli soprattutto sul prezzo: Amco chiede garanzie maggiori sulla qualità del portafoglio crediti prima di chiudere.

Documenti e fascicoli di crediti su una scrivania, simbolo di gestione NPL
Amco valuta la qualità del portafoglio crediti prima di decidere.

Il ruolo del servicer è strategico perché le sue decisioni possono far scattare o meno altre mosse del mercato, tra cui l’eventuale ingresso di Bper nella partita insieme a un partner per il factoring. Amco evita inoltre di rilevare l’intera banca: acquisire la totalità comporterebbe l’assorbimento della licenza bancaria e l’esposizione diretta al meccanismo del calendar provisioning, che dal 2028 potrebbe creare un fabbisogno di capitale significativo per Bff.

Offerte sul tavolo: chi propone cosa

Proponente Oggetto dell’offerta Importo indicativo / Modalità
Bper Depositaria e servizi di pagamento Circa 400 milioni; condizionata alla presenza di un partner per il factoring
CF+ (Elliott) Interesse per il factoring con piano industriale Proposta vincolata a un accordo con Amco; possibile ops dopo fusione con Banca Sistema
Cerberus Quota di minoranza nella banca Offerta per il 30% con un aumento di capitale attorno a 180 milioni
Sella Divisione pagamenti Offerta settoriale, dettagli non resi noti

Il progetto di Bper e i limiti dell’offerta

Bper, controllata da Unipol, ha messo sul piatto 400 milioni per acquisire la depositaria e i servizi di incasso/pagamento di Bff, ma la sua proposta dipende da un alleato che prenda in carico il patrimonio factoring. Senza questo elemento, il business del factoring perderebbe sinergie vitali e graverebbe pesantemente sui requisiti patrimoniali.

Tra i soci di Bff c’è resistenza a valutazioni ritenute troppo basse: alcune famiglie e investitori temono che una vendita sotto prezzo non tuteli il valore residuo della partecipazione, soprattutto dopo il forte calo del titolo in Borsa.

La strategia di CF+ e il ruolo di Elliott

CF+, legata al fondo Elliott, ha formulato un’offerta che guarda al factoring come cuore dell’operazione. Il piano prevede una collaborazione con Amco per la gestione dello stock esistente e delle future esposizioni, così da limitare l’impatto del calendar provisioning sul compratore.

Tavolo di trattativa tra investitori e banchieri con grafici su schermo
CF+ ed Elliott pianificano una fusione inversa e un aumento di capitale.

Se si dovesse trovare l’intesa, CF+ punta a una mossa in più fasi: una fusione inversa con la quotata Banca Sistema attesa in autunno, seguita dal lancio di un’offerta pubblica e da un aumento di capitale finalizzato a ripulire i portafogli, con Elliott nel ruolo di investitore di riferimento.

Cerberus e l’opzione di minoranza

Alcuni azionisti vedono con favore la proposta di Cerberus, che offre un recapito di liquidità tramite un aumento di capitale. Il fondo americano propone una soluzione meno invasiva: un ingresso come socio di minoranza che darebbe risorse per mitigare l’effetto del calendar provisioning e tempo per ristrutturare il factoring.

Parallelamente, Sella è interessata solo all’area pagamenti, operazione più circoscritta che non coinvolgerebbe il restante business creditizio.

  • Per gli azionisti: scelta tra un intervento rapido con capitali esterni o un percorso che preservi quote e speri in una ripresa del titolo.
  • Per i clienti: possibili cambi di governance e di gestione dei servizi di pagamento e factoring, con impatti operativi nel medio termine.
  • Per il mercato: l’esito definirà quale strategia prevale — cessione di asset, ingresso di investitori privati o soluzione guidata dal pubblico — e influenzerà la fiducia nel settore dei servicer e delle banche specializzate.

Il consiglio di amministrazione di Bff sta quindi confrontando scenari con impatti molto diversi: cessioni parziali che mantengono autonomia, acquisizioni che aggregano attività complementari o ricapitalizzazioni che diluiranno gli azionisti esistenti. La decisione avrà ripercussioni immediate sulla governance e sui requisiti patrimoniali dell’istituto.

Nei prossimi giorni il confronto tra le parti tornerà a farsi più stretto: il tema centrale resta quanto capitale serva realmente per affrontare le nuove regole di provisioning e quale combinazione di acquirenti e garanzie possa offrire la soluzione meno rischiosa per la continuità operativa.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!
Leggi anche  Azioni ai Minimi Storici: 30 Titoli di Piazza Affari pronti al Rimbalzo!

Lascia un commento

Share to...