BdM Banca riceve offerte vincolanti per l’ex Popolare di Bari: quattro pretendenti in corsa

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Il destino dell’ex Popolare di Bari torna al centro del consolidamento bancario italiano: il 18 settembre è indicato come il giorno chiave per le offerte vincolanti e il risultato avrà effetti concreti sul piano politico e sui conti pubblici. Se tutto procederà senza intoppi, la cessione dovrebbe concludersi entro il 2026, con ricadute su presenza territoriale e strategie dei gruppi interessati.

La procedura di vendita di BdM Banca, guidata dall’amministratore delegato Cristiano Carrus, è oggi monitorata da grandi operatori del settore. L’advisor incaricato, Vitale & Co., attende le proposte definitive mentre Mediocredito Centrale — controllato da Invitalia e affiancato da Prometeia nelle valutazioni — coordina la fase finale per conto del Tesoro.

Chi ha presentato offerte e che cosa cambia

Secondo fonti finanziarie, la rosa dei contendenti comprende realtà con logiche diverse: dalla crescita dimensionale per operatori come Credem, a soluzioni a forte radicamento territoriale come quelle proposte da Iccrea insieme alla Popolare di Puglia e Basilicata (Kitra). Anche Unicredit e Crédit Agricole Italia sono state indicate come possibili partecipanti fino all’ultimo momento.

Tavolo con documenti e rappresentanti anonimi di banche durante negoziazione
Quattro gruppi con strategie diverse competono per l’ex Popolare di Bari.

  • Credem — puntarebbe ad ampliare la sua rete nel Centro-Sud.
  • Iccrea + Popolare di Puglia e Basilicata (Kitra) — proposta con continuità territoriale.
  • Unicredit — interessata a rafforzare la presenza nel Mezzogiorno e a consolidare rapporti istituzionali.
  • Crédit Agricole Italia — presenza ipotizzata ma non confermata fino all’ultimo.

La competizione si svolge su dossier separati ma collegati: oltre a BdM, è in vendita la controllata Cassa di Risparmio di Orvieto, valutata poco oltre i 100 milioni e segnalata come obiettivo di Banco Desio. Alcuni potenziali acquirenti guardano infatti a entrambe le operazioni.

I numeri che spiegano il valore

Da quando è stata posta in amministrazione straordinaria alla fine del 2019, la banca ha attraversato una profonda ristrutturazione finanziata in larga parte da una ricapitalizzazione da circa 1,6 miliardi, di cui 1,2 miliardi sostenuti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Il risultato è una realtà bancabile e riorganizzata.

Mappa delle filiali e report finanziario che illustrano la rete e i numeri della banca
Dati chiave: filiali, raccolta e utile semestrale determinanti per la valutazione.

Al termine del 2025 il patrimonio netto dichiarato era intorno a 576 milioni; la banca oggi conta 217 filiali con una concentrazione maggiore in Puglia (circa 65 sportelli), una raccolta superiore ai 12 miliardi e impieghi intorno ai 6 miliardi. Nel primo semestre 2026 il gruppo è tornato all’utile, riportando un risultato netto di 46,87 milioni.

Questi elementi spiegano la valutazione di mercato: il dossier viene offerto con uno sconto rispetto al patrimonio, che porta a una stima di prezzo nell’ordine di 450 milioni.

Tempistiche e scenari politici

Il rispetto del calendario annunciato dal Ministero dell’Economia è considerato fondamentale: la privatizzazione di BdM rappresenta uno dei capitoli rimasti aperti dopo gli interventi pubblici nelle crisi bancarie degli ultimi anni e la sua chiusura consentirebbe al Tesoro di realizzare entrate utili per la finanza pubblica.

Per gli acquirenti, oltre all’aspetto economico, contano anche i riflessi strategici: chi entrerà in possesso della banca potrà rafforzare la propria rete nel Sud e ottenere un vantaggio competitivo territoriale. Per il governo, la vendita significa incassare risorse e chiudere un dossier politico-finanziario rilevante.

La partita di Orvieto

Separata ma connessa, la cessione della Cassa di Risparmio di Orvieto — guidata dall’amministratore delegato Maurizio Barnabé — riguarda circa 40 filiali tra Umbria e Lazio. La valutazione sul tavolo è leggermente superiore ai 100 milioni e l’interesse di Banco Desio è considerato concreto.

Nel complesso, l’esito delle offerte attese il 18 settembre definirà non solo chi rileverà le singole entità, ma anche la mappa futura delle reti bancarie nel Centro-Sud e le priorità politiche sui saldi di bilancio.

Perché conta oggi

La cessione di BdM è più che una normale operazione di mercato: chiuderla nei tempi annunciati risponde a due esigenze sovrapposte — completare il ciclo di risanamento avviato dopo la crisi e liberare risorse pubbliche — e segnerà la direzione del consolidamento nel settore bancario italiano nei prossimi anni.

Gli sviluppi immediati riguardano il contenuto delle offerte vincolanti e la scelta del compratore; sul medio termine conteranno invece integrazione delle reti, gestione dei crediti e impatto sull’occupazione nelle aree coinvolte.

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