Banca Progetto nel mirino: sequestrati 21 milioni dalla Guardia di Finanza di Brescia

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La Guardia di Finanza ha disposto il sequestro di oltre 21 milioni di euro collegati a Banca Progetto, ora sotto il controllo di Bankitalia: l’azione amplia un’inchiesta avviata nel 2024 che ha già portato all’arresto di un broker. La vicenda coinvolge garanzie pubbliche e centinaia di finanziamenti, con possibili ripercussioni sul credito alle imprese.

L’operazione condotta a Brescia ha interessato sia l’istituto milanese sia la società di consulenza riferita al broker coinvolto nell’indagine. Il caso trae origine da finanziamenti che, secondo gli investigatori, sarebbero stati concessi in modo irregolare e garantiti tramite il Fondo Centrale di Garanzia.

Numeri e passaggi chiave

Al centro delle verifiche ci sono tre prestiti ritenuti irregolari nei confronti di società clienti, con l’intervento del Fondo Centrale di Garanzia e il coinvolgimento di Mediocredito Centrale. Dalle indagini è emerso un danno quantificato finora in circa 4,2 milioni per garanzie già escusse; a questo si aggiungono circa 17 milioni sottoposti a sequestro per impedire ulteriori escussioni, per un totale iniziale superiore a 21 milioni.

Voce Importo Note
Sequestro complessivo iniziale ~21 milioni € Somme a Banca Progetto e società di consulenza
Danno accertato 4,2 milioni € Garanzie già escusse da Mediocredito Centrale
Somme cautelate 17 milioni € Prevenzione di ulteriori escussioni
Finanziamenti ora sotto verifica 370 pratiche Valore complessivo: 411,4 milioni €

Estensione dell’inchiesta e responsabilità

Le indagini si sono allargate: la Guardia di Finanza ha messo sotto esame altre operazioni simili, individuando centinaia di finanziamenti «sospetti» per un ammontare complessivo che supera i 400 milioni. Parallelamente, la Procura ha avviato valutazioni sulla possibile responsabilità amministrativa della banca ai sensi della legge 231/2001.

Le misure cautelari si basano anche su documenti prodotti da un commissario giudiziale nominato dal Tribunale di Milano e su un’ispezione della Banca d’Italia. Secondo gli investigatori, gli elementi raccolti indicano un danno sia effettivo sia potenziale a carico di Mediocredito Centrale e, di riflesso, dello Stato.

Perché questa vicenda conta oggi

La rilevanza pratica è duplice: da un lato riguarda la tutela delle risorse pubbliche impiegate come garanzie; dall’altro mette in luce rischi di governance e controllo interno in un istituto recentemente posto sotto la vigilanza straordinaria. Per le imprese che si sono rivolte a quella filiera del credito, gli sviluppi processuali potrebbero influire sull’accesso ai fondi e sulla certezza delle garanzie pubbliche.

  • Clienti e imprese: possibile incertezza sui rimborsi o sulle garanzie attivate.
  • Settore bancario: attenzione rafforzata sulle procedure di erogazione e sui controlli anti-frode.
  • Enti garanti: valutazioni su potenziali oneri per lo Stato in caso di escussioni sistemiche.

Gli sviluppi prossimi includeranno l’esame delle contestazioni in sede penale e amministrativa, la possibilità di ulteriori misure cautelari e l’eventuale apertura di procedimenti disciplinari o civili. L’esito delle verifiche sulla responsabilità della banca secondo la legge 231 potrà avere ricadute su dirigenti e organi di controllo.

Per ora rimane centrale il lavoro di accertamento degli inquirenti: la priorità dichiarata è tutelare le risorse pubbliche e chiarire se le irregolarità segnalate siano frutto di singole condotte illecite o di carenze strutturali nei processi decisionali.

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