Nel corso dell’ultimo anno, le azioni di Piazza Affari con alti dividendi hanno offerto rendimenti in capitale molto superiori rispetto agli indici di mercato. Oggi, presentano ancora rendimenti attesi notevoli, specialmente in alcuni settori.
Il 2025 verrà ricordato come l’anno dei dividendi straordinari. Secondo un recente rapporto di Capital Group, nel terzo trimestre i dividendi globali hanno raggiunto un picco di 518 miliardi di dollari, un record assoluto, con l’aspettativa di superare i 2 mila miliardi entro la fine dell’anno.
Questa situazione pone agli investitori una questione fondamentale: è realistico puntare su azioni con alti dividendi per superare le prestazioni di mercato anche in termini di crescita del capitale? Questo, che per lungo tempo è sembrato un sogno irraggiungibile per gli amanti dei dividendi, è diventato realtà nell’ultimo anno. Un esempio lampante è il rendimento di un Etf di State Street che include gli aristocratici del dividendo europei, con una significativa esposizione a Piazza Affari: negli ultimi 12 mesi, il suo rendimento totale (incluso il pagamento dei dividendi) ha quasi raddoppiato quello dell’indice generale Msci World.
Le magnifiche 40
Nel suddetto Etf, tra le prime dieci posizioni per importanza troviamo le due maggiori assicurazioni italiane: Generali e Unipol. Altre importanti aziende italiane come Intesa Sanpaolo, Eni e Poste sono presenti in Etf simili e figurano anche nella lista qui sotto, che include le 40 principali aziende di Piazza Affari con una capitalizzazione di mercato di almeno 500 milioni di euro e un rendimento da dividendo minimo previsto del 4%. Alcune di queste aziende offrono rendimenti anche superiori al 10%, come nel caso di Mps, con previsioni ritenute realistiche e sostenibili dalla maggior parte degli analisti che seguono il titolo.
Tra dividendi e performance
Le azioni ad alto dividendo di Piazza Affari, e più in generale quelle europee, sono state negli ultimi anni una vera benedizione. Settori come le banche, tipicamente meno focalizzati sulla crescita del capitale e più sui dividendi, hanno visto rialzi impressionanti, favoriti da un contesto di tassi d’interesse elevati e fusioni aziendali.
«Abbiamo iniziato a concentrarci sui dividendi circa un anno fa, notando una sottovalutazione dell’Europa e dell’Italia e vedendo l’opportunità di costruire portafogli con rendimenti da dividendi lordi del 7-8%», afferma Gianmarco Rania, gestore del fondo European Dividend Plus di Banor. «Queste strategie hanno superato le aspettative sia in termini di rendimento totale che di apprezzamento del capitale. Continuiamo a costruire questi portafogli, prevedendo rendimenti leggermente inferiori, intorno al 5-6%, ma ancora elevati rispetto ad altri settori come i titoli di stato e i bond investment grade. A questi dividendi, spesso si aggiunge un 2-3% di riacquisto di azioni, portando i rendimenti totali al 7-8%».
Utility e TLC in crescita
Quali azioni meritano oggi particolare attenzione per un portafoglio italiano ed europeo focalizzato su alti dividendi? «Ci concentriamo particolarmente su due settori che, grazie all’innovazione nell’intelligenza artificiale, stanno diventando quasi di crescita: utility e telecomunicazioni», spiega Rania. Tra le utility, i rendimenti da dividendo più alti attesi oggi includono quelli di Iren (5,6%), Enel (5,3%), Snam (5,3%), Acea (4,75%) e Italgas (4,7%).
«La domanda di elettricità dovrebbe crescere fino al 50% nei prossimi sette-dieci anni, stimolata dalla richiesta di data center e intelligenza artificiale», aggiunge il gestore. «Inoltre, questo settore beneficia dei tagli dei tassi, essendo generalmente molto indebitato. Questo permette di ottenere un 5% lordo di dividendo, oltre a utili in crescita». Per le telecomunicazioni, tuttavia, è necessario guardare al di fuori dell’Italia, dove «i prezzi stanno finalmente aumentando e si prevede una fase di consolidamento a livello continentale». In Europa, «la crescita degli utili dovrebbe essere robusta, con dividendi persino superiori al 5% o 6%».
Banche: quale futuro?
Il settore bancario potrebbe presentare alcune complicazioni. Non tanto per i dividendi, che rimangono elevati, quanto per la sostenibilità in borsa dopo anni di forti rialzi. «Siamo più cauti riguardo l’aumento di fatturato e utili a causa dei tagli dei tassi da parte della BCE, in un contesto di crescita non troppo elevata dei prestiti», osserva il gestore. «Le banche stanno cercando di aumentare i volumi e i business ad alto margine, come la gestione del risparmio, ma ci sono pressioni sulla crescita. Tuttavia, non ci aspettiamo grandi cambiamenti per quanto riguarda i dividendi». Oltre a Piazza Affari, Rania sta ora guardando anche agli istituti francesi, che «offrono rendimenti da dividendi molto elevati, ma anche a causa della situazione politica nel paese».
Il settore assicurativo in evidenza
Particolarmente interessanti, secondo l’esperto, sono oggi i titoli assicurativi. Non sorprende che nei grandi Etf sugli aristocratici del dividendo europei siano proprio loro a dominare gli indici: Unipol oggi ha un rendimento da dividendo previsto superiore al 5%, mentre Generali si attesta intorno al 4,65%.
«Il settore potrebbe risentire, soprattutto nel ramo Vita, di tassi più bassi, ma dispone di business diversificati in grado di compensare, come il ramo Danni». Secondo il gestore di Banor, i migliori dividendi non si trovano tanto in Italia, quanto in altri paesi come i Paesi Bassi, dove i rendimenti da dividendo raggiungono il 7% grazie a una grande riforma pensionistica in corso. Ci sono poi le compagnie britanniche, che presentano però un rischio di cambio legato alla sterlina. Attualmente, titoli assicurativi britannici come Aviva e L&G offrono rendimenti da dividendo tra il 6% e il 9%.
Petroliferi, i sottovalutati
Esistono anche opportunità in settori meno in vista negli ultimi mesi, come quello petrolifero. A Piazza Affari, Eni e Saipem offrono rendimenti da dividendo previsti superiori al 6%. «Il settore è intrigante oltre ai dividendi», afferma Rania. «La produzione sta aumentando, i margini di raffinazione sono vantaggiosi a causa della situazione con la Russia, e la rallentata transizione verso le rinnovabili ha permesso al settore di concentrarsi nuovamente sull’attività principale». Inoltre, conclude il money manager, «il settore beneficia dell’AI, che aiuta a individuare aree con maggiori probabilità di scoprire grandi giacimenti. Nonostante i prezzi del petrolio bassi (il greggio è sotto i 60 dollari al barile), i rendimenti totali, inclusi i buyback, possono raggiungere il 10%».
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.