Le riserve d’oro in questi tre Paesi sono di proprietà dei rispettivi governi, non delle banche centrali, le quali hanno il compito di gestirne i lingotti. Un solido sistema di garanzie preserva l’indipendenza della politica monetaria
Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone, le riserve d’oro nazionali sono di proprietà dello Stato e non delle rispettive banche centrali, le quali sono incaricate solamente della gestione dei lingotti d’oro. Questa disposizione emerge da uno studio condotto dal Centro studi di Unimpresa, che mette in luce una differenza sostanziale rispetto al modello adottato in Italia ed in Europa, dove l’oro è registrato nei bilanci delle banche centrali. Tale situazione ha suscitato notevole attenzione in seguito al rifiuto per la seconda volta da parte della BCE dell’emendamento proposto da Lucio Malan, capogruppo di FdI in Senato, che interpretava le riserve d’oro gestite dalla Banca d’Italia come proprietà del Popolo Italiano.
- Leggi anche: L’intervento della BCE sul dibattito dell’emendamento riguardante la proprietà delle riserve auree
Analisi dettagliata di USA, Regno Unito e Giappone
Negli USA, il Gold Reserve Act del 1934 trasferì tutto l’oro al Dipartimento del Tesoro. Le riserve, che attualmente ammontano a più di 8.000 tonnellate, sono indicate come possedute dal Tesoro degli Stati Uniti, mentre la Federal Reserve non ha diritti di proprietà né di utilizzo sull’oro, limitandosi a compiti di custodia tecnica e gestione operativa su incarico del Tesoro.
Similmente, nel Regno Unito, l’oro appartiene a HM Treasury e non alla Bank of England, che detiene solamente due lingotti per motivi storici e svolge funzioni di custodia e amministrazione tecnica dell’oro, senza alcun diritto di proprietà. Le decisioni relative a vendite o riallocazioni sono prerogativa esclusiva del governo, come dimostrato dalle dismissioni tra il 1999 e il 2002.
In Giappone, le riserve d’oro sono contabilizzate nel ‘Special Account for Foreign Exchange Funds’ del Ministero delle Finanze. La Bank of Japan può mantenere oro nei propri attivi a scopi tecnici, ma l’oro che rappresenta la riserva sovrana è considerato un asset statale, con le decisioni operative in mano al governo e la banca centrale che agisce come agente esecutivo.
- Leggi anche: Nuove modifiche all’emendamento sulle riserve d’oro di Bankitalia per eludere le restrizioni di BCE e UE
Il framework di garanzie
Nei tre Paesi citati, la proprietà statale dell’oro è supportata da normative che tutelano l’indipendenza della banca centrale, mantenendo una chiara separazione tra la proprietà dell’oro e le decisioni di politica monetaria, come spiegato dal Centro studi di Unimpresa.
Il confronto internazionale rivela che sia la proprietà del Tesoro sia quella della banca centrale sono compatibili con un sistema finanziario avanzato e affidabile. Tuttavia, come sottolineato da Unimpresa, ciò che realmente conta non è tanto la struttura legale, ma la robustezza del sistema di garanzie, l’autonomia effettiva della banca centrale e la distanza istituzionale che separa le riserve monetarie dal controllo diretto del potere politico.
Di conseguenza, la questione chiave nel dibattito tra la BCE e il parlamento italiano sull’emendamento relativo alle riserve d’oro di Bankitalia non è tanto chi possiede formalmente l’oro, ma chi ha il potere di prendere decisioni operative su di esso e sotto quali vincoli. La BCE ha espresso chiaramente che qualsiasi modifica legislativa che potrebbe, anche indirettamente, avvicinare l’oro di Bankitalia alla disponibilità diretta del governo italiano, potrebbe essere interpretata come una violazione del principio fondamentale dell’indipendenza delle banche centrali stabilito dai Trattati europei.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.