L’AD Lovaglio prepara un aggiustamento in denaro per persuadere gli indecisi a unirsi al progetto
A soli sette giorni dalla scadenza dell’offerta pubblica di scambio lanciata su Mediobanca, prevista per l’8 settembre, il consiglio d’amministrazione di Monte Paschi si è riunito ieri per discutere l’introduzione di un componente in contanti all’offerta esistente. Il CEO Luigi Lovaglio ha fissato al 35% la quota minima di capitale necessaria per considerare l’operazione un successo, un traguardo che sembra a portata di mano, dato che – come rivelato ieri sera al mercato – l’adesione all’offerta ha già raggiunto il 28,1%.
Mps mira al 66,7% di Mediobanca
Nonostante ciò, i dirigenti di Rocca Salimbeni non hanno nascosto l’ambizione di raggiungere una partecipazione più significativa, precisamente il 66,7%, che permetterebbe a Monte Paschi di assicurarsi il controllo dell’assemblea straordinaria di Mediobanca. In alternativa, l’obiettivo sarebbe comunque quello di acquisire almeno il 50% più una azione, una soglia che permetterebbe di beneficiare pienamente delle agevolazioni fiscali legate alle Dta e di sfruttare tutte le sinergie previste.
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In caso contrario, qualora la partecipazione non superasse il 50%, Mps dovrà fornire alla BCE entro tre mesi una relazione che confermi il controllo effettivo o, in mancanza di questo, un piano industriale dettagliato che delinei la strategia relativa alla partecipazione in Mediobanca, i criteri di mantenimento o cessione della stessa, gli obiettivi, le scadenze e le principali fasi operative. Se invece si raggiungesse almeno la metà del capitale, Monte dei Paschi avrebbe sei mesi per presentare a Francoforte un piano che rifletta l’impatto sul capitale e la struttura di governance derivanti dall’acquisizione.
Possibile un incremento dell’offerta in contanti
L’offerta pubblica di scambio, avviata da Mps il 24 gennaio, prevede uno scambio azionario di 2,533 azioni di Monte per ogni azione di Mediobanca. Alla chiusura degli scambi di venerdì scorso, l’offerta presentava uno sconto di oltre 700 milioni di euro, rendendo così plausibile che durante la riunione di ieri, ancora in corso mentre venivano raccolte queste informazioni, il consiglio di Rocca Salimbeni abbia deciso di introdurre un aumento in contanti per superare lo stallo.
Molti attori del mercato, a partire dalle casse previdenziali che sono socie di Mediobanca, hanno deciso di attendere proprio questo incremento prima di decidere se vendere o meno le proprie azioni: il ragionamento diffuso è perché cedere un asset, i titoli di Mediobanca, a un’offerta che finora ha offerto un prezzo inferiore a quello di mercato e che ha visto aumentare la sua distanza nell’ultima settimana?
Il gruppo Caltagirone non ha ancora partecipato all’OPS
Tra coloro che non hanno considerato questo aspetto e hanno già trasferito parte delle loro azioni a favore dell’offerta di Monte, confidando in un impatto positivo che finora è stato limitato, spicca Delfin, la holding di investimento che riunisce gli eredi di Leonardo Del Vecchio. Al contrario, il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone non ha ancora aderito, anche se proprio ieri ha diffuso un comunicato in cui definiva l’offerta di Mps conveniente e appropriata.
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Alla luce di ciò, sembra probabile che, una volta approvato l’aggiustamento, l’AD Lovaglio proponga anche un’estensione del periodo dell’offerta, spostandolo verso metà settembre: questo darebbe più tempo agli indecisi per aderire al progetto di Siena e prolungherebbe il periodo di passivity rule a cui è soggetta Mediobanca, riducendo il tempo disponibile per un tentativo di difesa last-minute. (riproduzione riservata)
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.