Iveco potrebbe essere venduta a Tata Motors: trattative in corso, ministro Urso coinvolto!

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Il Ministro delle Imprese: «Il governo monitora attentamente la situazione, sindacati convocati il 31 luglio». Anche la divisione difensiva di Iveco è in vendita

I negoziati tra Exor e Tata Motors riguardanti la vendita del gruppo Iveco sono al centro dell’attenzione del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La principale preoccupazione è il futuro dei dipendenti e l’investimento nel settore dei veicoli commerciali.

«Il governo è estremamente attento agli sviluppi di questa vicenda, consapevole dell’importanza di Iveco per l’economia nazionale e del suo impatto sul mercato del lavoro», ha affermato il ministro Urso durante una sessione di interrogazioni alla Camera. «Abbiamo invitato i rappresentanti sindacali a un incontro per discutere e pianificare le azioni appropriate», ha aggiunto. «Esiste un dialogo aperto e costruttivo con l’azienda su vari argomenti e stiamo seguendo da vicino l’intera situazione», ha enfatizzato Urso. Ha anche ricordato che, secondo le ultime notizie, l’operazione riguarderebbe solo il settore civile, escludendo la divisione di Iveco Defense Vehicles, già separata precedentemente e oggetto di una sua vendita in cui è coinvolto anche il gruppo Leonardo.

Recenti voci suggeriscono che l’accordo con Tata sia ormai definito e che il governo sia stato informato. Queste notizie hanno fatto salire le azioni di Iveco Group a Piazza Affari, continuando il trend positivo iniziato la scorsa settimana con le prime indiscrezioni sulla possibile vendita da parte di Exor, che possiede il 27,06% di Iveco.

Il possibile accordo tra la holding famiglia Agnelli e il gigante indiano Tata Motors per la vendita del produttore di camion e autobus torinese ha spinto al rialzo il titolo in borsa.

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Equita Sim conferma l’acquisto

Secondo le fonti di Equita Sim (rating buy, target price a 18,5 euro), l’intesa con Tata sarebbe già stata raggiunta e il governo ne sarebbe a conoscenza, riporta il Fatto Quotidiano, citando «fonti autorevoli» non identificate. Per completare l’accordo mancherebbe solo la separazione del settore militare. Nessun dettaglio quantitativo è stato fornito.

La stessa fonte sottolinea che Exor mirerebbe a ottenere 1,7 miliardi di euro dalla vendita di Iveco Defence Vehicles, la divisione che produce veicoli militari (questo implicherebbe un valore aggiunto di circa 0,5 PS).

Si intensificano i rumors sulla vendita

A fronte delle richieste di commento, Iveco si è limitata a un no comment riguardo alle speculazioni. Tuttavia, i rumors su una possibile vendita stanno crescendo. Secondo le voci, Tata Motors non sarebbe l’unico interessato all’acquisto, nel caso in cui Exor decidesse di vendere. Il gruppo, che produce anche motori e autobus, ha una capitalizzazione di mercato di circa 4,2 miliardi di euro.

Già nel 2021, il gruppo cinese Faw aveva tentato senza successo di acquistare il marchio di veicoli commerciali. La presenza della divisione difensiva ha finora rappresentato un ostacolo a tali operazioni, limitando il numero di potenziali acquirenti. Iveco è considerata dagli analisti un possibile bersaglio di m&a, essendo il più piccolo tra i principali produttori europei di camion, in un mercato dominato da Volvo, Daimler e Traton.

Le attività di difesa

Un’eventuale vendita non includerebbe Iveco Defense, per la quale ci sarebbero state offerte da altri potenziali acquirenti. Nei mesi scorsi, Iveco avrebbe ricevuto tre offerte per le sue attività difensive: una congiunta da parte di Leonardo e della tedesca Rheinmetall, altre due dal costruttore franco-tedesco di carri armati Knds e dalla società produttrice di armi Czechoslovak Group (Csg).

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La preoccupazione dei sindacati

I recenti rumors hanno allarmato i sindacati dei metalmeccanici, che hanno sollecitato il governo a istituire un tavolo di urgente discussione per chiedere chiarezza sul futuro dei lavoratori dell’azienda di veicoli commerciali. Ci sono oltre 14 mila dipendenti in Italia nel gruppo. Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici – Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic Confsal, UglM e AqcfR, hanno espresso in una lettera al ministero delle Imprese e del Made in Italy le loro crescenti preoccupazioni per il futuro dei lavoratori dell’intero gruppo.

I sindacati sono stati convocati dal ministro Urso per il prossimo 31 luglio, come annunciato dallo stesso ministro durante un’interrogazione parlamentare alla Camera.

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