Gaza: Scontro Epico tra Israele e Vaticano, Parole di Cardinale Parolin Scatenano il Caos!

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Ambasciata di Israele presso la Santa Sede: «Le dichiarazioni del cardinale ostacolano la pace». Inizio del secondo ciclo di trattative. Steve Witkoff, inviato di Donald Trump, e Jared Kushner, genero del presidente USA, sono arrivati in Egitto.


La sessione iniziale di dialogo indiretto per trattare il piano di pace proposto da Trump tra Hamas e Israele, svoltasi ieri, 6 ottobre, a Sharm el Sheikh, ha portato a risultati preliminarmente «positivi». Tuttavia, persistono numerose incertezze riguardo al futuro di Gaza. Intanto, emergono nuove tensioni tra Israele e il Vaticano.

Le obiezioni di Israele

Nonostante la recente visita del presidente israeliano Isaac Herzog a Papa Leone XIV, un comunicato diffuso dall’ambasciata di Israele presso la Santa Sede su X evidenzia ulteriori frizioni nelle relazioni, già tese, tra lo Stato ebraico e il Vaticano, soprattutto dopo gli attacchi subiti dalla comunità cattolica a Gaza nei mesi scorsi.

Nel comunicato si critica severamente il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin riguardo le sue dichiarazioni su Gaza: «L’intervista recente al Cardinale Parolin, pur nata da buone intenzioni, rischia di danneggiare gli sforzi per terminare il conflitto a Gaza e per combattere l’antisemitismo in crescita», si afferma nel testo.

L’ambasciata israeliana sottolinea che le parole di Parolin «si concentrano sulle critiche verso Israele, ignorando il persistente rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi o di cessare le violenze. Il maggiore motivo di preoccupazione è l’uso inappropriato dell’equivalenza morale. Ad esempio, il termine ‘massacro’ è usato tanto per descrivere l’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre quanto per il legittimo diritto di Israele alla difesa», si lamenta l’ambasciata.

«Non esiste un’equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i suoi cittadini e un’organizzazione terrorista che mira a ucciderli», si legge. «Speriamo che le dichiarazioni future rispettino questa importante distinzione», conclude il comunicato.

Dichiarazioni di Parolin

In un’intervista con i media vaticani, in occasione del secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il cardinale ha definito le azioni dell’organizzazione islamista come «disumane e ingiustificabili», un «massacro». Ha inoltre definito l’antisemitismo «un male da combattere e da eradicare».

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Parolin ha tuttavia evidenziato: «Dobbiamo assicurarci che mai siano giustificati atti di disumanità o violazioni del diritto umanitario: nessun ebreo dovrebbe essere attaccato o discriminato in quanto tale, nessun palestinese dovrebbe essere attaccato o discriminato per il semplice fatto di essere considerato – erroneamente – un potenziale terrorista».

«È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve essere proporzionata. Purtroppo, le conseguenze della guerra sono state disastrose e disumane», ha aggiunto.

«Mi addolora e mi preoccupa il conteggio quotidiano delle vittime in Palestina, decine o talvolta centinaia ogni giorno, molti dei quali bambini la cui unica colpa sembra essere quella di essere nati lì: rischiamo di abituarci a questa strage. Persone uccise mentre cercano cibo, persone sepolte sotto le macerie delle loro case, persone bombardate negli ospedali, nelle tendopoli, sfollati costretti a spostarsi da una parte all’altra di quel territorio angusto e sovrappopolato. È inaccettabile e ingiustificabile ridurre le persone a semplici vittime collaterali». 

Aggiornamenti sui colloqui

Oggi, 7 ottobre, si intensificano i colloqui tra Israele e Hamas, coordinati dai mediatori egiziani e qatarini. L’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente Jared Kushner, «sono giunti in Egitto per partecipare al secondo round di trattative su Gaza», riportano i media del Cairo. Le informazioni sono scarse, a testimonianza della delicatezza della situazione. Ciò che è certo è che il presidente USA, Donald Trump, desidera che le trattative procedano rapidamente, senza ulteriori indugi.

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Le parti avrebbero già definito la maggior parte delle condizioni della prima fase del piano, che prevede il rilascio di tutti gli ostaggi e l’istituzione di un cessate il fuoco a Gaza. 

Tra le principali richieste avanzate da Hamas durante i negoziati figurano il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza, l’accesso illimitato agli aiuti umanitari, il rientro degli sfollati nelle loro case e l’avvio immediato di un piano di ricostruzione totale sotto la supervisione di un ente tecnico palestinese. (riproduzione riservata)

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