Eni in grafite canadese: operazione apre la strada al piano del governo Kirney

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Eni ha acquisito una partecipazione di circa il 12% in Nouveau Monde Graphite, segnando un passo concreto verso il rafforzamento delle proprie fonti di approvvigionamento per le batterie e i materiali critici. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di finanziamento del gruppo canadese, destinato a sviluppare il progetto minerario che punta a fare della grafite nordamericana una risorsa strategica.

I nuovi soci e il significato dell’ingresso di Eni

La quota sottoscritta da Eni arriva insieme a investimenti importanti da parte di attori pubblici e privati: il Canada Growth Fund e Investissement Québec detengono fette rilevanti, mentre aziende della filiera delle batterie come Panasonic Energy, oltre a Mitsui e General Motors, partecipano anch’esse al capitale. Questa combinazione di capitali pubblici e industriali traduce un interesse condiviso per la sicurezza delle forniture di grafite naturale in Nord America.

Per Eni l’operazione non è solo finanziaria: rappresenta un tassello della strategia di diversificazione delle catene di approvvigionamento, soprattutto in vista di progetti industriali nazionali per lo stoccaggio energetico.

Il progetto Matawinie: cosa prevede e quali sono i numeri

Il capitale raccolto da Nouveau Monde Graphite ammonta a circa 309,5 milioni di dollari, di cui una porzione significativa (circa 213,2 milioni) realizzata tramite un private placement. I fondi sono stati destinati in primo luogo allo sviluppo del sito minerario Matawinie, situato a Saint‑Michel‑des‑Saints, Québec.

La miniera è progettata per generare una produzione annua di concentrato di grafite ad alta purezza pari a circa 106.000 tonnellate, con una vita utile stimata di circa 25 anni. Il materiale estratto sarà poi raffinato nello stabilimento di Bécancour per ottenere prodotti destinati alle batterie agli ioni di litio, completando così una filiera integrata dall’estrazione alla lavorazione avanzata.

  • Capitale raccolto: ~309,5 milioni di dollari
  • Private placement: ~213,2 milioni di dollari
  • Produzione prevista: 106.000 tonnellate/anno di concentrato
  • Vita utile stimata: 25 anni
  • Raffineria di riferimento: Bécancour (Québec)

Accordi commerciali e il possibile impegno di Eni

Nmg ha già siglato contratti di fornitura con il governo canadese e con operatori del settore batterie e trading. Tra i partner figurano, oltre a Panasonic Energy e Traxys, anche intese in fase negoziale con nuovi attori.

Con Eni è in corso una trattativa per un possibile approvvigionamento fino a 15.000 tonnellate annue di concentrato o equivalente. Per il gruppo italiano questi volumi sono pensati per sostenere la costruzione di una futura Gigafactory per batterie stazionarie nell’area industriale di Brindisi e, più in generale, per consolidare catene di fornitura resilienti rispetto ai rischi geopolitici.

Un altro fronte: il maxi-investimento in Angola

Parallelamente all’operazione sulla grafite, Eni ha approvato il 22 giugno la Decisione Finale di Investimento per il progetto petrolifero offshore Greater PaJ, con un investimento stimato in circa 5,1 miliardi di dollari. Il progetto è sviluppato da Azule Energy, joint venture paritetica tra Eni e bp, con la partecipazione di Sonangol E&P ed Equinor.

Greater PaJ integra cinque giacimenti distribuiti su due concessioni: Palas, Astraea e Juno nel Blocco 31, e Urano e Dione nel Blocco 31/21. L’avvio della produzione commerciale è previsto nella prima metà del 2029 e le stime di mercato indicano riserve associate superiori a 250 milioni di barili.

Con il via libera sono stati conclusi contratti con società di ingegneria e servizi energetici di primo piano, tra cui Baker Hughes, Saipem e TechnipFMC. Il contratto assegnato a Saipem vale circa 1 miliardo di dollari e coprirà attività per un periodo stimato di 40 mesi.

Perché queste mosse contano oggi

Le due operazioni riflettono due priorità distinte ma connesse: garantire materie prime critiche per la transizione energetica e valorizzare risorse idrocarburifere strategiche. In un contesto globale di tensioni sulle catene di approvvigionamento, investimenti come quelli in Nmg e in Angola ridisegnano l’assetto delle fonti energetiche e industriali a medio termine.

Per il pubblico e per gli operatori industriali, le implicazioni sono concrete: maggiore sicurezza di approvvigionamento per componenti chiave delle batterie, possibili ricadute industriali sul territorio italiano (nella logistica e nella produzione di celle e sistemi di accumulo) e un contributo significativo alla produzione petrolifera in Angola nei prossimi anni.

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