De Nora registra una diminuzione dell’utile rettificato del 12,4% nel 2024 e presenta previsioni inferiori alle aspettative nel piano industriale 2025-2027. L’amministratore delegato Paolo Dellachà punta su trend globali importanti, come il recupero di litio dalle batterie usate
Le azioni di Industrie De Nora hanno subito un tracollo a Piazza Affari, perdendo il 23,11% e toccando i 7,72 euro (con un minimo di 7,50 euro durante la giornata), la maggior perdita giornaliera dall’IPO del 2022. Fin dall’inizio dell’anno, fino alla sessione precedente, il titolo aveva registrato un incremento del 32,6%. Il gruppo elettrochimico ha evidenziato una riduzione del 12,4% dell’utile netto rettificato nel 2024, arrivando a 88,8 milioni di euro (con i ricavi in crescita dello 0,7% a 862,6 milioni), ma ha anche rilasciato previsioni deludenti per il piano industriale 2025-2027.
Prospettive al 2027 non convincenti
Il gruppo prevede una crescita dei ricavi “low single-digit” fino al 2027, al di sotto delle precedenti stime di crescita a cifra singola alta per il periodo 2024-2026 e inferiore alle previsioni di Banca Akros e del consenso, che si aspettavano circa il 5% per il periodo 2024-2026. Anche per i ricavi core (Electrode e Water Technologies), la crescita prevista è “low single-digit”, ancora sotto le previsioni di Banca Akros di un aumento annuale del 3,5% e del 6%, rispettivamente, per il periodo 2024-2026. Inoltre, l’azienda si attende margini ebitda adjusted tra il 15% e il 17%, rispetto al target precedente del 18%-19% (18% secondo le stime di Banca Akros e del consenso). La posizione finanziaria netta dovrebbe essere positiva alla fine del piano, in linea con il 2024, inclusi 190 milioni di euro di capex cumulati nel periodo 2025-2027, rispetto ai 108 milioni previsti nel 2026 dal consenso. Confermato il pagamento di dividendi con un payout ratio del 25%, conforme alle stime di Banca Akros.
- Vedi anche: De Nora vittima dell’idrogeno
Le valutazioni degli analisti
«Gli obiettivi 2025-2027 sono notevolmente più deboli del previsto a causa di una crescita inferiore dell’unità di business Electrode e di un margine ebitda ridotto», osserva Banca Akros. «Tuttavia, i risultati del 2024 hanno confermato i dati preliminari già annunciati. L’utile netto rettificato è stato conforme alle nostre previsioni a 88,8 milioni di euro e il consiglio di amministrazione proporrà la distribuzione di un dividendo di 10,4 centesimi per azione, leggermente superiore alla nostra previsione di 10,1 centesimi per azione». Banca Akros, ora prevede una revisione al ribasso delle stime future, ma mantiene comunque il rating buy con un target price di 9,50 euro per il titolo De Nora e Mediobanca Research outperform. Mentre Jefferies ha confermato un approccio più cauto con un rating hold e un target price di 8 euro.
Il CEO, Paolo Dellachà, rimane ottimista
Nonostante tutto, l’amministratore delegato, Paolo Dellachà, rimane ottimista. «Il 2024 è stato un anno molto positivo nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico complesso. De Nora ha continuato a perseguire una crescita sostenibile e redditizia in tutte le regioni in cui opera, grazie alle ottime performance di tutti i segmenti di business. Oltre ai risultati finanziari eccellenti, che hanno superato le nostre aspettative in termini di redditività, De Nora ha continuato a gettare le basi per una crescita sostenibile nel breve e medio termine», ha dichiarato nel comunicato.
Possibili nuove acquisizioni
Nel 2025 «prevediamo una crescita a cifra singola a livello consolidato grazie al nostro core business (Electrode Technologies e Water Technologies, ndr), che ha dimostrato resilienza, e alla solida generazione di cassa», ha sottolineato Dellachà a milanofinanza.it, annunciando nuove acquisizioni nel corso dell’anno, in particolare nel segmento Water Technologies (+5,5% i ricavi nel 2024 su base annua).
Per quanto riguarda il settore Energy Transition (ricavi +3,2% nel 2024), il backlog a fine 2024 era pari a 120 milioni, di cui circa il 97% produrrà ricavi nel 2025, proiettando una crescita del fatturato dell’anno in corso in high single-digit. Tuttavia, per gli anni successivi del piano al 2027, «abbiamo evidenziato che il fatturato riportato nel piano riflette il backlog attuale, mentre rimane inalterata la fiducia nello sviluppo a medio termine del business dell’idrogeno, i cui progressi saranno prontamente comunicati al mercato», spiega l’ad.
Il mega trend del litio
Infatti, nonostante la pipeline commerciale sia ampia e in crescita, la realizzazione dei progetti dipende anche da fattori esterni, in particolare regolatori, sui quali De Nora e i suoi partner non hanno controllo. «Abbiamo quindi optato per un approccio più realistico del solito», aggiunge il top manager, assicurando che ci sono comunque progetti significativi di taglia media in fase avanzata di realizzazione. «Se dovessero essere completati prima del previsto, il mercato sarà immediatamente informato», afferma Dellachà.
Di conseguenza, De Nora continua a investire e a remunerare i suoi azionisti, ma il target di payout ratio rimane al 25% anche per il 2027: «disponiamo di una capacità produttiva flessibile e non intendiamo incrementarla. Utilizzeremo le risorse per eventuali acquisizioni in Europa, dove abbiamo una presenza discontinua, così come in Nord e Sud America, e anche in Asia. Inoltre, la nostra versatilità ci offre l’opportunità di sfruttare alcuni mega trend, come quello del litio, recuperato dalle batterie esauste, per cui stiamo ricevendo ordini significativi. Questo dimostra che il business Energy Transition non è limitato solo al mercato dell’idrogeno verde», conclude il CEO.
I target per il 2025
Per l’anno fiscale 2025, la direzione si aspetta una crescita “low single digit” dei ricavi, supportata dall’alta visibilità fornita dal backlog al 31 dicembre 2024 (558 milioni rispetto ai 612,1 milioni del 2023; l’acquisizione di nuovi ordini è stata di 820 milioni, +15,4% su base annua), in particolare nei segmenti Water Technologies (ricavi per 304,1 milioni nel 2024) ed Energy Transition (ricavi per 105,2 milioni, +2,9%). Questo significa ricavi tra 880 e 895 milioni rispetto ai 895 milioni stimati da Mediobanca Research e ai 905 milioni previsti dal consenso Bloomberg.
Il margine ebitda adjusted consolidato è stimato al 17% rispetto al 18% previsto sia da Mediobanca Research sia dal consenso Bloomberg. «Rispetto ai piani triennali precedenti, l’azienda ha adottato un approccio molto più conservativo per il segmento Energy Transition, passando di fatto da obiettivi triennali a una guidance annuale», osserva Mediobanca Research. «Sebbene il prezzo attuale dell’azione rifletta il valore dei business core tradizionali Electrode e Water Technologies, assegnando un valore quasi nullo alla Energy Transition, gli obiettivi di medio termine per il 2027 potrebbero essere percepiti come deludenti. Dopo la forte performance del titolo, +30% da inizio anno, soprattutto dopo la pubblicazione dei risultati preliminari a metà febbraio, oggi potrebbe verificarsi qualche presa di profitto». Al momento, Banca Akros prevede a fine anno ricavi a 907 milioni, un utile netto a 87 milioni e un dividendo a 0,10 euro per azione, stime che probabilmente saranno riviste al ribasso. (riproduzione riservata)
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.