Data center: svolta Urso-Fontana per una legge nazionale ispirata al modello lombardo

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Il 26 maggio la Regione Lombardia ha approvato una legge che disciplina la localizzazione e le modalità costruttive dei data center: una norma che già sta riaccendendo il confronto tra amministrazioni e governo per definire regole uniformi e sostenibili. La questione è diventata urgente anche sul piano nazionale dopo l’incontro del 3 giugno tra il presidente lombardo Attilio Fontana e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che hanno annunciato l’avvio di un coordinamento istituzionale.

Il punto chiave oggi è semplice: regolamentare i data center in modo da attrarre investimenti senza compromettere territori e risorse naturali. La nuova legge lombarda porta misure concrete sia sugli iter autorizzativi sia sui vincoli ambientali, con possibili ripercussioni per operatori, amministrazioni locali e investitori.

Cosa cambia sul territorio

La norma stabilisce che i data center con potenza superiore a 5 MW riceveranno una destinazione urbanistica specifica, assimilata all’uso produttivo. Si tratta di una modifica rilevante perché incide direttamente sul calcolo degli oneri urbanistici dovuti al momento della costruzione o dell’ampliamento.

Per orientare gli insediamenti verso aree non naturali, la Regione ha introdotto aumenti sostanziali degli oneri quando i progetti interessano superfici verdi o zone protette: risorse che verranno poi impiegate in interventi di compensazione ambientale come la riqualificazione urbana o il ripristino di ecosistemi.

Per favorire il recupero di aree già compromesse, sono previsti meccanismi premiali — per esempio priorità nelle autorizzazioni e nei finanziamenti — per chi sceglie siti industriali dismessi, cave o miniere non più attive.

Impegni per enti locali e amministrazioni

I Comuni, le Province e la Regione sono chiamati a mappare il territorio per distinguere le aree contaminate, quelle verdi e le zone protette. Questo passaggio è imprescindibile per applicare correttamente gli oneri differenziati e definire le priorità insediative.

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Sul piano procedurale la legge punta ad accelerare i tempi: il coordinamento regionale centralizzerà il dialogo tra i vari enti coinvolti per snellire le pratiche autorizzative e ridurre gli ostacoli burocratici.

Regole ambientali e energetiche

La normativa lombarda introduce limiti stringenti sugli approvvigionamenti energetici e idrici degli impianti. I data center dovranno alimentarsi con energia proveniente da **fonti rinnovabili**, mentre è vietato l’uso di acqua potabile degli acquedotti pubblici per i sistemi di raffreddamento.

Queste scelte rispondono alla doppia esigenza di contenere l’impatto ambientale e di spingere il settore verso soluzioni più sostenibili, come il ricorso a recuperi di calore e sistemi di raffreddamento alternativi.

Aspetto Novità principali Impatto per
Destinazione urbanistica Data center >5 MW considerati a uso produttivo Operatori, fiscalità locale
Oneri urbanistici Aumenti significativi per interventi su aree verdi e protette; fondi per compensazioni ambientali Comuni, comunità locali, ambiente
Incentivi Priorità autorizzative e accesso a fondi per siti industriali dismessi, cave e miniere Investitori, rigenerazione territoriale
Requisiti energetici Obbligo di alimentazione da rinnovabili Gestori, mercato dell’energia
Uso dell’acqua Divieto di impiegare acqua degli acquedotti per il raffreddamento Reti idriche, sostenibilità

  • Per le imprese: tempi autorizzativi più rapidi ma vincoli più stringenti su posizione e approvvigionamenti.
  • Per le amministrazioni locali: necessità di mappature dettagliate e di gestire i proventi degli oneri per progetti ambientali.
  • Per l’ambiente: misure pensate per ridurre il consumo di risorse idriche e favorire l’uso di energia pulita.
  • Per gli investitori: la legge crea opportunità nelle aree dismesse ma complica piani che prevedono siti agricoli o naturali.

Verso un’unica regolazione nazionale?

Il ministro Urso e il presidente Fontana hanno concordato la creazione di un gruppo di lavoro tra Regione e Governo. Il Mimit ha già espresso apprezzamento per la legge lombarda, che il ministero considera coerente con la strategia nazionale di sostegno agli investimenti in questo settore.

L’avvocato Giovanna Zagaria, partner dello studio BonelliErede, ha sottolineato la necessità di una disciplina statale coordinata: senza regole uniformi il rischio è una frammentazione normativa che complicherebbe l’attività degli operatori e rallenterebbe gli investimenti.

Nei prossimi mesi sarà quindi decisivo seguire l’evoluzione dei tavoli tecnici: la Lombardia può fare da modello per il resto del Paese, ma la transizione richiede scelte condivise a livello nazionale per evitare disomogeneità e incertezze.

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