Boom degli affitti brevi: danni e benefici sul mercato immobiliare!

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L’incremento degli affitti a breve termine sta influenzando il mercato immobiliare a Roma, generando tensioni. La Banca d’Italia aveva già segnalato il fenomeno, mentre il dibattito politico si infiamma sulla questione della cedolare secca

Non occorreva l’intervento della Banca d’Italia per riconoscere che Roma è sovraffollata, tuttavia le loro conferme aggiungono peso a tale constatazione. Nelle aree del centro storico, dove il tessuto sociale è visibilmente alterato, la densità di popolazione ha superato le 21 mila persone per chilometro quadrato. Questi dati emergono da un’analisi sulla situazione economica regionale effettuata da Bankitalia l’anno scorso, prima dell’avvio del Giubileo del 2025. Un elemento cruciale nell’intensificare l’affollamento delle zone centrali, arrivando a superare di oltre dieci volte la densità delle altre aree della città, è indubbiamente il boom del turismo. Tale incremento è stato facilitato, secondo gli analisti della Banca d’Italia, anche dalla crescita degli affitti brevi. Più della metà dei posti letto destinati ai turisti sono situati in bed & breakfast e abitazioni private, con un raddoppio delle presenze in strutture extra-alberghiere tra il 2013 e il 2024.

Le conseguenze degli affitti brevi sul settore immobiliare

Questa pressione sul mercato immobiliare ha causato un innalzamento dei prezzi, con prospettive di guadagno molto più alte rispetto alle locazioni tradizionali. La Banca d’Italia aveva già evidenziato questa tendenza in uno studio del 2019, osservando che «i canoni di affitto potrebbero essere influenzati dalla recente espansione degli affitti brevi, che potrebbero ridurre l’offerta nel mercato delle locazioni a lungo termine».

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Il contributo della Banca d’Italia e le relative implicazioni

L’autore di queste note non immaginava che la Banca d’Italia avrebbe presto partecipato attivamente al fenomeno. Da circa tre anni, la Sidief, che amministra gli immobili dell’ente centrale, ha stretto un accordo con una compagnia spagnola specializzata negli affitti turistici brevi chiamata Be Mate, che offre appartamenti vacanza in posizioni prestigiose come via della Chiesa Nuova al civico 18, un palazzo di proprietà della Banca d’Italia. Questa era la residenza dell’ex vicedirettore della Banca d’Italia, Tommaso Padoa-Schioppa, quando era ministro dell’Economia nel secondo governo di Romano Prodi.

La società che gestisce gli immobili dell’ente centrale opera autonomamente con scopi economici, ma le implicazioni di tale iniziativa non possono essere ignorate dai vertici della Banca d’Italia. Va ricordato che nel 2018, in un convegno organizzato dalla stessa società di Bankitalia, l’allora presidente Mario Breglia aveva lanciato un allarme sull’impatto degli affitti brevi sui prezzi degli affitti, sottolineando le ripercussioni anche per le fasce più deboli della società, poiché il fenomeno stava interessando anche aree meno centrali.

Il dibattito politico e le statistiche sul fenomeno

Non mancano voci che vedono gli effetti positivi, come la ministra del Turismo Daniela Garnero Santanchè che di recente ha difeso il sistema degli affitti brevi, sostenendo che senza di essi molti turisti non potrebbero visitare i nostri piccoli borghi, le isole minori e le aree interne, dove mancano strutture alberghiere. Tuttavia, la maggior parte degli alloggi destinati ad affitti brevi si trova nelle grandi città d’arte, molto affollate.

Esistono dati che mostrano che su piattaforme specializzate si possono trovare circa mezzo milione di abitazioni, con un numero di camere che è comparabile a quello dell’ospitalità alberghiera (1,2 milioni), e gli annunci online nel 2024 hanno superato i 754 mila. I canoni settimanali nel Nord Italia possono raggiungere i 2.800 euro per un appartamento da quattro persone.

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La controversia sulla cedolare secca e l’evasione fiscale

Le cifre giustificano le discussioni sulla proposta di aumentare la cedolare secca per questo tipo di locazioni dal 21 al 26% come avanzato nella recente manovra finanziaria. Si sollevano proteste da parte dei proprietari e degli operatori che traggono grandi profitti da queste attività.

Matteo Sarzana, country manager di Airbnb, ha criticato la proposta perché, secondo lui, potrebbe incentivar

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