M&A in Italia pesa per il 15% dell’area Emea: l’analisi di Goldman Sachs

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Nei primi cinque mesi del 2026 il valore delle operazioni di fusione e acquisizione che coinvolgono aziende italiane è schizzato a circa 96 miliardi di dollari, un aumento marcato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro questa impennata ci sono poche grandi transazioni — soprattutto nel settore bancario e nel pharma — che stanno rimodellando il peso dell’Italia nel panorama M&A europeo e che avranno effetti concreti su investimenti e strategie industriali a breve termine.

Secondo il report mid‑year sul mercato italiano curato da Goldman Sachs, la crescita è stata sostanzialmente concentrata in operazioni di ampia scala: la percentuale del valore totale europeo attribuibile all’Italia è salita vicino al 15%, ben al di sopra della media storica del 10%.

Uno sbilanciamento guidato da pochi mega‑deal

Il dato di sintesi nasconde però una forte polarizzazione. Gran parte dell’aumento totale è imputabile a un numero limitato di transazioni di grande entità: operazioni legate al consolidamento del sistema bancario e un’operazione nel settore farmaceutico valutata nell’ordine di alcuni miliardi hanno contribuito in maniera decisiva al risultato complessivo.

Gli analisti di Goldman Sachs segnalano che circa il 90% del valore registrato nei primi cinque mesi deriva da poche singole operazioni, mentre il resto del mercato appare più contenuto e frammentato.

Che cosa cambia per il resto del 2026

Per il secondo semestre la previsione è di un ritorno a una composizione più equilibrata delle transazioni: meno concentrazione sui mega‑deal e una maggioranza di operazioni di taglio medio, rimandate durante i periodi di incertezza geopolitica degli ultimi mesi.

In termini pratici, significa che potrebbero aumentare le acquisizioni cross‑border da parte di società italiane e riprendere attività nel mid‑market che favoriranno un maggior numero di compravendite con impatti sull’occupazione e sulle catene di fornitura locali.

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Settori da tenere d’occhio

I settori indicati come più dinamici per i prossimi mesi sono quelli legati alle infrastrutture energetiche, ai data center, all’elettrificazione delle reti e al comparto healthcare, dove già si osserva una intensa attività di consolidamento.

  • Infrastrutture energetiche: progetti legati alla transizione e opportunità di investimento pubblico‑privato.
  • Data center: domanda crescente per capacità cloud e servizi digitali.
  • Healthcare: federazioni e integrazioni per creare scale aziendali più competitive.
  • Settore bancario: ulteriori operazioni attese, soprattutto tra operatori di dimensioni diverse.

Il ruolo del private equity

Il contributo dei fondi di private equity al totale delle operazioni italiane è invece diminuito negli ultimi anni: la quota degli sponsor è scesa intorno al 17%, rispetto al picco oltre il 60% registrato nel periodo 2021‑2022.

Gli esperti di Goldman Sachs non interpretano questa flessione come un problema strutturale nella raccolta di capitali. Al contrario, evidenziano che la disponibilità di risorse da parte dei grandi fondi internazionali rimane rilevante, con una presenza crescente a Milano e un interesse costante per asset italiani.

Due strumenti che potrebbero facilitare nuove uscite per il private equity sono la graduale riapertura del mercato delle IPO e l’uso sempre più frequente dei continuation vehicle, che permettono di prolungare la detenzione di asset strategici offrendo comunque liquidità agli investitori iniziali.

Quotazioni e outlook sui mercati

Il ritorno massiccio delle IPO in Europa è atteso con calma: gli operatori citati nel report stimano che una più significativa ripresa delle quotazioni potrebbe manifestarsi nel corso del 2027, sostenuta da utili societari piuttosto che da una semplice rivalutazione degli spread.

Nel frattempo il consolidamento bancario rimane una leva importante: non si tratta di un capitolo chiuso, ma di un processo che dovrebbe proseguire e generare opportunità sia per i grandi gruppi sia per operatori minori che necessitano di scala per supportare gli investimenti in tecnologia.

In sintesi, il 2026 si presenta come un anno in cui l’Italia ha guadagnato visibilità nel mercato M&A europeo grazie a pochi grandi eventi, ma il vero banco di prova sarà la capacità del mercato di trasformare quel picco in un’attività più diffusa e sostenibile nei prossimi trimestri.

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