Ftse Mib retrocede dello 0,14%: Stm peggior titolo crolla del 5,7%

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La decisione della Federal Reserve di lasciare i tassi invariati ha smosso i mercati: Wall Street apre in territorio negativo mentre in Europa la giornata è segnata dal contrasto tra dati di fiducia in ripresa e una nuova ondata di rialzi delle materie prime. Le conseguenze si riflettono su indici, spread e singole società, con implicazioni immediate per investitori e famiglie.

  • Ftse Mib: chiusura in lieve calo, ma sessione volatile.
  • Spread Btp/Bund: torna sotto quota 65, attestandosi intorno a 60 punti base.
  • Commodities: oro, petrolio e rame in aumento per tensioni geopolitiche e debolezza del dollaro.
  • Eurozona: l’indicatore di fiducia raggiunge il livello più alto da tre anni, con impatti su consumi e credito.

La seduta italiana si è chiusa con il Ftse Mib a 45.075 punti, in calo dello 0,14%. Tra i titoli che hanno registrato le perdite più nette spicca Stm, che ha lasciato sul terreno circa il 5,7% dopo conti che mostrano utili e ricavi in contrazione. Pesano anche Tim e Leonardo, mentre in controtendenza si sono distinti Saipem, Eni e Mediobanca. Lo spread tra Btp e Bund si è ridotto fino a circa 60 punti base.

Voce Variazione/Valore
Ftse Mib (chiusura) 45.075 (-0,14%)
Stm -5,75%
Saipem +2,38%
Spread Btp/Bund ≈ 60 pb
Brent ~ 70,5 $/barile
Oro spot nuovi massimi (in rialzo marcato)

Mercati europei e riflessi aziendali

Il quadro continentale è misto: il Dax di Francoforte ha segnato una flessione significativa, penalizzato dall’impatto negativo su SAP (-14%), che ha rivisto al ribasso la guidance per il 2026 dopo risultati del segmento cloud inferiori alle attese. Anche alcuni istituti finanziari, tra cui Deutsche Bank, hanno registrato perdite nonostante conti trimestrali robusti, complicando il sentiment.

In Italia, oltre alla debolezza di Stm, si sono messi in luce i rialzi di Prysmian, che ha aggiornato i massimi intraday, e di altri titoli industriali ed energetici. Sul fronte societario, spiccano inoltre le novità su Mps e l’accordo di principio per il salvataggio di Banca Progetto, elementi che mantengono l’attenzione alta sul settore bancario domestico.

Fiducia e credito nell’Eurozona

L’indicatore del sentiment economico dell’area euro è risalito a livelli non osservati dal gennaio 2023, con miglioramenti marcati nei servizi e una ripresa della fiducia dei produttori manifatturieri. Le attese d’inflazione dei consumatori sono diminuite rispetto a dicembre, segnalando un lieve allentamento delle pressioni sui prezzi.

Parallelamente, il credito continua a crescere: i prestiti alle famiglie e alle imprese nell’Eurozona sono aumentati di circa il 3% su base annua, un dato che riflette una domanda di credito ancora solida e che potrebbe sostenere consumi e investimenti se le condizioni di finanziamento rimarranno favorevoli.

La Fed tiene i tassi: reazioni e prospettive

Nella riunione di gennaio la Federal Reserve ha confermato l’intervallo dei tassi tra il 3,5% e il 3,75%, sospendendo per il momento nuovi tagli dopo la serie avviata nel 2025. La decisione ha incontrato qualche dissenso all’interno del comitato: due membri hanno preferito un taglio supplementare. Il presidente Powell ha ribadito che la banca centrale valuterà i dati in arrivo prima di eventuali mosse future.

Di riflesso, Wall Street ha aperto in lieve calo, con S&P 500 e Nasdaq sotto la parità dopo conti contrastanti delle grandi società tech. Gli investitori soppesano ora il percorso futuro della politica monetaria alla luce dell’attività economica ancora robusta e del mercato del lavoro che resta solido.

Commodities: oro, petrolio e rame in rally

Il rialzo delle materie prime è uno degli elementi più visibili della giornata: l’oro ha toccato nuovi picchi, mentre il petrolio (WTI e Brent) ha guadagnato terreno, sospinto dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e da minacce di azioni militari che alimentano il rischio di interruzioni nelle rotte di approvvigionamento. Anche il rame rimane in pressione rialzista, sostenuto dalla domanda globale.

Questa spinta sulle materie prime ha implicazioni pratiche: pressioni al rialzo sui costi energetici e sui metalli possono tradursi in maggiori pressioni sui margini aziendali e, in prospettiva, in effetti sul livello dei prezzi al consumo se perdurassero.

Cosa seguire nelle prossime ore

I mercati guarderanno ai prossimi dati macro dell’Eurozona — tra cui vendite al dettaglio in Spagna e produzione industriale italiana — e alle prossime trimestrali societarie. Sul fronte geopolitico, qualunque escalation in Medio Oriente rimarrebbe il fattore più a rischio per i prezzi dell’energia e per la stabilità degli scambi internazionali.

Tra le società sotto osservazione: StM (dopo il forte ridimensionamento degli utili 2025), De’ Longhi (che ha comunicato una crescita dei ricavi) e il gruppo bancario coinvolto nel piano di supporto a Banca Progetto. Per gli investitori, la combinazione di fiducia in risalita nell’area euro e materie prime volatili suggerisce prudenza nella gestione del portafoglio e attenzione alle scadenze informative.

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