Reattori Italiani: Le Tappe Obbligatorie Che Devi Conoscere!

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Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, afferma che il programma nucleare nazionale deve essere lanciato entro l’attuale legislatura, altrimenti l’Italia avrà solamente sprecato tempo. Il primo Smr potrebbe essere operativo intorno al 2035. Nuclitalia (51% di Enel) selezionerà il partner tecnologico, con candidati come General Electric, Edf e Rolls Royce | Nucleare, l’Italia avrà voce in capitolo sulla sicurezza dei reattori francesi

Entro un decennio potrebbe arrivare il primo reattore Smr, a patto che la delega legislativa sul nucleare sia approvata durante questa sessione parlamentare. In caso contrario, tutto sarà da rifare. Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare e della Società Nucleare Europea, non vede alternative, delineando l’unica strategia percorribile per reintrodurre l’energia nucleare in Italia.

Domanda. Monti, quindi possiamo aspettarci il 2035 come data realistica?

Risposta. Esatto, focalizzandoci su un primo Small Modular Reactor a base acquosa, e solo se si inizia effettivamente. Nei Paesi emergenti nel settore nucleare è richiesto un decennio per stabilire la connessione. Il conto alla rovescia in Italia inizierà con l’approvazione della legge delega, speriamo all’inizio del 2026, e con l’emissione dei decreti attuativi. Fino a quel momento, fissare date è prematuro e potrebbe generare aspettative non realistiche.

  • Leggi anche: Nucleare, il governo rafforza il ritorno dei reattori

D. Qual è la roadmap prevista?

R. Se il processo di approvazione e regolamentazione procederà senza intoppi, potremmo vedere un Smr a base acquosa nel 2035, uno a piombo nel 2040, e la fusione nucleare oltre il 2045.

D. Quali sono i passi successivi per mantenere i tempi?

R. Con l’approvazione della legge delega, sarà necessario definire con i decreti attuativi le normative, il licensing, i requisiti di sicurezza e la governance tra pubblico e privato. Questi sono i momenti cruciali, così come lo sono la comunicazione e il coinvolgimento degli stakeholder, che sono stati il focus principale del nostro ultimo evento Ain.

D. Nuclitalia, nata sotto la guida di Enel con Ansaldo Energia e Leonardo, sta esaminando le tecnologie di riferimento.

R. La decisione finale spetta a loro, la società è stata creata appositamente per condurre studi di fattibilità. L’attenzione è rivolta agli Smr III+ raffreddati ad acqua. È necessario un assessment per valutare la maturità tecnologica, i costi, la disponibilità e anche le dinamiche geopolitiche per scegliere il partner tecnologico. L’Italia non ripartirà da zero, ma selezionerà una tecnologia già esistente.

  • Leggi anche: Enel avvia la newco per il nucleare con Ansaldo Energia e Leonardo

D. Quindi, si riduce il numero di partner esteri possibili.

R. La scelta sarà di Nuclitalia, ma le opzioni reali sono limitate: Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Il modello più avanzato è il Bwrx-300 di General Electric-Hitachi, l’unico Smr occidentale attualmente in costruzione, in Canada. Con la Francia, la cooperazione è ben avviata, con accordi con Edf e l’associazione industriale Gifen, oltre a incontri B2B per le forniture. Nel Regno Unito, lo Smr di Rolls-Royce rimane una candidatura significativa. Altre tecnologie Smr statunitensi sono in fase di valutazione.

D. L’Italia ha già una propria filiera nucleare. Quanto è importante?

R. Può sorprendere, ma siamo il secondo produttore nucleare in Europa, con 70-100 aziende qualificate e un fatturato di mezzo miliardo di euro all’estero. Partecipando ai progetti internazionali e costruendo una catena di approvvigionamento europea integrata, le aziende italiane possono rientrare pienamente nel mercato. Alcune, come Ansaldo Nucleare, sono già completamente inserite.

D. Intanto, la domanda di energia cresce, gli Smr saranno utilizzati anche per i data center?

R. In futuro è possibile. Tuttavia, potrebbero non essere sufficienti; sarebbe necessario fare un ulteriore passo avanti e accettare che non sono le dimensioni ridotte a garantire la sicurezza. Oggi, anche i reattori più grandi mantengono standard di sicurezza molto elevati. (riproduzione riservata)





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