Stevanato sfida i dazi USA: Ricavi in aumento del 9%, confermate le previsioni per il 2025!

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La crescita trainata dai settori biofarmaceutico e diagnostico: +14% nel terzo trimestre. Senza l’impatto dei dazi e del debole dollaro, i ricavi del gruppo sarebbero aumentati dell’11%

Il terzo trimestre si chiude in positivo per Stevanato, nonostante le difficoltà legate ai dazi imposti dagli USA e a un dollaro debole. La compagnia, che opera nel settore del packaging farmaceutico e che è quotata alla borsa di New York, conclude il periodo di luglio-settembre 2025 con un incremento del 9% nei ricavi, mantenendo solide le prospettive annuali.

Bilancio di Stevanato

Nel terzo trimestre, il fatturato di Stevanato segna 303,2 milioni di euro, in aumento del 9%, con un utile netto di 36,1 milioni. La crescita è sostenuta principalmente dal settore biofarmaceutico e diagnostico, che registra un incremento del 14%. Senza l’effetto della svalutazione del dollaro, il fatturato avrebbe mostrato un rialzo dell’11% e il settore biofarmaceutico e diagnostico un +17%.

Al contrario, il reparto Ingegneria mostra un calo del 19%, dovuto alla riduzione delle attività di conversione del vetro e produzione di sistemi di assemblaggio.

Quasi metà dei ricavi deriva da prodotti ad alto valore aggiunto, come le siringhe sterili Nexa e i flaconi EZ-fill pronti all’uso, che hanno generato vendite per 147,9 milioni, corrispondenti al 49% del totale. «Nonostante la svalutazione del dollaro e i dazi, il trimestre è stato molto positivo», afferma Franco Stevanato, CEO del gruppo, aggiungendo che l’impatto delle tariffe è stato neutralizzato.

Liquidità, piani di investimento e flussi di cassa

Al 30 settembre, Stevanato disponeva di 113,3 milioni in cassa con un debito netto di 333 milioni. «La nostra liquidità è adeguata per supportare i nostri piani di investimento per i prossimi 24 mesi, senza la necessità di ulteriori operazioni di offering dopo quella dell’anno scorso», spiega il presidente.

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La priorità è data agli stabilimenti di Latina e Fishers negli USA, che sono al centro di un piano di espansione previsto per concludersi nel 2028. «Continuiamo con l’installazione di linee produttive ad alta velocità», racconta Stevanato. «Il sito di Fishers sarà cruciale per mitigare l’effetto delle tariffe a medio termine. È un investimento significativo, che a regime dovrebbe generare 500 miliardi di fatturato, deciso nel 2021, ben quattro anni prima che i dazi inducessero molte aziende farmaceutiche a spostare gli investimenti negli USA».

L’espansione della fabbrica cinese rimane momentaneamente in pausa, ma l’amministratore delegato anticipa che «probabilmente nel 2026 inizieremo a valutare il mercato per decidere il da farsi. L’Asia e la Cina rimangono mercati chiave per noi a lungo termine».

Conferma degli obiettivi per il 2025

Infine, la società ribadisce le previsioni per l’anno in corso, con ricavi previsti tra 1,160 e 1,190 miliardi nel 2025, un EBITDA rettificato tra 288,5 e 301,8 milioni e un utile per azione diluito e rettificato tra 0,50 e 0,54 euro.

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