Scope: L’ascesa dell’unica agenzia di rating europea: Parole del CEO Florian Schoeller.

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Scope prevede un incremento dei ricavi del 25% quest’anno e punta al break-even, rivela il CEO Schoeller. La valutazione aziendale è cresciuta da 20 a 400 milioni in 11 anni. Giacomo Barisone di Scope condivide le sue visioni su Italia e USA.

Le agenzie di rating svolgono un ruolo cruciale nei mercati finanziari, essendo punti di riferimento per gli investitori nella valutazione del rischio di credito degli emittenti. Durante la crisi finanziaria scatenata dai mutui subprime, le principali agenzie erano tutte statunitensi. Ora, il panorama è cambiato. Dal 2023, anche l’agenzia tedesca Scope, insieme a S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs, è riconosciuta dalla BCE.

I più importanti investitori di Scope includono la famiglia Quandt, principale azionista di BMW, e la famiglia Schoeller, che opera nel settore logistico. Recentemente, si sono aggiunti anche Axa, Bpce/Natixis e Credit Agricole.

«Ottenere l’approvazione dei nostri rating dalla BCE è stato un processo lungo otto anni con un investimento di oltre 100 milioni di euro», afferma Florian Schoeller, CEO di Scope, a Milano Finanza.

«Questa approvazione ha dimostrato ai partecipanti del mercato la qualità e l’affidabilità dei nostri rating. Questo grande passo avanti ci ha permesso di attrarre clienti significativi come la Bei, il Mes e l’UE». Schoeller anticipa che uno degli obiettivi futuri sarà espandere la presenza della società tra gli investitori fuori dall’Europa, puntando ai mercati occidentali, mediorientali e asiatici. I ricavi sono previsti in aumento del 20-25% per quest’anno, con aspettative di crescita ancora maggiori per il prossimo anno. «Siamo molto vicini al pareggio di bilancio, anche se la crescita è stata finora la nostra priorità».

All’inizio del suo investimento, undici anni fa, la valutazione di Scope era di circa 20 milioni di euro, ora è salita a 400 milioni. «Ci troviamo in una posizione di vantaggio, poiché non prevediamo l’emergere di una seconda agenzia di rating europea con credenziali simili nel prossimo futuro», aggiunge Schoeller.

Secondo Schoeller, «era essenziale avere un’agenzia con un punto di vista diverso e più accurato sull’Europa rispetto a quello delle agenzie americane. Questo rappresenta una prospettiva alternativa. Abbiamo imparato dalle lezioni della crisi finanziaria, cercando di evitare comportamenti prociclici».

I mercati europei rimangono frammentati tra i vari Paesi, nonostante gli sforzi dell’UE di creare un’autentica Unione dei Mercati dei Capitali (CMU). «Per Schoeller, la CMU è positiva per l’Europa e ne aumenterà l’autonomia e le opportunità di crescita. Germania, Francia, Italia e Spagna sono convinte della necessità di maggiore armonizzazione. Siamo ottimisti che la Germania in particolare sosterrà questo processo, data la sua importanza per le mid cap, che sono cruciali per l’Unione dei Mercati dei Capitali».

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Il principale problema dell’Europa, sottolinea Schoeller, è la «mancanza di decisione ed esecuzione. Troppi Stati manifestano preoccupazioni minori. Tuttavia, una CMU che includa Benelux, Germania, Francia e Italia potrebbe essere un ottimo punto di partenza, poiché altri Paesi probabilmente seguiranno. L’Europa rimane molto attraente per gli investitori».

Valutazioni sugli USA

Un elemento fondamentale del lavoro delle agenzie di rating è la valutazione della solidità finanziaria degli Stati. Recentemente, Moody’s ha rimosso la tripla A agli Stati Uniti. La decisione di declassare gli USA è stata presa nel 2023 da Fitch e nel 2011 da S&P.

«Scope ha iniziato a monitorare il debito sovrano degli USA nel 2018, assegnando un rating AA stabile», osserva Giacomo Barisone, responsabile della ricerca e dei rating fondamentali di Scope. «Più recentemente, abbiamo rivisto il rating a AA con outlook negativo. È chiaro che gli Stati Uniti non possono più essere considerati un Paese con rating tripla A. Il debito pubblico degli USA è vicino al 120% del PIL e si prevede che raggiungerà il 133% entro la fine del decennio a causa delle politiche di espansione del Big Beautiful Bill. Ci sono seri dubbi sulla stabilità dei “checks and balances” istituzionali, soprattutto per via dell’atteggiamento ostile del presidente Trump nei confronti della Fed».

Scope identifica una serie di rischi nei prossimi 12 mesi. Tra questi, «un’eventuale intensificazione degli attacchi alla leadership della Fed e un ulteriore deterioramento della situazione fiscale», afferma Barisone. «Inoltre, le politiche economiche e commerciali degli USA stanno diventando sempre più imprevedibili. È in corso un radicale aggiustamento del sistema di scambio internazionale, in parte autoinflitto, con potenziali implicazioni strutturali. L’appuntamento di settembre per il dibattito sul tetto del debito del Congresso sarà un altro momento critico sul piano istituzionale».

Per quanto riguarda la politica monetaria, Barisone nota che «sono improbabili tagli dei tassi negli Stati Uniti quest’anno, a meno che non si verifichi un rallentamento della crescita. Qualsiasi tentativo di esautorare il governatore della Fed costituirebbe uno shock istituzionale per la banca centrale con gravi ripercussioni sulla sua reputazione e una reazione negativa da parte dei mercati».

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Le tariffe di Trump potrebbero rivelarsi inefficaci, secondo Barisone: «I cinesi sono molto più abili degli americani nella produzione di iPhone, e nessuna politica tariffaria attuale sembra in grado di invertire questa realtà. Trump sembra attuare sistematicamente il programma Project 2025 dell’Heritage Foundation che mira a trasformare l’America in un’autocrazia. Il piano include iniziative già in atto come la guerra commerciale, le politiche di svalutazione del dollaro e le crescenti pressioni sulla NATO per aumentare la spesa per la difesa. Un’intensificazione di queste politiche potrebbe avere impatti significativi sulla stabilità globale e sulla governance economica internazionale».

Prospettive per l’Italia

L’Italia mantiene un rating BBB+ con outlook stabile secondo Scope. «L’outlook fiscale è moderatamente positivo, grazie al ritorno all’avanzo primario per la prima volta dal 2019. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è riuscito a stabilizzare i conti pubblici anche con l’aiuto dei fondi europei del PNRR», spiega Barisone.

«Tuttavia, il debito pubblico continua a crescere a causa dell’invecchiamento demografico e dell’aumento delle spese per la difesa, che per la maggior parte non contribuiscono a migliorare la crescita potenziale del Paese. Questo rende la situazione gestibile ma rallenta il cammino verso il consolidamento dei conti pubblici, posticipando la riduzione del debito inizialmente prevista a partire dal 2027. Ci sono segnali positivi sul mercato del lavoro con un record di occupazione, sebbene di bassa qualità e scarsa produttività. Il problema strutturale principale resta la crescita, che continua ad essere debole». Scope prevede un aumento del PIL italiano dello 0,6% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026. (riproduzione riservata)


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