Raffineria Isab a Priolo nel mirino Usa: offerta per la più grande d’Italia

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Un grande fondo statunitense, sostenuto eventualmente da un partner petrolifero indonesiano, ha formalizzato una proposta per rilevare la raffineria Isab di Priolo: un’operazione che potrebbe ridisegnare il mercato italiano della raffinazione e incidere sulla sicurezza degli approvvigionamenti. La lettera d’intenti è già stata consegnata e la proposta si pone in alternativa all’offerta avanzata da Ludoil, riaprendo la partita su un asset che vale circa un quarto della capacità nazionale.

Chi c’è dietro l’offerta

Secondo fonti vicine alla trattativa, la manifestazione d’interesse proviene da un fondo d’investimento con sede negli Stati Uniti, specializzato in infrastrutture ed energia, che per ora preferisce restare anonimo. Il gruppo avrebbe messo sul tavolo una Letter of Intent indirizzata a Goi Energy, la società cipriota che nel 2023 aveva acquisito Isab dai russi di Lukoil.

Il progetto prevederebbe il possibile affiancamento di una grande compagnia indonesiana — indicata nelle ricostruzioni come Pertamina — per assicurare capacità industriale e know‑how operativo. Si tratta di un’ipotesi che, se confermata, inserirebbe nel dossier profili internazionali e riflessi geopolitici significativi.

  • Oggetto: acquisizione del 100% della raffineria Isab di Priolo.
  • Contendenti: cordata Usa‑Indonesia vs Ludoil (famiglia Ammaturo).
  • Stato attuale: lettera d’intenti presentata a Goi Energy; Ludoil aveva avviato una due diligence in esclusiva.
  • Rilevanza: Isab copre circa un quarto della capacità di raffinazione italiana e ha ruolo chiave nella sicurezza degli approvvigionamenti.

Perché conta oggi

La vicenda assume particolare rilevanza in un momento in cui la disponibilità di prodotti come il Jet Fuel è sotto pressione a livello europeo e le strategie di approvvigionamento diventano prioritarie per governi e operatori. Un cambio di controllo con risorse fresche e un piano di investimenti potrebbe ridurre vulnerabilità sulle forniture e imprimere una svolta industriale al sito.

Le condizioni dell’impianto e il piano del fondo

Isab è un complesso di grandi dimensioni: la capacità di circa 320.000 barili al giorno e la posizione strategica lo rendono uno degli snodi principali per la raffinazione in Europa. Negli ultimi anni però l’impianto ha registrato difficoltà economiche e una progressiva necessità di ammodernamento, fattori che si sono riflessi anche nei conti. L’ultimo bilancio ufficiale riportava una perdita significativa nel 2024.

La proposta della cordata straniera, secondo i documenti consultati, punta su un rilancio industriale a lungo termine basato su tre direttrici: miglioramento dell’efficienza operativa, adozione di tecnologie avanzate e decarbonizzazione dei processi. Tra gli obiettivi citati figurano l’aumento della resa dei prodotti di maggiore richiesta, l’ottimizzazione energetica degli impianti e lo sviluppo di prodotti a minore intensità carbonica.

Nel dettaglio, il piano menziona l’elaborazione di produzioni alternative come i Sustainable Aviation Fuel (SAF), l’HVO e bioetanolo, oltre a interventi mirati per contrastare carenze temporanee di carburante per aviazione che stanno influenzando rotte e programmazioni di volo.

Una partita tra soggetti già noti

La lettera d’intenti arriva nel mezzo dell’interesse manifestato da Ludoil, che aveva già un accordo commerciale con Isab per approvvigionamenti e aveva avviato una due diligence per un’acquisizione di maggioranza. Se la proposta Usa‑Indonesia dovesse concretizzarsi, le opzioni sul tavolo si allargherebbero e la trattativa prenderebbe una nuova piega.

Goi Energy, guidata da Michael Bobrov, aveva rilevato la raffineria nel 2023 per circa 1,2 miliardi di euro; l’operazione era stata seguita da valutazioni governative per via dello status strategico dell’impianto e delle norme sul golden power.

Implicazioni politiche ed economiche

Un ingresso significativo di capitali stranieri, specie se sostenuto da un partner operativo come Pertamina, solleva alcuni nodi: controlli regolamentari, condizioni per la tutela dell’occupazione locale, e l’eventuale garanzia di approvvigionamento per il mercato italiano ed europeo. Le autorità nazionali monitorano attentamente ogni passaggio quando si tratta di infrastrutture energetiche di interesse strategico.

Dal punto di vista industriale, un piano credibile di investimenti può trasformare una criticità in opportunità: modernizzare gli impianti, aumentare la produzione di prodotti sostenibili e rafforzare la resilienza della filiera.

Cosa succederà ora

La partita si deciderà nelle prossime settimane e mesi: verranno valutate la solidità finanziaria della cordata, la compatibilità industriale del progetto e eventuali vincoli normativi. Ludoil manterrà probabilmente un ruolo attivo nella negoziazione, mentre il Governo italiano potrebbe esercitare poteri speciali per tutelare l’interesse nazionale.

Per ora, la consegna della lettera d’intenti segna l’avvio di una nuova fase. Se confermata, l’operazione non riguarderà solo un passaggio proprietario, ma potrà diventare un banco di prova per la strategia energetica dell’Italia in un contesto europeo che guarda con attenzione alla sicurezza dei rifornimenti e alla transizione verso carburanti a minor impatto ambientale.

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