Il capo della sottocommissione del Parlamento Europeo, Pasquale Tridico: «Necessaria una cooperazione finanziaria con le aree ambigue. In vista un trattato di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti»
«In ogni istante, il mondo perde una somma pari allo stipendio annuo di un’infermiera a causa dei paradisi fiscali». Questa affermazione non è una esagerazione, ma un dato reale fornito dai report del Tax Justice Network, un’organizzazione impegnata nella promozione della giustizia fiscale a livello mondiale e che collabora con entità internazionali, inclusa l’Unione Europea, per combattere elusione ed evasione fiscale.
In Europa la situazione è critica. «La stabilità finanziaria delle istituzioni pubbliche europee è in pericolo, sotto la minaccia di elusione ed evasione fiscali», ha comunicato a MF-Milano Finanza Pasquale Tridico, leader della delegazione del M5S al Parlamento europeo e presidente della sottocommissione tributaria.
«Le perdite fiscali nelle casse europee sono considerevoli, con stime recenti che indicano 480 miliardi di dollari all’anno, due terzi dei quali derivano dalle multinazionali che spostano i loro profitti verso i paradisi fiscali, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea».
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Le debolezze del sistema fiscale europeo
Gli studi internazionali rivelano che almeno il 40% dei profitti esteri delle multinazionali è registrato in giurisdizioni a bassa o nulla tassazione, con aliquote effettive che variano dal 5% al 10%, o persino zero. Sorprendentemente, i paradisi fiscali non sono solo in luoghi esotici o al di fuori dell’Europa: Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi offrono regimi fiscali molto vantaggiosi che attraggono capitali da tutto il mondo.
Il sistema tributario europeo mostra tutte le sue vulnerabilità di fronte a queste pratiche. Le normative attuali permettono ampi margini di manovra e vie di fuga legali, spesso risultando in fenomeni come la doppia non imposizione e massicce fughe di capitali. Non si tratta di evasione in senso stretto, ma di tasse che teoricamente dovrebbero essere pagate e che non vengono versate a causa di strategie di ottimizzazione fiscale aggressive.
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Il “problema” dei tax ruling
Uno degli strumenti più controversi sono gli Advance Tax Ruling, accordi preventivi tra imprese e amministrazioni fiscali che definiscono in anticipo criteri, formule e modalità di calcolo delle imposte. Come descritto dal Parlamento europeo, sono «documenti scritti che spiegano come saranno tassati i profitti di una multinazionale e quali regolamenti saranno applicati».
Questo meccanismo è finito al centro del dibattito pubblico. «I tax ruling accordati dall’Irlanda a Apple», ha ricordato Tridico, «sono stati dichiarati illegali dalla Corte di Giustizia europea e la compagnia americana è stata multata per 13 miliardi per elusione fiscale. Da qui non si può tornare indietro: la cooperazione fiscale deve guidare l’Unione europea».
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La lotta all’evasione
Per combattere questo fenomeno, nel 2021, l’Unione Europea ha aderito all’iniziativa dell’Ocse sulla tassazione delle multinazionali, sottoscritta da oltre 140 Paesi. Il primo pilastro del trattato richiede che le tasse siano pagate dove le multinazionali generano realmente valore, anche senza una presenza fisica.
Il secondo pilastro, conosciuto come Global Minimum Tax, stabilisce un’aliquota minima del 15% per le aziende con ricavi superiori a 750 milioni di euro. Questo sistema mira a fermare la competizione al ribasso sulle tasse e a generare oltre 150 miliardi di dollari di nuove entrate a livello mondiale.
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In direzione di un trattato di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti
Mentre alcuni paradisi fiscali si trovano all’interno dell’Unione, molte aree ambigue si trovano fuori dai suoi confini: Emirati Arabi Uniti, Singapore, Isole Vergini Britanniche, Bermuda. Questi paesi offrono regimi fiscali molto leggeri, spesso abbinati a una limitata trasparenza aziendale e scambio di informazioni finanziarie. Con questi attori l’Unione Europea sta cercando di avviare un dialogo per una maggior cooperazione, al fine di facilitare lo scambio di informazioni finanziarie.
Tridico, di ritorno da una missione ufficiale del Parlamento europeo ad Abu Dhabi, ha rivelato che l’Unione sta valutando un possibile accordo di libero scambio con gli Emirati. «Abbiamo notato progressi e una forte volontà di dialogare, anche se persistono, in alcune zone della federazione, aree ambigue che potrebbero favorire il riciclaggio di denaro, l’elusione e l’evasione fiscale», ha spiegato l’ex presidente dell’Inps.
«Si tratta di una mossa di diversificazione commerciale con i Brics+ molto significativa, soprattutto considerando le politiche aggressive sui dazi di Trump. Tuttavia, è essenziale includere la cooperazione fiscale nelle negoziazioni». (riproduzione riservata)
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.