Il terzo rapporto dell’Osservatorio casa abbordabile di Milano descrive una realtà che incide subito sul bilancio delle famiglie: prezzi di vendita e canoni d’affitto crescono più dei salari, mentre l’espansione degli affitti temporanei assottiglia l’offerta residenziale. Presentato nella sede della Cisl e promosso dal Consorzio Cooperative Lavoratori e Lum in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, il documento segnala conseguenze concrete per chi cerca una casa oggi.
I dati aggiornati al 2024 mostrano uno squilibrio evidente tra redditi e costi abitativi. In un anno i prezzi medi di compravendita sono saliti dell’8,5%, gli affitti del 6,8%, mentre la crescita dei salari si è fermata al 4,2%: una tendenza che si traduce in una perdita reale di potere d’acquisto legata all’abitazione.
- Incremento dei prezzi: +8,5% per gli acquisti, +6,8% per gli affitti rispetto al 2023.
- Salari: aumento medio del 4,2% nello stesso periodo.
- Affitti brevi: la quota delle locazioni a termine è passata dal 34% al 49% in cinque anni.
- Contratti transitori (inferiori a 12 mesi): +137% tra il 2015 e il 2024.
- Condizione dei lavoratori: circa l’80% dei dipendenti milanesi si trova in una fascia di difficoltà per la spesa abitativa.
Spazio abitabile sempre più limitato
Il rapporto utilizza la soglia del 30% del reddito netto come parametro di spesa sostenibile per la casa. Con questo criterio emergono riduzioni spesso notevoli nella metratura accessibile ai redditi medi.
Per fare un esempio significativamente concreto: un operaio con una retribuzione media mensile di circa 1.542 euro oggi può permettersi in media l’acquisto di circa 16 metri quadrati (circa 3 mq in meno rispetto al 2023) o un affitto di 25 mq (2 mq in meno). Un impiegato con uno stipendio medio di 2.707 euro perde invece 4 mq nella capacità di accesso al mutuo (ora 22 mq) e 2 mq nella capacità di affitto (34 mq).
Il peso degli affitti temporanei sul mercato
La diffusione delle locazioni a breve termine è indicata dagli autori del rapporto come uno dei fattori principali che comprimono l’offerta di alloggi a lungo termine. In cinque anni la quota dei contratti stabili è scesa dal 66% al 51%, mentre quella delle locazioni temporanee è aumentata nello stesso arco temporale fino al 49%.
Questo spostamento ha effetti diretti sui prezzi e sulla disponibilità di case per residenti e lavoratori, motivo per cui il rapporto sottolinea la necessità di misure che ne rallentino l’espansione.
Anche l’hinterland non offre sollievo
Non solo il centro: la ricerca segnala che le cittadine della prima corona metropolitana vicino a Milano mostrano indici di accessibilità simili al capoluogo. Luoghi come Sesto San Giovanni e Rho offrono, con un reddito medio, soluzioni abitative spesso inferiori ai 55 metri quadrati, rendendo difficile la ricerca di alternative economiche per chi lavora in città.
Secondo il coordinatore della ricerca, il fenomeno non è confinato al centro urbano ma si estende nel territorio, ampliando il perimetro della crisi abitativa.
Il rapporto consegna così un quadro nitido: prezzi e affitti in accelerazione, salari che non tengono il passo, e una trasformazione dell’offerta (con la crescita degli affitti brevi) che riduce lo spazio praticabile per chi cerca una dimora stabile. Per i policy maker e gli operatori del settore la sfida è ora tradurre questi numeri in interventi che recuperino offerta accessibile e stabilità per i residenti.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.