Fondo da 1,6 miliardi fermo: investimenti auto a rischio, il Mef non sblocca

Condividi con i tuoi amici!

Il Dpcm sul settore auto presentato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy il 30 gennaio 2026 disegna una strategia pluriennale fino al 2030, ma resta bloccato nel passaggio decisivo verso il ministero dell’Economia. Questa inerzia rischia di rallentare la transizione verso i veicoli elettrici e di complicare la pianificazione degli investimenti per le imprese italiane proprio nel momento in cui servirebbe chiarezza.

Le misure principali previste

Il piano mette a disposizione un pacchetto finanziario pensato per stabilizzare l’industria e indirizzare investimenti strutturali. L’intervento più rilevante è il Fondo Automotive da 1,6 miliardi, concepito per sostenere filiere, ricerca e produzioni locali in anni considerati strategici per la conversione tecnologica.

La distribuzione delle risorse privilegia l’offerta: circa il 75% del budget è destinato a iniziative produttive e di innovazione. Nel dettaglio, 750 milioni sono stanziati per gli accordi che finanziano ricerca e sviluppo, mentre una quota consistente finanzia i contratti di sviluppo, con una specifica attenzione ai cosiddetti mini-contratti per le PMI dell’indotto.

Sul fronte della domanda il pacchetto è meno pesante ma include misure mirate, tra cui l’ecobonus per i veicoli commerciali leggeri, ritenuto utile per favorire la ristrutturazione delle flotte aziendali e la logistica urbana.

Dove si è inceppata l’approvazione

Dopo la presentazione tecnica al Mimit, guidato da Adolfo Urso, e i pareri favorevoli raccolti nei tavoli con il settore — incluso l’ok del ministero delle Infrastrutture — lo schema di Dpcm è fermo da quasi sei mesi alla Ragioneria dello Stato del ministero dell’Economia.

La lentezza amministrativa solleva preoccupazioni concrete tra aziende e associazioni di categoria: senza il via definitivo diventa difficile programmare investimenti a medio termine e sfruttare opportunità di rilancio industriale. Secondo gli operatori, il rischio è doppio: perdere terreno rispetto ai competitor europei che stanno accelerando sulla riconversione e complicare la sopravvivenza di piccole imprese dell’indotto.

Leggi anche  Unipol e Laterza Rivoluzionano il Settore: Crescita Record con Unica e la Bancassicurazione Integrata!

Le prossime tappe e il calendario

Il settore spera in uno sblocco prima del prossimo incontro istituzionale: al Mimit è previsto un nuovo tavolo automotive a fine giugno presso la sede di Via Veneto, dove le associazioni chiederanno aggiornamenti sullo stato di avanzamento del Dpcm. La decisione della Ragioneria sarà quindi determinante per il calendario operativo dei finanziamenti.

  • Data di presentazione: 30 gennaio 2026 (Mimit)
  • Totale previsto: 1,6 miliardi di euro
  • Allocazione principale: 75% riservato a misure sull’offerta
  • R&S: 750 milioni per accordi per l’innovazione
  • Strumenti produttivi: contratti di sviluppo e mini-contratti per PMI
  • Domanda: ecobonus per veicoli commerciali leggeri
  • Stato attuale: fermo alla Ragioneria dello Stato (MEF) da circa sei mesi
  • Prossimo appuntamento: tavolo automotive al Mimit, fine giugno

Se il via libera arriverà rapidamente, le risorse potrebbero tradursi in interventi utili a modernizzare impianti, sostenere la ricerca e accompagnare le PMI nella transizione. Un ulteriore ritardo, invece, aumenterebbe l’incertezza e potrebbe erodere la capacità competitiva di un comparto che si trova in una fase cruciale di trasformazione tecnologica.

Le associazioni di categoria seguono la vicenda con attenzione e chiedono tempi certi: per il settore l’elemento decisivo non è solo la cifra stanziata, ma la certezza della cornice normativa e temporale necessaria per programmare investimenti che avranno effetti nei prossimi anni.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...