Esplosione di recesso alla Bcc Centropadana: 4mila domande, code per liquidazioni!

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La liquidità delle quote nelle banche di credito cooperativo è inferiore rispetto alle società per azioni. Le opportunità di recesso sono limitate e, in caso di difficoltà dell’ente, si può verificare un intasamento


In trappola in una banca nonostante un saldo attivo e pagamenti puntuali. Negli ultimi tre anni, oltre 4 mila soci della Bcc Centropadana, attiva nelle province di Lodi e Pavia con una rete di oltre 30 filiali, hanno richiesto la liquidazione delle loro quote. Questa banca conta quasi 17 mila soci e alcuni di essi hanno segnalato di essere stati impediti nell’esercizio del loro diritto di recesso.

Fonti di MF-Milano Finanza rivelano una sensazione di frustrazione per le numerose difficoltà incontrate, dall’impossibilità di trovare un referente alla compilazione inutile di moduli. Alcuni soci lamentano di aver ottenuto, solo dopo aver ingaggiato un avvocato, rimborsi parziali per importi minimi. Soci storici, detentori di quote per migliaia di euro, hanno ricevuto indietro solo una frazione del dovuto: appena oltre mille euro totali.

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Il punto di vista di Centropadana

Fonti interne alla banca, sotto la guida del presidente Angelo Boni e del dg Luca Barni, confermano il problema, ma assicurano che sta gradualmente diminuendo. L’ente, che fa parte del gruppo Iccrea dal 2019, ha attraversato anni difficili con perdite che hanno raggiunto i cento milioni di euro. Questo ha spaventato molti soci, incrementando le richieste di recesso, creando un collo di bottiglia, aggravato dalla limitatezza dei casi di recesso permessi dallo statuto.

Uno di questi casi è quello del socio che cessa di risiedere o di operare nel territorio della banca. Altre modalità per uscire dall’investimento includono la vendita delle quote a terzi o il riacquisto da parte delle stesse bcc, che però sono soggette ai limiti patrimoniali imposti dalla BCE o da Bankitalia.

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La decisione di Francoforte

La Vigilanza bancaria autorizza periodicamente i riacquisti e ne determina l’entità perché le banche devono mantenere il capitale, che nel caso della Centropadana è stato significativamente eroso in passato. Nell’ultima sessione di recesso, prevista per settembre 2024, la BCE avrebbe consentito all’istituto di riacquistare azioni per un totale di soli 400 mila euro, cifra quasi interamente utilizzata.

Tuttavia, le richieste sono state tre volte superiori al disponibile, costringendo Centropadana a adottare un metodo concorsuale e proporzionale. Di conseguenza, dei 455 soci soddisfatti, quelli con più azioni hanno dovuto accontentarsi di importi limitati. E gli altri?

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La promessa agli azionisti

Verrà restituito il dovuto in futuro: fonti vicine alla banca confermano che la bcc intensificherà gli sforzi. Negli ultimi tre anni, oltre 7 milioni di euro sono stati restituiti ai 4 mila soci che ne hanno fatto richiesta. Ma ora – garantisco – Centropadana è entrata in una fase normale dei recessi, non più critica.

L’aumento dei tassi di interesse e il cambio nel consiglio di amministrazione hanno permesso all’istituto di ripartire. I profitti sono tornati nel 2021 e tre anni dopo sono saliti a 20 milioni: dati che hanno rassicurato gli azionisti e ridotto le richieste di recesso a circa un centinaio all’anno. Tuttavia, la perdita è stata finora recuperata solo per metà, quindi per soddisfare tutti ci vorranno ancora dai tre ai quattro anni.

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Le iniziative di Centropadana

Proprio per questa ragione, Centropadana sta lavorando per ridurre il valore degli investimenti dei singoli soci. Attualmente, il 90% dei soci possiede azioni per meno di 5 mila euro, una cifra gestibile che facilita i rimborsi. Inoltre, negli ultimi mesi, l’istituto ha organizzato una serie di incontri per mantenere i soci informati e dialogare con loro.

Tuttavia, alcuni soci descrivono un dialogo ancora complesso. La bcc lombarda, contattata da MF-Milano Finanza, li invita a recarsi in filiale e promette di trovare una soluzione nei limiti del possibile.

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Un investimento diverso dagli altri

Casi come quello della Centropadana potrebbero non essere unici, poiché il problema dei suoi soci deriva dallo status di cooperativa, comune a tutte le bcc. Chi investe in queste società ottiene titoli meno facilmente liquidabili rispetto a quelli delle banche quotate, e non esistono piattaforme dedicate allo scambio delle azioni.

Il problema era già emerso in passato per le banche popolari e per risolverlo è stato creato Vorvel, un sistema di negoziazione delle quote, che pur non essendo molto liquido, facilita comunque l’incontro tra potenziali compratori e venditori.

Anche i motivi e le modalità per diventare soci di una bcc differiscono. Spesso, si tratta di clienti che richiedono un prestito e vengono invitati a partecipare al capitale in cambio di vantaggi, come condizioni più favorevoli su prestiti o mutui. In definitiva, non si investe in una banca di credito cooperativo per il dividendo, che pur potendo essere distribuito, è comunque modesto.

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Le bcc secondo Iccrea

Dividendi sostanziosi sono tipici nelle spa, mentre nelle bcc prevalgono altre logiche, spiegano i rappresentanti del settore. «Essere nostro socio significa, da sempre e secondo lo spirito cooperativo che ci caratterizza, supportare la banca nel suo percorso e, proprio per questo, rappresenta un’impegno a lungo termine e una scelta personale, a volte anche familiare, che rinnova il legame stretto con la banca del proprio territorio», precisa in una nota Iccrea, che insieme a Cassa Centrale raggruppa le banche di credito cooperativo italiane.

Sul caso di Centropadana, la capogruppo Iccrea aggiunge che «le nostre bcc sono orientate al dialogo con i soci per il rimborso delle quote di capitale conferite» e che il consiglio di amministrazione dell’istituto «più volte si è espresso a favore di un confronto con gli azionisti che avanzano tale richiesta».

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Un tema di trasparenza

Ascolto o non ascolto, persiste il problema legato al bilancio, perché quando le bcc affrontano crisi, le richieste di recesso tendono ad aumentare. Un dilemma per i soci che hanno investito grandi somme e che necessitano di recuperarle rapidamente.

È necessario trovare una soluzione, magari rafforzando il fondo per i recessi. Parallelamente, l’intero settore cooperativo dovrebbe continuare a valorizzare gli obblighi di trasparenza. Nel caso della Centropadana, alcuni soci sostengono che al momento della sottoscrizione nessuno in filiale li avesse informati del reale rischio di entrare in una bcc. (riproduzione riservata)



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