Intelligenza artificiale, cloud computing e piattaforme web-mobile guidano oltre due terzi dei progetti totali
Nel biennio 2023-24, le banche e gli intermediari finanziari hanno investito circa 1 miliardo di euro in tecnologie avanzate, registrando un aumento previsto del 1,4% per il prossimo biennio. Un numero ristretto di intermediari ha dominato gli investimenti, con le banche come principali finanziatori. Questi dati emergono da uno studio di Bankitalia sui soggetti operanti nel settore fintech e sugli enti non regolamentati.
Per quanto riguarda le aree di spesa, pagamenti, intermediazione del credito e operazioni rappresentano l’88,5% del totale, anche se l’importanza dei pagamenti è calata a favore delle operazioni. Le tecnologie che hanno visto maggiore adozione includono piattaforme web-mobile, intelligenza artificiale (AI), cloud computing e Application Programming Interface (Api), rappresentando insieme oltre due terzi dei progetti totali.
Il panorama fintech in Italia
Il settore fintech italiano si presenta come un ambiente giovane e dinamico, con la prevalenza di microaziende (oltre il 50% con meno di 10 dipendenti), indipendenti, di recente formazione e concentrate principalmente nel Nord Italia, operando nel settore business-to-business (B2b).
Le aziende fintech stanno trasformando profondamente l’ecosistema finanziario: non solo offrono prodotti e servizi innovativi, ma stanno anche cambiando i modelli di business tradizionali degli operatori finanziari esistenti (incumbent), introducendo innovazioni che rivoluzionano i processi operativi, i servizi e le modalità di interazione con i clienti.
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Un impulso significativo a livello internazionale
L’analisi evidenzia un ruolo predominante dei fornitori tecnologici, ovvero aziende che offrono servizi tecnologici per supportare e migliorare le attività del settore finanziario, rendendo i processi più efficienti e migliorando l’esperienza del cliente attraverso l’uso di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale, big data e blockchain.
Il settore mostra anche una tendenza verso l’autofinanziamento e una forte collaborazione tra intermediari regolamentati, altre fintech e aziende tecnologiche. Si osserva inoltre una marcata spinta verso l’internazionalizzazione, con l’83% delle imprese che ha già adottato o prevede di adottare piani per entrare in mercati esteri entro l’anno successivo. Inoltre, quasi la metà delle aziende è impegnata in iniziative Fintech for Good, che hanno un impatto sociale e ambientale, mentre l’uso di brevetti e certificazioni rimane limitato.
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Il profilo delle fintech italiane
Le aziende fintech mostrano una struttura organizzativa altamente specializzata e competente: più della metà può essere classificata come full fintech, ovvero aziende che dedicano il 100% del loro personale esclusivamente a queste attività. Inoltre, il 60% del personale vanta oltre cinque anni di esperienza nel settore e prevalgono le competenze in ambito tecnologico-scientifico ed economico. La presenza femminile è ancora limitata.
Dal punto di vista geografico, l’analisi riconferma una forte concentrazione delle fintech nel Nord Italia, con circa il 75% delle sedi legali situato in quella zona, mentre il Centro e il Sud e le Isole contribuiscono rispettivamente con il 17% e l’8%. Tra le città, Milano si conferma come il principale hub per le fintech non regolamentate, ospitando circa il 42% delle sedi esaminate, seguita da Roma con il 13%. (riproduzione riservata)
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.