Case vuote: Parigi raddoppia la tassa sui proprietari che lasciano immobili sfitti, Italia 8 mln

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Parigi ha deciso di mettere sotto pressione i proprietari di immobili inutilizzati: dal 2027 i comuni potranno aumentare la tassazione sugli alloggi vuoti per riportare migliaia di case sul mercato. La misura, che punta a ridurre lo sfitto in una città dove il prezzo medio supera i 10.000 euro al metro quadro, riapre il dibattito sulle politiche abitative in tutta Europa — e mette in luce il contrasto con l’Italia, dove oltre 8 milioni di abitazioni restano “dormienti” senza che il governo abbia finora introdotto misure analoghe.

Cosa prevede la novità francese

La nuova interpretazione della legge finanziaria francese autorizza i comuni posti in aree ad alta tensione abitativa ad aumentare sensibilmente la tassa sulle case vuote. L’obiettivo dichiarato dalla giunta guidata da Emmanuel Grégoire è chiaro: incentivare la messa a reddito o la vendita degli immobili inattivi, invece di incrementare permanentemente il patrimonio inutilizzato.

Periodo di vuoto Aliquota prevista (valore locativo)
Fino a 12 mesi Aliquota corrente (es. 17%)
Oltre 1 anno ~30%
Oltre 2 anni fino al 60%

Secondo l’assessorato alla casa, l’introduzione di aliquote crescenti renderà meno sostenibile il guadagno derivante dall’immobile lasciato vuoto: per un appartamento medio, la tassazione potrebbe raddoppiare rispetto all’attuale livello dopo due anni di sfitto. L’intento ufficiale non è raccogliere più entrate, ma ripristinare l’offerta residenziale: l’obiettivo annunciato è riportare sul mercato circa 20.000 abitazioni.

Perché questa mossa è rilevante ora

La decisione arriva in un contesto di forte domanda abitativa: dati recenti indicano che a Parigi circa un alloggio su cinque risulta disabitato — tra case sfitte e seconde case si arriva a 274.000 unità. Negli ultimi dieci anni la quota di vuoti è salita dal 7% al 10% del patrimonio cittadino, mentre i canoni e i prezzi continuano a crescere.

  • Impatto sui proprietari: maggiore pressione fiscale per chi mantiene l’immobile inutilizzato a lungo.
  • Effetto sull’offerta: potenziale aumento di appartamenti disponibili in affitto o vendita.
  • Conseguenze sui prezzi: l’aumento dell’offerta potrebbe moderare la salita dei canoni, ma l’effetto dipenderà dalla risposta dei proprietari e dal mercato locale.

Altri approcci europei

Non è un’esperienza isolata: in altre capitali si adottano strumenti diversi per lo stesso fine. A Bruxelles, ad esempio, lo sfitto prolungato è trattato come un’infrazione amministrativa e può comportare sanzioni significative dopo 12 mesi di inutilizzo. Le autorità locali dispongono anche di un diritto di gestione pubblica che consente di assegnare gli alloggi vuoti a famiglie in emergenza abitativa.

Modelli simili mostrano che le opzioni possibili vanno dalla deterrenza fiscale alle sanzioni amministrative fino alla gestione diretta degli immobili; ciascuna scelta ha effetti diversi sui tempi di ritorno sul mercato e sui rapporti con i proprietari.

Il caso italiano

L’Italia presenta un fenomeno ampio e radicato: secondo il rapporto Federproprietà–Censis, sono circa 8,5 milioni le cosiddette «case dormienti», pari al 25,7% degli immobili intestati a persone fisiche. Nonostante la presenza di questo stock, le politiche finora adottate sono molto meno coercitive rispetto a quelle in discussione in Francia.

La misura più evidente introdotta di recente nel nostro paese è stata l’inasprimento fiscale sulle locazioni turistiche: la cedolare secca è salita al 26% sul secondo immobile destinato agli affitti brevi, mentre sul primo rimane l’aliquota del 21%. Tuttavia, questa leva agisce soprattutto sul segmento turistico e incide solo parzialmente sulla disponibilità di alloggi per la residenza ordinaria.

Quali sono gli scenari possibili

Le conseguenze pratiche delle misure francesi saranno visibili nei prossimi anni. Tra gli scenari plausibili:

  • una porzione significativa dei proprietari deciderà di mettere in affitto o vendere per evitare aliquote elevate;
  • alcuni proprietari potrebbero trasferire gli immobili su mercati alternativi (affitti brevi, proprietà estera), attenuando l’effetto sperato;
  • un aumento dell’offerta potrebbe stabilizzare o ridurre la pressione sui prezzi, ma l’entità dell’effetto dipenderà da variabili locali come la domanda e la regolazione degli affitti.

Per i cittadini interessati: la misura apre un osservatorio importante sulle scelte regolatorie legate alla disponibilità abitativa. Nei mesi che vengono sarà utile monitorare i dati sull’effettivo ritorno degli immobili sul mercato e le eventuali reazioni legislative o amministrative in altri paesi, Italia inclusa.

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