The Italian Sea Group nel mirino per sovraccosti: sindaci allarmati sulla tenuta finanziaria

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Negli ultimi giorni The Italian Sea Group è al centro di un’indagine interna dopo che sono emersi scostamenti significativi sui costi delle commesse e le dimissioni di alcuni esponenti di vertice. La vicenda ha ripercussioni immediate sul piano finanziario, industriale e occupazionale: la società ha avviato verifiche forensi e il titolo ha subito flessioni in Borsa.

La direzione aziendale ha incaricato una società esterna per ricostruire l’entità degli extra-cost e identificare i responsabili; nel frattempo i revisori e il collegio sindacale hanno chiesto chiarimenti sulle condizioni di liquidità e sulla possibile applicazione del Codice della crisi.

Due diligence forense affidata a KPMG

Il gruppo ha dato mandato a KPMG per eseguire una due diligence di tipo forense: la prima fase, orientata all’analisi di un campione di commesse e del modello di controllo interno, è prevista in circa sei settimane. Al termine di questa prima tranche sarà prodotto un rapporto preliminare (un «red flag report») e, se necessario, gli accertamenti saranno ampliati.

Obiettivo degli approfondimenti è definire con precisione l’ammontare dei costi oltre il budget e ricostruire le modalità attraverso le quali tali spese sono state autorizzate o occultate rispetto alle procedure previste.

Chi risulta coinvolto e quali conseguenze disciplinari

Dalle prime verifiche interne emergerebbe il coinvolgimento, oltre che di ruoli operativi, anche di alcune figure di vertice. Alcuni dirigenti avrebbero ammesso di aver adottato pratiche gestionali non conosciute dall’amministratore delegato, dal consiglio e dagli organi di controllo.

La società dichiara di aver inoltrato contestazioni formali e, in casi selezionati, di aver applicato misure cautelari e sospensioni in attesa del completamento degli accertamenti.

  • Indagine: due diligence forense affidata a KPMG, prima fase stimata 6 settimane.
  • Ambito: costi extra-budget, controllo delle commesse, processo finanziario interno.
  • Provvedimenti: lettere di contestazione e sospensioni nei confronti dei responsabili individuati.

Ripercussioni sul personale e relazioni sindacali

Il gruppo ha spiegato che un ritardo nei pagamenti delle retribuzioni — pari a circa otto giorni — è stato causato dall’insufficiente liquidità registrata nel periodo precedente il perfezionamento di un finanziamento soci da 25 milioni. La situazione ha alimentato il malcontento dei lavoratori e, dopo una recente protesta, è stato avviato un contatto con il Prefetto.

È stata concordata la convocazione di un tavolo di confronto che coinvolgerà il Comune, le organizzazioni sindacali e l’Autorità portuale; la direzione aziendale ha escluso al momento ricorsi a strumenti di integrazione salariale per gestire l’ordinario avanzamento delle commesse.

Rapporti con banche e factoring

Per fronteggiare le tensioni di cassa, The Italian Sea Group ha aperto interlocuzioni con gli istituti di credito e con società di factoring. Un primo incontro con il sistema bancario è programmato nei prossimi giorni per valutare misure di breve termine.

Allarme del collegio sindacale e della revisione

Il collegio sindacale, insieme alla società di revisione BDO, ha segnalato alla governance l’esistenza di elementi che potrebbero integrare le condizioni previste dall’articolo 2 del Codice della crisi d’impresa. Tale segnalazione è scaturita anche a seguito di una richiesta di pagamento da parte di un factor, notificata lo scorso 24 febbraio.

Al consiglio è stato dato un termine di dieci giorni per comunicare le azioni intraprese e i provvedimenti previsti per evitare il deterioramento della situazione.

Dimissioni nel cda e contestazioni tra ex vertici e management

Nella settimana appena trascorsa si sono dimessi con effetto immediato il presidente Filippo Menchelli e il vicepresidente e dirigente preposto alla rendicontazione contabile Marco Carniani. Poco dopo ha lasciato anche la consigliera non esecutiva Laura Angela Tadini, espressione di una partecipazione significativa della capogruppo di riferimento.

I dimissionari hanno contestato pubblicamente la ricostruzione fornita dall’amministratore delegato Giovanni Costantino, annunciando verifiche autonome sulla gestione societaria degli ultimi anni e riservandosi di rendere note le risultanze. L’azienda definisce invece le affermazioni “infondate” e avverte che proseguirà con accertamenti puntuali, riservandosi di attivare ogni iniziativa utile a tutela degli interessi sociali e degli azionisti.

La disputa interna aumenta il profilo di rischio reputazionale e potrebbe avere effetti sulle relazioni commerciali e sugli accessi al credito qualora le evidenze confermassero anomalie operative o procedurali.

Perché questa vicenda conta ora

La combinazione di un’indagine forense, dubbi degli organi di controllo e dimissioni dei vertici genera incertezza su tre fronti principali: stabilità finanziaria, continuità produttiva delle commesse e fiducia dei partner finanziari. L’esito degli accertamenti determinerà le mosse future degli investitori e degli altri stakeholder.

  • Impatto sul mercato: l’andamento del titolo è sensibile alle novità sull’indagine e sui flussi di cassa.
  • Rischio operativo: possibili ritardi nelle consegne se la situazione di cassa non verrà stabilizzata.
  • Esiti legali e disciplinari: eventuali azioni contro chi fosse ritenuto responsabile.

La vicenda resta in evoluzione: i prossimi giorni porteranno il primo documento di sintesi da KPMG e il confronto con il sistema bancario che potranno chiarire se si tratta di un episodio circoscritto o di criticità più profonde. I lavoratori, gli investitori e i creditori saranno tra i soggetti chiamati a giudicare la capacità dell’azienda di rimettere ordine e garantire la continuità.

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