Cr Asti: futuro della banca in bilico, grande attesa per il rinnovo del cda!

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Giovedì 4 dicembre si terrà la riunione del consiglio di indirizzo della Fondazione di Asti, principale azionista (31,8%) della banca piemontese. L’advisor Equita presenterà nuovamente i risultati del suo lavoro. Le opzioni sul tavolo includono la vendita o la riduzione della partecipazione. Intanto, l’ente considera il rinnovo del cda.

La discussione sulla sorte della Cassa di Risparmio di Asti continua senza sosta. Il prossimo giovedì 4 dicembre si riunirà il consiglio di indirizzo della Fondazione omonima, che detiene il 31,8% dell’istituto bancario piemontese. Questo appuntamento segue di circa due settimane l’ultima riunione del cda, durante la quale il presidente Livio Negro ha sollecitato un’analisi più approfondita del mandato affidato a Equita per valorizzare l’asset dell’ente.

Questo incarico ha generato diverse interazioni inizialmente con Bpm, che possiede già il 9,9% di Cr Asti, e successivamente con Credem e Unicredit, tutti interessati all’istituto. Tuttavia, le discussioni sono diventate tese poiché la maggior parte dei consiglieri non era favorevole all’apertura del capitale a un soggetto esterno. Nonostante ciò, la Fondazione ha negato che ci sia stata una bocciatura di Negro, spiegando di aver semplicemente posticipato la decisione.

  • Leggi anche: Credem sfida Banco Bpm su Cr Asti: la banca della famiglia Maramotti in campo per la maggioranza dell’istituto piemontese

La discussione continua

In vista del nuovo cda, il dialogo si sposterà su un altro fronte. Ancora una volta, Equita sarà presente per aggiornare il consiglio di indirizzo sugli sviluppi recenti. Sarà un incontro preliminare, convocato per ampliare il dibattito sul futuro di Cr Asti. I consiglieri sono tutti consapevoli dei vincoli del Protocollo Acri-Mef, che limita le fondazioni a non investire oltre il 44% del proprio patrimonio nella banca di riferimento. La Fondazione di Asti ha superato tale soglia, investendo circa l’80%.

Di conseguenza, la Fondazione di Asti è tenuta a ridurre la sua partecipazione, ma non c’è consenso sul come procedere. C’è tempo, comunque, poiché il protocollo offre tre anni per conformarsi, a partire dalla presentazione di un progetto specifico al Mef. Tuttavia, ci sono opportunità che non si dovrebbero lasciar sfuggire, e gli altri azionisti ne sono consapevoli. Ma le Fondazioni di Biella (12,91%) e Vercelli (4,2%), oltre a Crt (6%), sembrano intenzionate a attendere che sia la Fondazione di Asti a muovere la prima mossa, per poi seguirne l’esempio.

  • Leggi anche: Banco Bpm muove su CariAsti e rilancia nel risiko bancario

Due possibili scenari per Cr Asti

Le opzioni sono due: trovare un accordo per cedere la maggioranza del capitale a un entità più grande, migliorando così il rendimento medio del dividendo ricevuto, che per la Fondazione di Negro è stato del 2,47% negli ultimi quattro anni, lontano dall’11,86% ottenuto da Cr Cuneo da Intesa Sanpaolo. L’alternativa sarebbe la vendita di una quota di circa il 10%, ma ciò complicherebbe la possibilità di ottenere un premio per il controllo e influenzare la governance della banca.

  • Leggi anche: Cr Asti, il ceo Carlo Demartini assolto in appello dal reato di false comunicazioni sociali. Quale sarà il futuro della banca

Rinnovo imminente del cda

Questa è anche una questione che si sta scaldando, dato che ad aprile scadrà il cda di Cr Asti e il principale azionista sta già valutando i candidati adatti. L’obiettivo è selezionare profili conformi ai requisiti richiesti da Bankitalia, professionisti che potrebbero migliorare la gestione dell’istituto. Le riflessioni si estenderanno anche al ceo Carlo Demartini, la cui conferma è incerta. (riproduzione riservata)





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