L’idea di un’imposta aggiuntiva per la Finanziaria colpisce il settore bancario: perdite quasi del 5% in una settimana a seguito di un lungo periodo di crescita (+50% da gennaio). Incidono anche la crisi politica in Francia e il rallentamento del risiko. Strategie future per le banche a Piazza Affari | Tajani: «No a nuovi carichi fiscali sulle banche. Lo Stato deve mantenere un ruolo di mediatore»
Un semplice suggerimento ha avuto un impatto devastante sul mercato azionario. Con l’annuncio del ministro Giancarlo Giorgetti riguardo un possibile nuovo prelievo sulle banche, i titoli di settore hanno visto interrompersi la loro ascesa a Piazza Affari. Tale notizia ha causato una perdita del 4,4% sull’indice Ftse Mib Banche dal 25 al 29 agosto.
La questione riguarda l’ipotetica tassa sui riacquisti di azioni, proposta scartata precedentemente ma ora riconsiderata per finanziare la legge finanziaria. Si potrebbe aggiungere anche un ulteriore congelamento delle dta (differenze temporanee attive convertibili in crediti di imposta) per un altro anno, il terzo consecutivo. Questi sviluppi hanno messo in dubbio un rally che proseguiva dallo scorso ottobre, stimolato dall’incremento dei tassi da parte della BCE.
La crisi politica francese e la fine del risiko
Al di là di questi sviluppi, vi sono altri due fattori dietro la brusca interruzione. Il primo è una nuova crisi politica in Francia, con il governo di nuovo a rischio a causa della legge di bilancio, aumentando la possibilità di elezioni anticipate che hanno colpito le banche francesi e, di conseguenza, quelle europee. L’altro fattore è il rallentamento del risiko italiano, che sembra avvicinarsi alla conclusione (almeno per la prima fase) con l’imminente scadenza dell’offerta pubblica di scambio di Mps su Mediobanca. È normale quindi che alcuni investitori, in questo clima di incertezza, abbiano deciso di realizzare i loro profitti.
In questo periodo gli analisti hanno evidenziato come i portafogli dei gestori fossero sovrappesati sulle banche. E non si può biasimarli, considerando che l’indice di settore è cresciuto del 50% da gennaio a Piazza Affari. Attualmente, le banche italiane si scambiano in media a 10 volte gli utili previsti per il 2026 e a 1,5 volte il patrimonio, rispetto allo 0,5-0,6 precedente al rialzo dei tassi. Un valore giustificato dall’aumento della redditività, passata dal 7-8% al 14-15%, con punte oltre il 20% per i due grandi istituti italiani, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Incertezza finanziaria
In questo scenario, si profilano tre grandi incognite. La risposta alla prima arriverà l’8 settembre con il voto di fiducia al Parlamento francese. Lo stesso giorno terminerà l’ops di Mps su Mediobanca, anche se il risiko potrebbe riservare nuove sorprese ora che Banco Bpm è sfuggita all’acquisizione da parte di Unicredit e potrebbe formare il terzo polo con Siena. Per quanto riguarda la manovra, sarà necessario più tempo per avere un quadro definito. Prima sarà fondamentale il confronto tra il governo e l’Abi, e solo successivamente si potrà capire se la possibile tassa sui riacquisti sarà confermata o modificata dalle Camere a dicembre.
I protagonisti dei riacquisti di azioni
Intesa Sanpaolo e Unicredit sarebbero le più impattate dall’imposta sui buyback, specialmente se fosse applicata retroattivamente come in Francia. Piazza Gae Aulenti è molto attiva nel campo dei riacquisti e attualmente ha in corso una tranche da 1,8 miliardi su un totale residuo di 3,6 miliardi basati sugli utili del 2024, secondo gli analisti di Equita. Ca’ de Sass valuta invece distribuzioni aggiuntive annuali che stima in circa 2 miliardi (pari al 2% della capitalizzazione).
Questi programmi hanno contribuito alla performance positiva in borsa (Unicredit +80% nell’ultimo anno e Intesa +45%) poiché ai riacquisti segue generalmente l’annullamento delle azioni, riducendo così il numero di titoli sul mercato e aumentando l’utile per azione. Pertanto, è anche merito dei riacquisti se le due maggiori banche italiane presentano il maggior numero di raccomandazioni positive dagli analisti (18 per Intesa e 13 per Unicredit), supportate da un total return negli ultimi tre anni (265% per Ca’ de Sass e 670% per Piazza Gae Aulenti). Entrambi gli istituti vantano inoltre il multiplo più elevato rispetto al patrimonio: 1,6 volte per entrambi.
Le dta di Mps
L’unica altra banca italiana con un significativo programma di riacquisto è Mediobanca (400 milioni previsti per il 2025). Anche in questo caso, le performance in borsa sono state notevoli, con un incremento di circa il 40% nell’ultimo anno e un total return di oltre il 200%. Il futuro del titolo è legato all’esito dell’ops di Mps, che si basa su 2,9 miliardi di dta che potrebbero essere recuperate più rapidamente in caso di fusione con Piazzetta Cuccia.
Tuttavia, in questo contesto, non si tratta delle stesse imposte esaminate dal governo: quelle che potrebbe utilizzare Siena sono relative alle perdite passate, mentre quelle già congelate per ventiquattro mesi con la precedente manovra riguardano svalutazioni su crediti e avviamenti. Negli ultimi anni Mps ha mostrato segni di recupero e anche il titolo ha risentito positivamente in borsa, dove ha registrato un incremento del 50% in un anno. Tuttavia, il total return rimane ancora influenzato dalle scorie del passato (per anni il Monte non ha distribuito dividendi): quello degli ultimi tre anni è fermo al 24%.
Le opzioni di Bpm
In caso di successo dell’ops, il polo Mediobanca-Mps potrebbe espandersi includendo Banco Bpm. Piazza Meda è rimasta per otto mesi sotto passivity rule dopo il tentativo di acquisizione da parte di Unicredit, ma questo non ha impedito al titolo di apprezzarsi (+95% dall’agosto scorso), supportato dall’attrattiva speculativa. Negli ultimi tre anni, il CEO Giuseppe Castagna ha garantito ai suoi azionisti il terzo miglior total return tra i grandi istituti italiani (454%) e ora è libero di agire nuovamente nel risiko.
Tra le grandi, finora, solo Bper ha completato con successo un’ops (escludendo Bpm su Anima), quella sulla Popolare di Sondrio. I due titoli hanno sofferto meno le voci sulla manovra grazie a Deutsche Bank, che ha alzato il prezzo obiettivo sugli emiliani a 12,1 euro dai precedenti 8,4 euro e sui valtellinesi a 11 euro da 10,8 euro. Bper è inoltre terza per raccomandazioni positive (11) e ha registrato un incremento quasi dell’80% in borsa in dodici mesi, con un total return del 570% negli ultimi tre anni.
I consigli degli esperti
Questo il passato. Cosa accadrà ora ai titoli delle banche italiane? Nonostante le incognite, gli analisti sottolineano che i multipli rimangono ragionevoli e le distribuzioni delle società finanziarie continuano ad essere le più alte a Piazza Affari. Le banche potrebbero incontrare difficoltà sempre maggiori nel ripetere le performance passate, ma potrebbero sorprendere con un secondo round di m&a (potenzialmente anche a livello europeo) e sfruttare i tassi che sembrano stabilizzarsi intorno al 2%. Gli esperti ritengono quindi che le banche rimangano una scommessa sicura e che sia prematuro attendersi un significativo cambio di settore.
Anche la possibile tassa sui riacquisti non dovrebbe preoccupare eccessivamente. L’ipotesi più probabile prevede l’introduzione di un’aliquota tra il 2 e il 3% sul valore lordo dei riacquisti, seguendo il modello statunitense che calcola l’imponibile sul valore di mercato delle azioni. Considerando anche un nuovo congelamento delle dta, l’impatto sugli istituti (inclusi quelli non quotati) non dovrebbe superare i 2 miliardi su una capitalizzazione complessiva di 250 miliardi dell’intero settore.
A caccia di risorse
Sarebbe diverso, invece, se il governo decidesse di chiedere un contributo annuale, poiché in questo caso gli investitori potrebbero essere scoraggiati dal rischio politico. «Trovare risorse per ridurre le tasse e stimolare lo sviluppo e l’occupazione è un obiettivo legittimo», commenta Marco Osnato (FdI), presidente della Commissione Finanze della Camera.
«Le banche hanno tutto l’interesse a mantenere clienti e aziende solidi, capaci di onorare mutui e prestiti ricevuti. Non abbiamo nulla contro gli istituti di credito, poiché le tasse non sono un fine in sé e non colpiscono specificatamente nessuno: servono solo a redistribuire la ricchezza e offrire più servizi ai cittadini». (riproduzione riservata)
Articoli simili
- Titoli di Stato USA: Scopri Rischi e Opportunità nell’Acquisto dei Treasury!
- Piazza Affari sfida le previsioni: chiude agosto con un +2,95%, ma settembre sarà decisivo!
- Manovra Giorgetti: “Poca Ambizione?” L’Italia in Difesa senza Status di Grande Potenza!
- 2026: Focus sulle banche europee sane, le altre a rischio?
- Esplosione di recesso alla Bcc Centropadana: 4mila domande, code per liquidazioni!

Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.