In Italia il mondo della progettazione e del design mostra segnali evidenti di squilibrio: le professioniste pagano ancora lo scotto di retribuzioni inferiori e di tempi di cura familiari più onerosi, fattori che riducono visibilità e opportunità. Due tendenze cambiano rapidamente il quadro: la crescente attenzione pubblica alle questioni di genere e l’adozione di nuove tecnologie che possono riequilibrare ritmi e modi di lavoro.
Secondo dati di settore citati da associazioni professionali, il divario retributivo rimane marcato: in media le donne guadagnano quantità significativamente inferiori rispetto ai colleghi maschi, mentre il carico di cura familiare grava molto più sulle professioniste. Il risultato è che molte progettiste faticano a trovare tempo e risorse per promuovere la propria attività in un mercato sempre più competitivo.
Modelli e riconoscimento
La carenza di riferimenti femminili in ambito accademico e sui media specializzati emerge come una delle cause principali della mancanza di visibilità. Diverse professioniste ricordano di non aver avuto figure femminili di eccellenza con cui identificarsi durante la formazione, un vuoto che influisce sulle scelte di carriera e sulla percezione delle proprie capacità.
La storia mostra come, anche in movimenti progressisti come il Bauhaus, alle donne venissero spesso riservati ruoli ritenuti “femminili”, mentre l’accesso ai laboratori considerati tecnici era una eccezione. Solo recentemente alcune autrici e progettiste storiche — da Eileen Gray a Charlotte Perriand — hanno ricevuto rinnovata attenzione attraverso grandi mostre internazionali.
Ruolo progettuale: esiste una differenza?
Le intervistate evitano conclusioni semplicistiche. La progettazione è descritta come un’attività creativa orientata alla soluzione di problemi: attribuirle tratti “di genere” rischia di irrigidire stereotipi. Tuttavia, alcune professioniste osservano che, nella pratica, la sensibilità verso la cura, l’attenzione al processo e la volontà di integrare aspetti sociali e ambientali stanno emergendo con forza tra molte progettiste.
Al contrario, attribuzioni legate alla performance e alla visibilità sono ancora spesso associate ai modelli maschili. Questa differenza percepita non è biologica ma culturale: condizionamenti storici e organizzativi ancora influenzano chi ottiene incarichi e riconoscimenti.
Tre leve per un cambiamento concreto
- Collaborazione: favorire reti professionali femminili, mentoring e pratiche di visibilità condivisa per moltiplicare opportunità e ridurre la competizione distruttiva.
- Tecnologie e nuovi modi di lavorare: lo smart working e gli ambienti digitali possono snellire processi, ridurre spostamenti e liberare tempo da dedicare a ricerca, cura e formazione.
- Educazione e pratiche quotidiane: intervenire sui pregiudizi sin dall’infanzia e evitare la delega automatica di compiti in base al genere, anche nei piccoli gesti di ufficio o in cantiere.
Queste misure sono percorribili su breve termine e, se adottate in modo diffuso, possono cambiare la distribuzione di carichi e responsabilità. Alcune professioniste raccontano di aver trasformato trattamenti differenziati in stimoli personali: studiare di più, approfondire competenze tecniche, farsi riconoscere in contesti tradizionalmente maschili come il cantiere.
Pratiche quotidiane e cultura del lavoro
Piccoli comportamenti — come non rivolgersi automaticamente a un uomo per questioni tecniche o non assegnare alle donne solo i compiti estetici — possono contribuire a smantellare stereotipi radicati. Anche le scelte educative in famiglia hanno un impatto: incoraggiare ragazze e ragazzi a esplorare interessi non stereotipati aiuta a costruire professionisti più liberi nelle scelte future.
La tecnologia gioca un ruolo pratico: studi che funzionano in remoto, server condivisi e flussi di lavoro digitali permettono di organizzare attività in modo più trasversale e meno centrato sulla presenza fisica, favorendo chi deve bilanciare più ruoli.
Iniziative e prospettive
Oltre alle mostre internazionali che stanno ridando spazio a figure femminili storiche, nascono e si rafforzano in Italia realtà associative e piattaforme che promuovono la visibilità delle progettiste. Fra queste, una piattaforma nazionale che raccoglie centinaia di professioniste, insieme ad associazioni come Ada – Associazione Donne Architetto, Aidia Women in Lighting Italy e network internazionali come Ladies, Wine & Design, cercano di ampliare opportunità e riconoscimenti.
Il punto è chiaro: più rappresentanza e più equità non sono solo questioni etiche, ma determinano la qualità delle soluzioni progettuali. Ambienti professionali inclusivi favoriscono risposte più sostenibili e resilienti ai problemi sociali e ambientali di oggi.
Perché conta adesso: l’urgenza climatica, la trasformazione digitale e la riorganizzazione post-pandemica richiedono team plurali e abili nel gestire complessità. Se le progettiste non ottengono pari condizioni — di lavoro, tempo e retribuzione — l’intero settore perde innovazione e capacità di risposta.
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Esperto nel settore immobiliare, Marco Esposito guida i lettori nella comprensione delle tendenze del mercato italiano. Grazie ai suoi consigli pratici, individua le migliori opportunità d’investimento nel settore.