Durante la celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, dieci architette condividono le loro riflessioni sui cambiamenti del ruolo femminile nell’architettura
Studio: Maria Antonietta Giulii
Dove: Milano
L’approccio verso le donne e il concetto di genere stanno evolvendo e continueranno a farlo. L’utilizzo del termine “architetta” rappresenta una parte di questo cambiamento, un segno di progresso che si aggiunge ai tanti già compiuti per promuovere la parità di opportunità. È essenziale considerare l’individuo per le sue qualità personali piuttosto che per il genere. Trovo ancora sconcertante che, nonostante i progressi, in alcuni contesti si continui a chiedere il sesso della persona. In ambito lavorativo, la determinazione è cruciale, ma spesso è il contesto a fare la differenza. Continuiamo a lavorare per cambiare le cose.
Studio: fondatrici di Rogan Nash Architects
Dove: Auckland, Nuova Zelanda
Fin dall’università, ho percepito che il sostegno alle donne non era un caso ma il risultato dell’impegno di chi era venuto prima di me. Il mio primo lavoro in cantiere mi è valso il soprannome di “Lady Architect”, un appellativo che trovavo strano. Non ho mai perso opportunità a causa del mio genere e questo non ha impedito il mio successo professionale né l’avvio della mia attività. Persistono ancora convinzioni errate sulla differenza tra architetto e architetta, spesso si ritiene che le donne siano più portate per gli interni piuttosto che per la costruzione di grandi strutture. In realtà, la specializzazione è una scelta individuale che non dipende dal genere. Il mio impegno è sempre stato quello di eccellere nell’architettura, senza etichette di genere.
Studio: EMR Architecture
Dove: Londra, Regno Unito
Dopo la laurea a Madrid, ho deciso di trasferirmi a Londra, una città effervescente e in costante cambiamento, specialmente nel settore dell’architettura. Durante gli studi universitari ho avuto la fortuna di essere circondata da docenti femminili di fama internazionale, una condizione non comune in tutte le facoltà di architettura. Nonostante oggi le donne rappresentino più della metà degli studenti di architettura in Europa, ciò non si riflette nel mondo del lavoro, dove mancano figure femminili in posizioni di leadership e management. Sono grata per le figure femminili che ho avuto come riferimento, ma auspico una maggiore presenza di donne in ruoli apicali. Credo che la situazione stia migliorando, anche se spesso nei contesti lavorativi agli uomini vengono affidate le questioni tecniche, mentre alle donne quelle legate al design e all’estetica.
Studio: Mathilde Mahler Architecte
Dove: Parigi, Francia
Da vent’anni esercito la professione di architetto, di cui dieci come libera professionista. Prima di aprire la mia attività ho lavorato in vari studi, e tutto procedeva bene fino alla nascita dei miei figli. Uscire prima dall’ufficio per andare a prenderli all’asilo era malvisto. Non credo che questo problema sia esclusivo della nostra professione; è una realtà con cui molte donne si confrontano in Francia. Dall’apertura del mio studio, i clienti tendono a contattarmi più per progetti di interior design che per quelli architettonici, nonostante la mia competenza in entrambi i campi. Cambiare la loro percezione dipende dalla mia capacità di costruire un rapporto di fiducia solido.
Studio: Devi Dutta Architecture
Dove: Berkeley, California, Stati Uniti
La mia esperienza presso l’Università Tulane e l’Università della California a Los Angeles (UCLA), già 25 anni fa, era caratterizzata da un ambiente molto egualitario. Molte delle professoresse e la preside erano donne, quindi non ho mai percepito il genere come un ostacolo. Chi lavorava sodo e presentava design interessanti era generalmente rispettato e preso sul serio.
È stato solo entrando nel mondo del lavoro che ho notato l’enorme disparità di genere non solo nell’architettura, ma anche nell’edilizia, nell’ingegneria e nelle agenzie cittadine: praticamente ogni aspetto del processo di progettazione e costruzione era dominato dagli uomini.
Tendendo a preferire gli studi di design gestiti da donne, forse per compensare quella disparità o forse perché mi sentivo più accolta, ho avuto la fortuna di avere delle mentori straordinarie all’inizio della mia carriera. La rappresentanza conta. In un campo così competitivo, ciascuna di loro (Darlene Jang, Toby Levy e Anne Fougeron) è stata in grado di affermarsi e farsi ascoltare in maniera unica. I loro insegnamenti hanno sicuramente plasmato la mia carriera.
Ho iniziato a lavorare in modo autonomo circa 12 anni fa, mentre stavo per avere il mio terzo figlio e iniziavo la ristrutturazione della mia casa, in concomitanza con l’inizio della recessione. Questo si è tradotto in un’opportunità perfetta per concentrarmi sul mio progetto personale. Mi sono lanciata nell’imprenditoria e così è nata Devi Dutta Architecture. Poi ho iniziato ad aiutare amici e parenti nei loro piccoli progetti, e l’esperienza maturata ha definito la gamma di servizi che oggi sono in grado di offrire. Ho sempre cercato di mantenere i contatti che ho stabilito durante la mia carriera e questo mi ha aiutata a far crescere l’azienda attraverso la collaborazione e le referenze.
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Studio: Archimentelab
Dove: Monza
Dopo aver conseguito la laurea in Architettura nel 1998, ho accumulato esperienza lavorando in vari studi prima di avviare il mio. Nonostante abbia sempre goduto di stima professionale, ho notato una certa riluttanza nei miei confronti da parte delle maestranze, che sembravano convinte che una donna non potesse comprendere gli aspetti più tecnici del cantiere. La vera svolta è avvenuta con l’apertura del mio studio, che mi ha permesso di interfacciarmi direttamente con i clienti, nonostante inizialmente fossi spesso scambiata per un’assistente. Ritengo che questi ostacoli fossero più legati all’età e all’esperienza che non al genere. L’apertura del mio studio è stata l’unica vera opportunità di avanzamento nella mia carriera, compiuta nonostante le sfide che ogni donna affronta nel bilanciare la vita lavorativa con quella familiare.