Minimalismo Scandinavo Rivoluziona un Classico Milanese: Scopri Come!

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Tavolo: Feldmark di Roland Graf per Magazin (Stoccarda). Sedia: SE 68 di Egon Eiermann, 1951; lampada a sospensione Vonk light di Lené e Johan Botha per Woltemade (Sud Africa)

Panoramica
Chi vive qui:
la designer Manuela Fernandez insieme al compagno e alla figlia

Dove: Milano

Progettista: Arnouva Elanández

Superficie: 140 m² distribuiti tra un soggiorno, uno studio-camera, due camere da letto, due bagni

Anno: inizi del ‘900

Ristrutturazione: 2016

Dopo aver viaggiato per anni tra il suo Sud Africa natale e diverse città europee, come Spagna e Germania, l’architetta Manuela Fernandez decide di stabilirsi a Milano, avviando un nuovo capitolo della sua vita. In cerca di una soluzione abitativa temporanea con il marito, si imbatte quasi per caso in questo affascinante appartamento milanese di inizio Novecento: situato vicino a Porta Garibaldi, il luogo esala un fascino retrò grazie agli stucchi maestosi e al pavimento in legno a spina di pesce.

L’appartamento, disabitato da tempo, richiedeva un intervento significativo soprattutto nell’ingresso e nella zona notte, dove una ristrutturazione precedente negli anni ’80 aveva alterato pesantemente la disposizione delle stanze. Eliminando pareti divisorie superflue e rispettando gli stucchi d’epoca, è stato possibile ripristinare la disposizione originale degli ambienti. Il soggiorno è stato trasformato in un ampio open space conservando il vecchio parquet a spina di pesce, che ora domina l’intera area giorno.

Fatta eccezione per la cucina, progettata su misura, nessun mobile è stato specificamente acquistato per il nuovo appartamento. Invece, sono stati portati tutti i pezzi d’arredo che Manuela aveva raccolto nei suoi viaggi tra il Sud Africa e la Germania. Il desiderio di non sovraccaricare gli spazi si è unito all’intenzione di valorizzare i numerosi mobili acquisiti nel tempo. Tra questi, molti pezzi vintage, principalmente scandinavi con alcune aggiunte italiane, si fondono con mobili contemporanei tedeschi e sudafricani, testimoniando la passione della proprietaria per la ricerca di pezzi autentici.
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Seduta: LCM Plywood Side Chair di Charles & Ray Eames, 1945 per Vitra; tavolino basso: Danish Rosewood Side Table di Kristian Vedel per Søren, 1963; consolle di Antoine Philippon & Jaqueline Lecoq, 1964-1965. Sopra la consolle, lampada di Giotto Stoppino degli anni ’70

Una nicchia naturale avvolta dalla luce, il bovindo accoglie un angolo salotto trasformabile in uno spazio cocoon per conversazioni intime o momenti di lettura e relax. Dominato da toni neutri e desaturati, lo spazio si anima solo grazie alla presenza delle lampade a sospensione in vetro soffiato a mano.

La cucina, realizzata su misura, è stata progettata da Manuela per offrire un ampio spazio di lavoro. In contrasto con il grande blocco nero, il pensile bianco a sospensione alleggerisce e sdrammatizza il tono scuro della base, rendendolo meno imponente. Il piano, in travertino, ospita oggetti funzionali di uso quotidiano, insieme a qualche libro di cucina.

La presenza della luce nella stanza è stata una piacevole sorpresa: stranamente, le finestre erano state murate dai precedenti proprietari. Riaprirle ha dato nuova vivibilità allo spazio, aumentando i punti luce in tutta la zona giorno.

Sopra la panca, alle pareti, un’opera di Barbara Colombo. L’artista milanese, grande amica della famiglia, è stata la prima persona che Manuela ha incontrato a Milano e il quadro è stato realizzato appositamente per loro.

Madia di Antoine Philippon & Jaqueline Lecoq, 1964 | 1965 Behr Möbel; lampada vintage anni ’60-’70, letto: Stapelbett Lönneberga di Alexander Seyfried, 2006-2007

Accanto al living, lo spazio studio è concepito come un’estensione del grande open space, apribile all’occorrenza per ampliare ulteriormente l’ambiente. I mobili, quasi esclusivamente di origine tedesca, sembrano aver trovato naturalmente il loro posto nella nuova stanza. Tra questi, anche un letto che può essere utilizzato, all’occorrenza, per ospitare gli ospiti.

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Poltroncina: Tulip ArmChair, Eero Saarinen per KNOLL, 1957

Decisamente minimalista, la camera da letto principale è uno spazio privo di fronzoli che privilegia la semplicità, godendosi il lusso di essere immersa nel bianco e nello spazio vuoto. Le nicchie preesistenti sono state sfruttate come spazi contenitivi, valorizzando ulteriormente la pulizia generale dell’ambiente.

Lampada: Von light, di Lené e Johan Botha per Woltemade

Ispirata alla filosofia steineriana, la camera di Kylie è un vasto spazio dedicato al gioco e al riposo che predilige l’uso esclusivo di materiali naturali. Tutti gli arredi sono bassi, così da rendere accessibili gli oggetti e i giochi: anche il letto a castello, rivestito di loden austriaco, è particolarmente basso per facilitarne la sistemazione. Ancora una volta, il mix tra linee contemporanee e tratti vintage misurati si impone, in continuità con il resto della casa.

Tra le due camere, un bagno comunicante non si priva del parquet e assume un tratto scultoreo grazie alle linee minimaliste del blocco vasca, magicamente inondato dalla luce che dalla finestra si insinua nella stanza.

Questo racconto è stato pubblicato il 6 giugno 2020 e successivamente aggiornato

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