Un’abitazione di campagna alle porte di Milano è stata trasformata dal suo stesso proprietario, designer e restauratore: grazie a interventi mirati e a materiali recuperati, una cascina dei primi del Novecento torna a vivere con soluzioni pratiche e a basso impatto. Il progetto dimostra come risparmio, memoria familiare e design sostenibile possano combinarsi in spazi contemporanei e funzionali.
Numeri, luogo e protagonisti
- Chi: Diego Longoni, designer e responsabile del progetto
- Dove: Settimo Milanese, periferia di Milano
- Anno di costruzione: 1910
- Inizio lavori: 2014
- Superficie: 70 m²
- Budget stimato: circa 20.000 € per strutture e impianti, 10.000 € per arredi realizzati su misura
Il recupero parte dal valore affettivo: la cascina apparteneva ai bisnonni di Longoni, che ricavavano i mattoni dall’argilla del terreno vicino al fiume. Per questo motivo la parete alle spalle del divano è stata riportata allo stato originale, con mattoni restaurati e integrazioni recuperate in cascine abbandonate della zona.
Spazi e scelte progettuali
Non essendoci murature perimetrali, l’abitazione è stata riadattata in un grande open space che accorpa giorno e pranzo, con una camera e un bagno separati. I soffitti alti 3,5 metri e dettagli come canne di bambù ritrovate durante il restauro sono stati mantenuti per preservare il carattere dell’edificio.
Il divano è un pezzo autoprodotto: struttura metallica, pallet come base e un ampio cuscino. L’idea è alleggerire la composizione e valorizzare il contrasto tra materiali ruvidi e tessuti comodi.
Una scala recuperata da un vecchio pollaio è stata trasformata in libreria: ripiani aperti permettono di ospitare volumi e sorgenti luminose, integrando praticità e narrazione del luogo.
La cucina e gli arredi su misura
La cucina, disegnata da Bonobo Affair, occupa appena 3×2 metri ma include lavatrice e soluzioni mobili: il forno è montato su ruote e funge da tavolino spostabile, pensato per chi ama consumare pasti davanti alla TV o spostare l’area di servizio secondo necessità.
Accanto al tavolo da pranzo — chiamato in progetto “gamba de legn” — la gamba in legno recuperato è stata lavorata con tecniche di falegnameria tradizionali per sostenere il carico con eleganza. L’elemento richiama la storia locale e il riuso intelligente dei materiali.
Un’installazione lignea chiamata Robinia è stata ricavata da un albero caduto durante una tromba d’aria: il tronco è stato pulito, essiccato e trattato contro tarli e umidità prima di essere integrato come elemento decorativo e funzionale.
Camere, dettagli e pezzi unici
In camera da letto è rimasto l’armadio originale, ridipinto in bianco per aggiornarne l’estetica senza cancellarne l’impronta storica. Il pavimento, a graniglia di marmo degli anni ’60–’70, è stato mantenuto mentre nella zona giorno è stato posato un gres porcellanato più moderno.
Tra gli arredi spiccano progetti della bottega re.rurban, come la sedia ‘Andre’ — concepita unendo due elementi di recupero in un’unica forma — e il comodino ‘Sergio’, realizzato in collaborazione con Antonello Fusè, con luce integrata e un piano in vetro che lascia spazio a una pianta incassata.
Altri tocchi personali includono skateboard usati come mensole all’ingresso — ricordi di infanzia del proprietario — e una consistente collezione di sneakers da basket degli anni ’80/’90, che convivono con le soluzioni di arredo.
Bagno e finiture naturali
Anche il bagno esprime l’approccio al riuso e al materiale vivo: una lampada sperimentale realizzata con muschio stabilizzato dialoga con oggetti di design trasformati in elementi decorativi, frutto di collaborazioni con brand e studi indipendenti.
Il progetto è un esempio pratico di come combinare risparmio, recupero e sensibilità progettuale per dare nuova funzione a residui e imprevisti della storia edilizia locale.
Perché questo intervento conta oggi
In un’epoca in cui costi energetici e pressioni ambientali spingono a ripensare l’abitare, il restauro di questa cascina mostra soluzioni replicabili: mantenere parti storiche, prediligere il riciclo e investire in pezzi su misura può contenere i costi e ridurre l’impatto ambientale. È un modello utile per chi cerca alternative sostenibili al rinnovamento totale.
Foto: Thomas Pagani
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