Un nuovo filone d’indagine fiscale ha riportato Amazon sotto i riflettori in Italia: la Procura di Milano ha disposto perquisizioni nella sede milanese del gruppo e nelle abitazioni di alcuni dirigenti, mentre sono stati ispezionati anche gli uffici di consulenti coinvolti. La rilevanza è immediata: la vicenda arriva dopo un accordo da oltre 500 milioni chiuso a fine 2025 e potrebbe avere conseguenze per il modo in cui le multinazionali dichiarano redditi e imposte nel Paese.
Le attività investigative, coordinate dalla Procura di Milano e svolte dalla Guardia di Finanza, riguardano presunte irregolarità fiscali nel periodo 2019-2024. Oltre alle sedi aziendali, sono state perquisite le abitazioni di sette dirigenti e gli uffici della società di consulenza Kpmg, chiamata a fornire chiarimenti su pareri professionali legati alle operazioni sotto esame.
Cosa viene contestato
Al centro dell’inchiesta c’è la controllata lussemburghese Amazon EU Sarl e, secondo gli atti investigativi, la sua direttrice risulterebbe indagata per omessa dichiarazione dei redditi. I magistrati ipotizzano che il gruppo avesse in Italia una stabile organizzazione non dichiarata già prima dell’agosto 2024, data in cui Amazon aveva avviato un percorso di «cooperazione fiscale» con l’Agenzia delle Entrate.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel 2024 sarebbero stati licenziati e poi riassunti 159 dipendenti provenienti da un’altra società del gruppo, una manovra che la Procura ritiene servita a ridefinire l’assetto giuridico senza modificare sostanzialmente l’attività svolta in Italia.
- Periodo indagato: 2019–2024.
- Soggetti coinvolti: Amazon EU Sarl, dirigenti aziendali e, su richiesta degli inquirenti, Kpmg (non indicata come indagata).
- Profilo contestato: omessa dichiarazione dei redditi e presunta esistenza di una stabile organizzazione non dichiarata.
- Operazioni sotto esame: riorganizzazione del personale e cambiamenti nella struttura legale delle società italiane del gruppo.
- Precedente recente: a dicembre 2025 Amazon ha corrisposto circa 510 milioni di euro per chiudere una controversia fiscale; altre società del gruppo hanno versato ulteriori 212 milioni.
Implicazioni pratiche
La qualificazione di una presenza aziendale come stabile organizzazione cambia radicalmente la base imponibile imponibile in Italia: se riconosciuta, comporta il pagamento di imposte su redditi attribuibili all’attività svolta sul territorio. Per le imprese tech e per le autorità fiscali questo caso rappresenta un banco di prova sulle pratiche di pianificazione fiscale internazionale.
Per i consumatori e i lavoratori gli effetti immediati sono limitati, ma non trascurabili: le verifiche possono prolungarsi nel tempo e influenzare contratti, rapporti di lavoro e affidamenti a società terze. Sul piano professionale, la presenza di consulenti coinvolti sottolinea l’attenzione anche verso chi fornisce pareri tecnici sulle strutture societarie transnazionali.
Cosa potrebbe succedere
Le indagini possono portare a diversi esiti: un’archiviazione, l’apertura di un procedimento penale con capo d’imputazione formale, o una nuova trattativa transattiva con il fisco. Ogni fase richiede tempo e documentazione e, qualora emergessero irregolarità rilevanti, sono possibili sanzioni economiche e rettifiche fiscali retroattive.
Resta da vedere come evolverà il quadro istruttorio e se la Procura disporrà ulteriori atti probatori. Nel frattempo, la vicenda riaccende il dibattito su trasparenza fiscale e responsabilità delle grandi piattaforme nei mercati europei.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.