Un’artista tessile e la sua famiglia hanno lasciato la città per trasferirsi vicino alla costa atlantica: il risultato è una casa pensata per vivere, creare e contenere un laboratorio privato senza sforare il budget. Qui, materiali semplici e pezzi recuperati convivono con scelte progettuali studiate per sfruttare luce e paesaggio, rendendo l’abitazione funzionale sia alla vita famigliare sia all’attività creativa della proprietaria.
- Chi abita: Julie Oili (artista tessile), il marito Benjamin (rappresentante nell’edilizia) e i loro figli Tom (16) e Martin (19)
- Dove: Comune nei pressi di Guérande, area costiera vicino a Nantes
- Superficie: 185 m²
La coppia ha scelto il lotto per l’esposizione solare, per la vista sui campi e per i pini che Julie sognava nel giardino. Per contenere i costi hanno privilegiato soluzioni durevoli ma economiche: una struttura in cemento completata da un rivestimento in legno di pino trattato esternamente e finiture essenziali.
L’ispirazione estetica viene dalle tradizionali salorge locali — i magazzini neri usati per il sale — e si traduce in due volumi cubici tinti di scuro, ciascuno con una terrazza ma destinati a funzioni diverse. La scelta cromatica e volumetrica semplifica l’impatto visivo e valorizza i contrasti tra interno ed esterno.
Interni: materiali naturali e pezzi con storia
La distribuzione degli spazi privilegia le aree private, con soluzioni pensate per rispettare la quotidianità di genitori e ragazzi. L’altezza della casa ha consentito infine la realizzazione del sogno di Julie: un laboratorio che occupa l’attico e diventa cuore della sua attività creativa, Lindigo Weaving.
In sala da pranzo spicca un grande tavolo di seconda mano affiancato da sedie di design, mentre una sospensione d’autore accompagna lo sguardo. La cucina è su misura, realizzata con legno riciclato proveniente da granai canadesi; gli sgabelli Tolix segnano il bancone e un lucernario illumina il piano di lavoro ora in zinco, in previsione della sostituzione con una superficie più resistente come il Dekton.
Nel soggiorno una parete scura nasconde la stufa e amplifica la profondità visiva: per bilanciare le proporzioni è stata inserita una libreria imponente, ricavata da legno di recupero belga. La stufa a pellet fornisce il riscaldamento con costi contenuti, circa 30 euro al mese, secondo la proprietaria.
Fibre, tessuti e pezzi trovati
Julie ama mescolare pezzi con una storia: il divano Vizir di Caravane è stato restaurato con tessuti vintage dal Mali, i tappeti arrivano da Marrakech e diversi elementi provengono da mercatini o ricondizionamenti. Ingressi e terrazze ospitano oggetti riadattati — come una lampada ricavata dal cerchio metallico di una botte — che raccontano viaggi e recuperi creativi.
- Materiali chiave: pino trattato, legno riciclato, cemento a vista, zincature in cucina, parquet in rovere
- Elementi recuperati: tavolo di seconda mano, libreria in legno riciclato, tappeti marocchini, mobili restaurati
- Finiture sostenibili: seagrass (fibre naturali) nella camera padronale, arredi fatti a mano
Il laboratorio e il metodo di lavoro
L’attico è il vero spazio produttivo: un grande tappeto Beni M’rirt, un tavolino di recupero e telai su cui Julie lavora dalle otto alle dieci ore al giorno. Le sue creazioni nascono spesso da suggestioni legate a materiali particolari — rafia, lustrini, lane — e procedimenti che alternano filatura, intreccio e nodi come per i tappeti tradizionali.
Una produzione ambiziosa: una singola installazione di grandi dimensioni può richiedere settimane e consumare decine di chili di lana. Accanto al laboratorio, uno spazio funge da magazzino e area spedizioni, con scatole e imballi preparati per l’attività online.
Scelte locali e artigianato
Molte soluzioni interne sono state affidate a artigiani della zona: la cucina e la libreria sono state realizzate su misura da un falegname locale, e un fabbro ha creato un semplice ma efficace appendiabiti usando corda di canapa e tubo d’acciaio. L’approccio è pratico, con attenzione al riciclo e alla permanenza degli oggetti nel tempo.
Esternamente, terrazze e angoli all’ombra dei pini sono pensati per essere vissuti: panche con cuscini, un braciere per le sere fresche e lettini d’epoca completano gli spazi di relazione, offrendo luoghi dove leggere, ricevere ospiti o semplicemente osservare i campi.
Questa casa racconta di una scelta di vita — abbandonare la città per dedicarsi all’arte e alla famiglia — e di come si possa conciliare estetica, praticità e sostenibilità anche con risorse limitate. Il progetto dimostra come il ricorso al recupero, a materiali naturali e alla collaborazione con artigiani locali possa generare ambienti caldi, funzionali e personalmente significativi.
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Esperto nel settore immobiliare, Marco Esposito guida i lettori nella comprensione delle tendenze del mercato italiano. Grazie ai suoi consigli pratici, individua le migliori opportunità d’investimento nel settore.