La Lega Serie A ha indicato oggi Giovanni Malagò come candidato alla presidenza della FIGC durante l’assemblea tenuta a Milano: la maggioranza dei club ha espresso sostegno, ma due società si sono sottratte alla sottoscrizione. La scelta riapre il confronto sul quadro regolamentare del calcio italiano e potrebbe spostare il dibattito dalle persone alle regole che governano il sistema.
- Lega Serie A ha proposto la candidatura di Giovanni Malagò.
- Su 20 club presenti, **18 hanno appoggiato** la candidatura; Lazio e Verona non hanno firmato il documento di sostegno.
- Non è stata effettuata una votazione formale: le due società si sono astenute dalla sottoscrizione, non hanno espresso un «no» politico alla persona.
- Il motivo della riserva riguarda il metodo normativo che regola lo sport professionistico, richiamando una disciplina risalente al 1981.
L’assenza di un voto palese trasforma la questione in una scelta di metodo più che in un rifiuto personale: la mancata firma da parte di Lazio e Verona è stata motivata come una protesta procedurale e non come un giudizio sulla figura di Malagò, ex presidente del CONI.
Perché il metodo normativo è al centro della contesa
Le critiche sollevate dalle due società non si concentrano sul candidato ma sul sistema normativo che disciplina il calcio professionistico in Italia. Il riferimento è alla normativa storica che ancora struttura ruoli, poteri e rapporti tra enti sportivi e istituzioni: alcune squadre chiedono un confronto sulla governance prima di impegnarsi su nomi e incarichi.
La questione è tecnica ma ha implicazioni concrete: se il voto di fiducia a una candidatura dovesse dipendere dall’avvio di una revisione regolamentare, le tempistiche per il rinnovo della dirigenza FIGC potrebbero allungarsi. Inoltre, il tema riguarda l’equilibrio dei poteri tra club, Lega e federazione, con possibili ripercussioni sui regolamenti interni e sulle relazioni con gli organi istituzionali.
Cosa potrebbe succedere adesso
Non essendosi consumata una bocciatura formale, la candidatura resta in campo; tuttavia la mancata sottoscrizione pone alcune variabili aperte:
- Avvio di un confronto interno sulla revisione delle norme che regolano il professionismo sportivo;
- Possibilità di negoziazioni tra le parti per trovare un’intesa che concili riforme e sostegno al candidato;
- Ritardi nella formalizzazione della candidatura, qualora la discussione sulle regole diventi prioritaria.
Per ora la partita è soprattutto politica: la maggioranza dei club ha espresso appoggio, ma due società hanno scelto di segnalare la propria dissidenza sul piano procedurale. Nei prossimi giorni sarà utile osservare se la questione normativa verrà affrontata con proposte concrete o rimarrà un motivo di protesta simbolica.
Che cosa seguire
Gli elementi da monitorare nelle prossime settimane sono chiari: eventuali incontri tra Lega e club dissidenti, l’eventuale calendarizzazione di una votazione ufficiale per la candidatura, e ogni proposta di intervento sul quadro giuridico del calcio professionistico. Queste mosse determineranno non solo l’esito della corsa alla presidenza FIGC, ma anche il percorso di riforma della governance sportiva in Italia.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.