Michael Anastassiades al centro della scena a Maison & Objet: nominato designer dell’anno

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Appena premiato nel circuito del design, il protagonista di questa intervista racconta perché la luce rimane al centro del suo lavoro e cosa significa oggi progettare oggetti che durino. Le sue lampade puntano su forme essenziali, interazione e materiali autentici: elementi che influenzano come viviamo gli spazi domestici e pubblici.

Un linguaggio costruito per sottrazione

Il designer descrive il suo metodo come un lavoro di eliminazione: togliere il superfluo fino a far emergere l’idea principale. Questa scelta non è estetica fine a sé stessa, ma un modo per rendere l’oggetto più comprensibile e coerente nel tempo.

Dietro la semplicità formale c’è una sfida progettuale: mantenere la funzione e la personalità senza ricorrere a elementi decorativi inutili. Secondo lui, è in quella sottrazione che si riconosce il valore di un prodotto.

Oggetti che invitano a toccare e scoprire

Alcuni suoi progetti mettono al centro l’esperienza d’uso. Un diffusore-sonoro per Bang & Olufsen, ad esempio, nasconde tecnologia e comandi nella purezza della silhouette: l’avvicinamento dell’utente attiva indicatori luminose che rendono l’interazione immediata.

Il suo primo pezzo — concepito subito dopo gli studi nel 1993 — era già una proposta pratica e sperimentale: una tazza che poteva registrare e riprodurre messaggi vocali, trasformando un oggetto quotidiano in un dispositivo di comunicazione domestica.

La svolta professionale e le collaborazioni

Il 2007 segna una cesura nella sua carriera: la nascita del proprio marchio ha aperto la strada a produzioni autonome e a collaborazioni più libere. Da quel momento, i progetti sono stati accompagnati da una crescita esponenziale di commesse e partnership con aziende rinomate.

Tra i momenti più significativi c’è il rapporto con Flos, che gli ha affidato una collezione lasciandogli ampio margine creativo; da lì le proposte si sono moltiplicate e il suo linguaggio si è consolidato nel mercato internazionale.

  • Minimalismo funzionale: forme essenziali per comunicare immediatamente la funzione.
  • Interazione: dispositivi che stimolano l’attenzione e l’uso consapevole.
  • Materiali autentici: predilezione per ottone, rame, acciaio e legno.
  • Durabilità: prodotti pensati per durare oltre le mode del momento.
  • Collezione Mobile Chandeliers: lavoro decennale raccolto in una singola installazione.

Un’installazione che racconta un percorso

Alla recente edizione di Maison & Objet ha riunito 16 lampade di una stessa famiglia progettuale, per mostrare in sequenza l’evoluzione delle sue idee. L’insieme è stato concepito come un’esperienza sensoriale, dove la luce definisce atmosfere e ritmi dello spazio.

Questa operazione di “mettere insieme” non è solo espositiva: serve a chiarire come un linguaggio progettuale possa trasformarsi gradualmente senza perdere coerenza.

Tecnologia, qualità della luce e responsabilità

Il passaggio alle sorgenti a LED ha cambiato radicalmente il settore, ma non tutti gli effetti sono stati positivi, avverte il designer. L’iniziale predominio di tonalità fredde e standardizzate ha limitato la gamma espressiva dell’illuminazione, anche se la tecnologia continua ad affinarsi.

Per lui il vero progresso sarà raggiungere una luce che unisca efficienza, resa cromatica superiore e longevità, evitando prodotti pensati solo per il consumo rapido.

Perché tutto questo conta oggi

In un momento in cui casa e ufficio sono sotto nuova interpretazione, progettare luci che creino rituali sensoriali, durino nel tempo e usino materiali sostenibili non è solo un esercizio estetico. È una risposta concreta alle esigenze di qualità della vita e responsabilità ambientale.

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