Private equity internazionale: Altaroc avvia acquisizioni in Italia su grandi patrimoni

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Altaroc apre una filiale a Milano per portare agli investitori privati l’accesso a strategie internazionali di private equity che fino a oggi erano riservate soprattutto a grandi istituzioni. La mossa risponde a una domanda crescente in Italia per strumenti alternativi e consulenze più sofisticate nella costruzione dei portafogli.

Fondata nel 2021, la piattaforma europea Altaroc arriva in Italia dopo un rapido sviluppo sui mercati continentali. I fondatori, Maurice Tchenio e Frédéric Stolar, hanno costruito un’organizzazione che oggi gestisce e consiglia asset per un ammontare complessivo vicino ai 3 miliardi di euro e impiega circa 70 professionisti dedicati al segmento del private equity.

La nuova sede milanese sarà guidata da Barbara Galliano, manager con quasi tre decenni di esperienza nel settore dell’asset e wealth management, maturata anche in contesti internazionali come Natixis Investment Managers. La presenza locale punta a consolidare relazioni con wealth manager, family office e banche private.

  • Offerta: soluzioni “chiavi in mano” costruite aggregando gestori globali selezionati in base a performance e qualità di processo.
  • Focus strategico: allocazioni su strategie di growth e leveraged buy-out, con un portafoglio di circa venti manager top-quartile.
  • Obiettivo per l’Italia: supportare la diversificazione dei patrimoni privati attraverso strumenti tipicamente accessibili agli investitori istituzionali.

Perché oggi

L’ingresso in Italia coincide con una fase in cui molti consulenti e clienti privati cercano alternative alle tradizionali obbligazioni e azioni, soprattutto per migliorare la resilienza dei portafogli a lungo termine. L’offerta di Altaroc risponde a questa domanda fornendo accesso selettivo a gestori con track record consolidati.

Secondo i promotori, la piattaforma ha già relazioni con centinaia di società di consulenza indipendente e migliaia di clienti privati in Europa; l’estensione in Italia mira a replicare quel modello di distribuzione adattandolo alle reti locali.

Implicazioni per consulenti e investitori

L’arrivo di una piattaforma strutturata su modello istituzionale può semplificare il lavoro dei consulenti, offrendo prodotti standardizzati e processi di due diligence centralizzati. Tuttavia, è essenziale che chi valuta queste soluzioni consideri aspetti come la liquidità ridotta, orizzonti di investimento pluriennali e meccaniche di commissioni diverse rispetto ai fondi tradizionali.

Per i wealth manager la novità è soprattutto la possibilità di integrare strategie alternative in portafogli private con supporto operativo e tecnologico esterno, mentre i family office potrebbero sfruttare l’accesso a gestori internazionali senza dover costruire internamente le capability di selezione.

In sintesi, l’apertura a Milano rappresenta un passo concreto verso la diffusione del private equity tra gli investitori privati italiani, ma richiede attenzione alla selezione dei prodotti e alla comunicazione della dimensione temporale e dei rischi associati.

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